giovedì 21 novembre 2013

"L'educazione cattolica", di Neri Pozza

L'educazione cattolica
di Neri Pozza
Angelo Colla Editore, 2012


Il libro contiene due romanzi che si snodano tra autobiografia e memoria storica: nel primo, L’ultimo della classe, lo sfondo degli accadimenti della prima guerra mondiale si intreccia ai ricordi biografici delle prime esperienze scolastiche del protagonista, accompagnate dalle vicende familiari.
 La formazione scolastica di Salvatore, il protagonista, viene a coincidere con l’attraversamento di un mondo che, rispecchiando l’ideologia dominante, tende a imporre ai giovani studenti un modello culturale indiscutibile e retorico. Raccontare gli anni scolastici, dall’infanzia all’adolescenza è per lo scrittore anche l’occasione di indagare, testimoniando attraverso la propria esperienza, un preciso momento della cultura italiana, le complesse dinamiche di un’educazione.
Una scuola che tende ad imporre quindi modelli letterari precisi e a cui il giovane studente non aderisce con entusiasmo: Carducci, Alfieri, Mazzini, De Amicis tra questi.
Presto il protagonista, bocciato al ginnasio, abbandona l’esperienza scolastica pubblica per entrare a lavorare in un laboratorio artigianale di mobili. Una successiva e miglior sistemazione lavorativa e un’indipendenza economica gli permetteranno comunque di frequentare una scuola di disegno serale e di specializzarsi come artigiano, esperienze che saranno rilevanti nel suo percorso di formazione successiva.
Nel secondo racconto, L’educazione cattolica, fin dal titolo, l’autore evoca il particolare binomio culturale caratteristico di tutte le comunità prevalentemente rurali. Il Veneto è un luogo, a quel tempo tra il 1914 e il 1934, dove ancora lo spazio e il tempo sono segnati e scanditi dai ritmi e dai rituali delle due  pratiche più antiche nella storia dell’uomo: il lavoro e il culto religioso.
In special modo sarà la zia Lieta, una donna dalle radicate convinzioni religiose, a creare nel protagonista un’avversione per il credo e le pratiche religiose a cui è particolarmente legata la donna. La frequentazione dei luoghi del culto, (Monte Berico in particolare) il linguaggio e i racconti della dottrina, la confessione e la stessa figura del sacerdote, aprono un nuovo capitolo nell’educazione estetica, etica e sentimentale del ragazzo, a volte per lui incomprensibile: un clericalismo troppo tradizionale che il protagonista percepisce ovunque come un’adesione troppo passiva alla religione cattolica.
  L’autore ha saputo rappresentare anche attraverso l’accostamento con l’irriverenza dello spirito tipico adolescenziale, le credenze della fede popolare; nel prosieguo della vicenda, sarà proprio la stessa fede però l’ultimo appiglio a cui tenderà la mano il protagonista, nella ricerca di una giustizia e speranza di una grazia divina in favore di una persona comunque amata.

Mariangela Lando

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