lunedì 14 ottobre 2013

Il Salotto - Intervista a Pier Bruno Cosso


A Sassari, il 25 settembre le Messaggerie Sarde di Tiziana Marranci hanno ospitato una bell'incontro con l'autore Pier Bruno Cosso e il suo Giorno della tartaruga, uscito da poco per le edizioni di Paralello45. La professoressa Mena Pipicelli e il bravissimo attore Antonello Unida hanno aiutato i presenti a entrare nella Sardegna di questo romanzo, dove si riconoscono tanti posti (Sassari, Alghero, Benetutti), ma com'erano nel 1985. Un romanzo storico? No, tutt'altro. Al protagonista del romanzo, scontento della vita di tutti i giorni, accade ciò che tutti vorremmo (pur temendolo un po'): tornare indietro nel tempo, proprio nel 1985, ma con la consapevolezza del presente, e poter rivivere incontri, circostanze e scelte di vita, con la possibilità di alterare il corso della propria vita. Non sono però tutti vantaggi, e il nostro protagonista se ne accorgerà molto presto.
Le curiosità erano molte, troppe da chiedere dopo la presentazione. Così Pier Bruno ha accettato di raccontarci un po' del suo romanzo e di sé per il nostro "Salotto".


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Quando e come è nata l’idea del tuo romanzo?
Forse l’idea di un romanzo non nasce, c’è l’hai dentro da molto, accumulando sensazioni e visioni che alla fine non puoi più contenere, e le devi raccontare, srotolare come un gomitolo da cui tiri un capo per stendere un filo lungo tutta una storia.
Nel Giorno della tartaruga il filo parte dal peso di tutte le cose andate di sghembo. Col sogno impossibile di poter recuperare, non per rimediare, ma per poter comprendere. Tornare indietro nel passato come un percorso surreale di analisi, forse non cambi niente, ma sicuramente ti puoi assolvere. E’ il sogno di tutti: azzerare ogni cosa storta e ripartire leggeri. Via dal fondo dello scafo tutta l’acqua imbarcata onda dopo onda, e ripartire agili ancora per la stessa rotta. Con la speranza che se incontri la tua anima, puoi giocarti una seconda chance.

Io credo in questa speranza. E la forza del romanzo, forse, sta proprio nel rendere credibile quello che invece è incredibile. E far pensare al lettore che forse “si può”.

Fin dall’inizio hai pensato di ambientare il momento “magico” del viaggio nel tempo a Benetutti nel 1985? Perché proprio in questo paese della Sardegna?
Le prime due pagine sono l’unico episodio autobiografico del libro. Veramente ho trovato un posto di blocco dei carabinieri, in una strada desolata, proprio prima di Benetutti, e realmente l’agente mi ha chiesto, un po’ complice, cosa ci facessi lì.
Trovarci così, due mondi distanti, che si sfiorano al centro di una desolazione sconfinata, mi ha dato una sensazione molto forte. Senti la vita che pulsa come una piantina abusiva che si fa largo tra le crepe dell’asfalto, ed ho pensato subito che sarebbe stato l’inizio di una bella storia da raccontare.
C’erano condensati tutti gli elementi che cercavo dentro di me, e un posto reso magico dalla solitudine. Perché la vera Sardegna è solitudine. La nostra bella Isola non è sempre sole, spiagge affollate e mare caraibico. E’ decine e decine di chilometri di curve e valli desolate, aspre di lentischio; è vento incalzante, teso o a raffiche, ma che tutti i giorni ti sussurra o ti grida il suo senso di solitario, di magico.

Quali aspetti del 1985 hai trovato interessanti per la tua narrazione?
Com’era facile, allora, cambiare lavoro… Trovare lavoro! A leggerlo ora sembra che un periodo così non sia mai esistito, ma era un bel ricordo. Come l’interno di un  bar; lo stesso bar, venticinque anni prima, o negli anni attuali. Nelle pagine del libro il salto è stridente, mentre nella realtà la differenza l’abbiamo diluita in tanti anni. Così diventa più evidente quel chiassoso fare gruppo di prima, rispetto a quell’individualismo solitario che è più facile incontrare ora. I contatti umani forse erano meno… distratti. Intendiamoci, nessuna nostalgia, è fantastico essere proiettati al futuro con tanta energia come ora. Il tuffo nel 1985 è solo una foto d’epoca che ci deve richiamare un ricordo, suscitare un’emozione, di qualcosa che ci appartiene, e che ci ha portato ad essere quello che siamo adesso.  
P.B. Cosso e A. Unida

Divertimento, ma anche tanta riflessione. Si capiva anche dalla lettura del bravissimo attore Antonello Unida alle Messaggerie Sarde (e pensare che di giorno lavora in banca!) che il tuo protagonista riesce a passare dal sorriso aperto al sorriso amaro di un uomo che si è guardato vivere per tanto tempo. Se fosse concesso anche a te di tornare indietro nel tempo, cambieresti qualcosa del tuo romanzo?
Grazie, bella considerazione, e bellissima domanda. Di getto ti risponderei che non cambierei niente. Ci ho lavorato un anno e mezzo cercando di calibrare scelte razionali ed emotive, ed il risultato sarà pure discutibile, ma è sicuramente, immancabilmente ed esattamente al centro dell’idea che volevo esprimere, per cui non cambierei niente. Ma uno scritto, tu lo sai molto bene, è l’espressione, la voce, degli umori, delle sensazioni che l’autore attraversa in quel preciso momento della sua vita. E penso che per chiunque scrivere la stessa storia un anno dopo, o tre anni prima, comporterebbe delle tinte ben diverse.  

Si capisce da come scrivi che sei un accanito lettore. Cosa ne pensi della rinascita della letteratura sarda di questi ultimi anni?
Ne penso tutto il bene. Sono orgoglioso che tante figlie e tanti figli della nostra terra siano dei veri talenti, che meritatamente abbiano conquistato il grande pubblico. E vedo tanti validissimi autori che stanno emergendo, citerei Gianfanco Cambosu, della stessa mia casa editrice, la Parallelo45, che evidentemente mostra una grande sensibilità per la Sardegna. Forse la nostra regione, con le sue contraddizioni, con la sua sofferenza inquieta, ha un qualcosa di poetico che ispira facilmente. Ma soprattutto ho la sensazione che ci siano moltissimi accaniti lettori. Ne incontro tantissimi, in tutti gli ambienti. Inoltre abbiamo fantastici librai. Sassari in particolare, credo che sia un caso di eccellenza che vada indagato, un modello che si potrebbe esportare. Nella nostra città infatti le librerie più importanti, sono vere “librerie”, polo d’attrazione per autori/lettori ed eventi. Cooperano ed organizzano insieme tante manifestazioni di ampio respiro, che da sole non potrebbero mai realizzare. E molto intelligentemente si considerano alleati, non concorrenti.

Alle Messaggerie Sarde di Sassari

Adesso che sei passato “dall’altra parte” nelle presentazioni librarie, che sensazioni provi?
E’ sempre una grandissima emozione. Amo quella fortissima tensione che precede la presentazione… ma rinuncerei molto volentieri ad espormi in pubblico senza la protezione di una maschera. E’ una cosa faticosissima, dilaniante. Chi scrive vive benissimo nella sua tana silenziosa e solitaria dove scalpitano solo le storie che ti immagini. E da qui essere proiettati tra le persone vere, per fortuna sempre squisite, per mostrarti come sei intimamente, costa un prezzo altissimo in termini di sincerità. Un po’ come il libro che hai scritto, nel momento in cui esce nelle librerie, ti ci riconosci sempre tantissimo, ma improvvisamente ti accorgi che non lo puoi più governare.
Come questa tua interessantissima intervista, che ti costringe a guardarti dentro e a confessarti. Mi sento come esposto al sole con fattore di protezione zero.

Ci racconti il commento più bello e il commento più divertente che hai ricevuto sul tuo Giorno della tartaruga?
Il più divertente: un’amica mi ha raccontato ridendo che, dopo aver letto Il giorno della tartaruga, ha fatto la strada per Benetutti con molta ansia. Ad ogni curva temeva realmente di incrociare una tartaruga, o il suo passato…
Bello poi quello che mi hanno detto tanti lettori che si sono lamentati perché dopo aver iniziato il mio libro non sono riusciti a lasciarlo fino alla fine, trascurando impegni anche importanti. Un bel complimento… credo…

Direi proprio di sì! Hai già un calendario delle prossime presentazioni?
A causa della mia grande passione per la maratona tendo a non fermarmi mai! Tra i prossimi appuntamenti, con date ancora da fissare, Cagliari, Nuoro, Olbia, Tempio Pausania. Abbiamo già fissato a breve una presentazione nella libreria di Macomer. A proposito di Macomer, come tutti gli appassionati di libri passerò a curiosare e incontrare altri amici alla Mostra del libro di Macomer, dal 24 al 27 ottobre prossimi. Venite anche voi, è uno degli appuntamenti più importanti, e forse il più classico in Sardegna.

Sappiamo che ogni autore è un po’ geloso delle proprie storie, specialmente quando non le ha ancora ultimate. Vuoi solo dirci se presto potremo leggerti con qualcosa di nuovo?
L'autore e Gloria Ghioni
Scrivere è anche una condanna. Stare sintonizzato sulla tua inquietudine: una condanna a cui non puoi sfuggire. Non serve a niente trasferirsi o impegnarsi in altre cose. Come lo sbuffo di una pentola a pressione, prima o poi le sensazioni accumulate ti scappano su un foglio. E sì, sto continuando a scrivere. Spero poi di poter essere letto ancora.

Grazie per aver partecipato al nostro “Salotto” e in bocca al lupo per questa avventura!

Crepi il lupo, grazie. E grazie del bellissimo incontro. Auguro a voi, come si dice a Sassari, (traduzione libera) di poter realizzare tutti i sogni che si desiderano.


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cronaca e intervista a cura di GMGhioni

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