giovedì 10 ottobre 2013

Una narrazione inquieta quanto i suoi temi: "Acquanera", di Valentina D'Urbano

Acquanera 
di Valentina D'Urbano
Longanesi, 2013

pp. 357
€ 14.90

Ognuno ha i suoi lutti crocifissi addosso.
(p. 325)

Il gotico non è morto; e anche la caccia all'amore non è morta. Al contrario, di morti, in questo Acquanera di Valentina D'Urbano, ce ne sono tantissimi. Eppure il romanzo non cade nello splatter: lo allontanano le ricerche di amore familiare da parte della protagonista, Fortuna, che da sempre prova ad avvicinarsi alla madre Onda, medium dai poteri riconosciuti da tutti, ma scontrosa e disinteressata ai rapporti sociali. Diversa è la nonna, Elsa, che avverte la presenza dei trapassati, ma non sa interagire, e quindi riesce a non farsi sconvolgere dal contatto. Fortuna, prima piccola testimone delle stranezze materne, quando cresce abbandona la casa e il paese di Roccachiara, per farsi finalmente una vita e prendere le distanze da tante sofferenze. 
E poi c'è l'amicizia, che porta via qualsiasi dubbio di splatter, anche se la storia è quantomai strana: tra Fortuna e Luce, entrambe solitarie ed emarginate dai coetanei (Fortuna perché la figlia della medium, Luce perché brutta e figlia del becchino, appena arrivato a Roccachiara da Napoli), si stabilisce un rapporto di reciproca accettazione, e di fiducia fino allo stremo. Ma non di affetto: solo dopo gran parte del romanzo si capiscono i motivi di questa ritrosia, inspiegabile per molti, ma non per Onda. 

A noi lettori sono lasciati volutamente nell'ombra (o tra le ombre, dovremmo dire) tanti misteri, ma sappiamo una cosa fin dall'inizio: Fortuna è rientrata a Roccachiara dopo anni perché crede che il cadavere ritrovato sia quello dell'amica Luce. Altro cadavere, altra indagine. 

Come si vede già da questi elementi, il romanzo è molto dinamico: ci si muove a Roccachiara in cerca della verità, e ci si muove anche nel tempo, dal presente del rientro di Fortuna al passato di Elsa, di Onda e di Luce. E anche la narrazione è mossa, inquieta quanto i suoi temi: oltre trecentocinquanta pagine di dialoghi con defunti, corse verso il lago dall'acqua scura dove tanti hanno trovato la morte, passeggiate nel cimitero dove la piccola Luce ricompone i cadaveri senza mai lamentarsi,... Insomma, Valentina D'Urbano non si fa problemi, e quando deve disgustare il suo lettore con descrizioni accurate (non morbose, ma accurate sì), non si fa pregare. Poi lo inchioda alla pagina con qualche indizio che invoglia a proseguire. 

Se il lettore è in cerca di una facile soluzione, resterà deluso: la suspense funziona e non delude, l'autrice, per quanto giovane, tiene i fili di una storia complessa, che scopre i sarcofaghi di tanti segreti. E non addolcisce la pillola, neanche una volta. Un romanzo poco italiano e molto internazionale (peccato per i nomi propri e i toponimi, un po' troppo "parlanti" e falsamente semplificatori - non è una favoletta, ve lo assicuro), una lettura appassionante e singolare, anche per chi normalmente non si avvicinerebbe mai alla tematica.