lunedì 4 novembre 2013

#CriticaNera: Operazione Madonnina. Milano 1973



Operazione Madonnina. Milano 1973
di R. Besola - A. Ferrari - F. Gallone
F.lli Frilli Editore, 2013


Milano, 1973. Qualcosa di più che un semplice sottotitolo. Il 1973 è l'anno che segna l'inizio della prima grande crisi economica del dopoguerra, crisi energetica e austerity su cui ci si mise una pezza. Ma le conseguenze di quella pezza, come un boccone indigesto, sono tornate su, sul gozzo, nella crisi che stiamo vivendo oggi, nel 2013. E Milano, una città che in quel '73 inizia forse a sentire i sintomi di quella metamorfosi che si concretizza negli anni '80: la Milano da bere, l'esplosione di un ottimismo fondato su un nulla di mattoni e réclame.
Una Milano, quella di Operazione Madonnina, invernale e grigia, nebbiosa, misteriosa e che non ha nulla da invidiare alla Barcellona di Pepe Carvalho o alla Genova di Bacci Pagano. Una città la cui geografia diventa un elemento centrale nel testo, dove ogni capitolo si apre specificando il luogo, una via, una piazza, un bar, in cui si svolge l'azione.
Su questo scenario storico-ambientale si dispiegano le vite di tre personaggi che potremmo definire con tre stereotipi: Angelo il terùn, Lorenzo il gagà e Osvaldo la vecia Milàn. Tre cliché ben studiati, tre personaggi perfettamente costruiti, tre figure magistralmente amalgamate. Accanto a loro, una galleria di personaggi minori che rendono il noir a sei mani edito da Frilli una vera chicca nel panorama del genere poliziesco italiano: i fratelli Bassi, un fantomatico gangster nostrano detto l'Americano, il Pecòla, il commissario paranoico Malaspina, il reduce di guerra Mike e, soprattutto, il superstizioso cronista di nera del Corriere della sera, Lazzati, detto Fernet.

La narrazione si apre nel 1959 quando Angelo, Lorenzo, Osvaldo e il Pecòla lavorano nei cantieri della metropolitana milanese. La morte di un quinto compagno, a cui fanno indossare le imbragature di sicurezza solo quando è già cadavere, per far sì che la moglie riceva almeno la pensione, li unisce in un legame, anche quando le loro strade si dividono per poi riunirsi nel 1973 in occasione della morte del Pecòla. Il destino vuole che in quel momento Osvaldo abbia dei grossi guai economici con la sua osteria, Angelo perda il lavoro come fioraio e Lorenzo sia sommerso dai debiti di gioco; Milano, città frenetica che pare non dormire mai, li sta fagocitando come un tritarifiuti. Decidono così di vendicarsi del destino loro avverso e studiano un colpo alla I soliti ignoti: rubare la Madonnina.

Il piano viene messo a punto in un succedersi di situazioni comiche e surreali degne del celebre film di Mario Monicelli. E ai tre disgraziati si unisce poi Mike, un elicotterista della Seconda Guerra Mondiale, che è ancora convinto di dover combattere contro i crucchi cattivi. Il tutto in una Milano a un punto di svolta, raccontata dalla penna sagace di Fernet che accompagna l'amico commissario Malaspina nelle sue paranoie, convinto quest'ultimo che Angelo, Lorenzo e l'Osvaldo siano stati assoldati dall'Americano per farlo fuori.
Come da tradizione, il colpo fallisce e come da tradizione i tre protagonisti riescono a farla franca.

Due tram storici si incrociano nei pressi di Parco Sempione.
Milano, inverno 2013.
Foto di Laura Torre.
Due sono gli aspetti che possono dare un tono particolare a Operazione Madonnina. Il primo è la presenza del bar come luogo centrale della vita milanese. Tradizione che in parte si è persa, ma in parte no, visto che, come ci informa Luca Crovi nella postfazione, il romanzo fu concepito proprio al tavolo di un bar, il Joker's di via Colonna. Il secondo aspetto è l'uso magistrale del milanese, che non solo ricorda un'epoca in cui ancora si parlava il dialetto a Milano, ma dà la giusta cifra a ciascuno dei personaggi.
I due elementi si fondono nel nome del bar frequentato da Fernet tra una notizia e l'altra, il Bar Lafùs: in milanese barlafus significa «qualcosa di inutile» e per estensione «persona incapace». Un povero disgraziato, insomma, come i tre strambi protagonisti di questo romanzo che nella loro semplicità, senza pretesa alcuna se non quella di divertire, offrono uno spaccato preciso del nostro Paese e della sua capitale morale, Milano.

Operazione Madonnina probabilmente non rientra esattamente nella categoria noir, mancando di alcuni elementi fondamentali, primo fra tutti l'inchiesta. Ciononostante, conserva del genere la straordinaria capacità di dipingere la realtà, accostando il bello e il brutto, l'onesto e il disonesto, l'alto e il basso. Perché l'essere umano è, nel suo profondo, l'uno e l'altro, portando dentro di sé nobiltà d'animo e un'innata propensione alla distruzione, che a Milano sembra trovare terreno particolarmente fertile: 
Li hanno gabbati a tutti fino a quel giorno lì e Osvaldo per la prima volta prova un odio profondo per quel catino di cemento e menzogne che è diventata la sua città. Milano che ormai è amara come un bicchiere di olio di ricino. (194)

0 commenti: