giovedì 24 ottobre 2013

Scoprire le fiabe ebraiche

Fiabe ebraiche. In viaggio verso la terra d’Israele
a cura di Alvise Vianello
Milano, Giunti, 2007
sesta ristampa, pp. 240.

Questo è un racconto che ho appreso da mio padre che lo ha appreso da mio nonno, che lo ha appreso da mio bisnonno e così via, fino ai tempi di cui solo i giusti hanno memoria. Quando mio padre arrivò in terra d’Israele disse a sua moglie: “Ecco il luogo che non abbiamo mai lasciato. Ecco la terra che abbiamo sempre abitato. (Fiabe ebraiche, cit., p. 211).

Il volume curato da Alvise Vianello raccoglie quaranta racconti popolari suddivisi in cinque viaggi  in cui ogni itinerario, ad iniziare dai luoghi di partenza, Mosca, Amsterdam, Delhi, Saragozza e infine Aden, conduce il lettore alla meta finale che è sempre Gerusalemme.
Si tratta di un lungo viaggio tra le tradizioni ebraiche, memorie e testimonianze trasmesse da una generazione all’altra da anziani uomini e donne d’Israele, cinque itinerari che ripropongono un viaggio a ritroso, a tratti difficile e avverso, un percorso ascendente verso Gerusalemme di ognuna di queste tradizioni, accomunate dall’appartenenza alla cultura religiosa, in particolare alla Torah; una letteratura in cui si cerca di svelare il significato estrinseco di racconto popolare.
      La fiaba, infatti, è strettamente legata al contesto culturale e sociale da cui sorge e si tramanda: se la letteratura popolare è sfuggita finora ad un disegno storico unitario e complessivo che ne seguisse il corso in linea parallela e intrecciata con la storie della letteratura europea, questo volume ha il pregio di regalare al lettore una visione organica che, partendo dalle tradizioni dell’ebraismo come patrimonio di conoscenze pertinente al popolo e alla cultura che parte da lontano, ci propone racconti da leggere soprattutto attraverso una chiave simbolica risolutrice: spesso infatti le fiabe «riflettono l’aspirazione a una qualche assicurazione di salvezza» (Ivi, p. 16)  avviata dalle comunità ebraiche.  
      Le proposte narrative, inserite nel volume, contengono tutti gli elementi tipici fiabeschi: un protagonista-eroe che varia a seconda dello scopo comunicativo e che spesso, in queste fiabe, non ha una connotazione sociale definita, ma può essere “il mercante ebreo, il saggio ebreo, l’interprete di sogni, l’ebreo giusto, il contadino ebreo, il filosofo ebreo, il carpentiere ebreo o l’ebreo amante dello studio; altri personaggi che ruotano attorno alle vicende sono: un re o un sultano che vive in un antico regno non precisato, una figlia  che spesso è nubile e l’antagonista  (il sovrano stesso,  la matrigna,  il rabbino, o il cattivo saggio, o altri personaggi chiave della narrazione).
       Il racconto si sviluppa e si dipana grazie alle difficoltà legate al superamento di alcune prove che il protagonista deve affrontare, e soprattutto rileviamo la presenza costante di un elemento magico che aiuta l’eroe nel raggiungimento dello scopo e del lieto fine.
    Questi racconti trasmettono, attraverso i secoli, l’impronta di un dialogo, a tratti mancato, ma sempre fortemente esistito e vivo tra ebrei e cristiani; un itinerario connotato da grandi divergenze ma anche da una devozione  verso le proprie radici culturali e religiose; un viaggio attraverso tangenze storiche e letterarie che appartengono molto alla storia dell’ebraismo e che rinviano anche alle tradizioni consolidate del cristianesimo, le quali proiettano il lettore in un viaggio storico e metaforico in cui spesso si avverte un sorprendente e inatteso scambio di ruoli tra i personaggi della fiaba: se, ad esempio, nel racconto intitolato Il figlio musicista il giovane protagonista riuscirà a riscattarsi e a riconquistare la fiducia del padre severo e a modificare le radicate convinzioni e consuetudini ebraiche, grazie alla propria passione verso la musica, in altri racconti è invece il padre ad assumere un ruolo salvifico nei confronti della famiglia.
      Si tratta di racconti in cui spesso il fine morale predomina sugli aspetti più strettamente fiabeschi, e in cui spesso la fiaba popolare ha il delicato ruolo di smuovere ciò che è stato purtroppo  identificato e cementato durante il corso degli anni: l’interpretazioni di fatti e la formulazione di giudizi nati o creati in corrispondenza dei criteri ideologici del tempo hanno consolidato convinzioni morali, politiche, sociali e soprattutto religiose rimaste poi radicate nel tempo.
     Questo volume, attraversando geograficamente numerosi paesi, si presenta come viaggio che possiamo elevare a teorema letterario; come accennava Italo Calvino in Le città invisibili,
 «A Melania ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo: il soldato millantatore e il parassita uscendo dalla porta s’incontrano con il giovane scialacquatore, il padre avaro sulla soglia fa le ultime raccomandazioni alla figlia amorosa […] con il passare del tempo  anche le parti non sono più esattamente le stesse di prima.[…] Chi s’affaccia alla piazza in momenti successivi sente che d’atto in atto, il dialogo cambia». (I. CALVINO, Le città invisibili, Milano, Mondadori, 2002, pp. 80-81).
 È ciò che auspichiamo per il futuro; un dialogo aperto e  vivo tra i popoli, proiettato (forse) al cambiamento.





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