domenica 29 settembre 2013

Pillole di Autore - Charles Simic, The world doesn't end

Fino a un mese fa conoscevo solo di nome Charles Simic (1938-), grande poeta serbo-americano vincitore del Premio Pulitzer nel 1990 per la raccolta di prose poetiche The World Doesn’t End, tradotta in italiano da Damiano Abeni per Donzelli (Il mondo non finisce, 2001). Poi - quasi per un trasferimento di magia dalla pagina di Simic verso l’esterno - mi è capitato di vedere, sfogliare e quindi di comprare, proprio The World Doesn’t End, nella (tenetevi forte, la magia è qui) casetta di un artista di opere in legno sperduta tra i boschi e le montagne della Bulgaria. Non sapevo ancora che un’edizione italiana di quest’opera era già disponibile, e allora iniziai a tradurre da me alcuni passi scelti, che ho il piacere di proporvi per la rubrica Pillole d’Autore. La tentazione di tradurle, dopo averle lette e rilette, è stata quasi irresistibile, data la commistione di visionarietà enigmatica e precisione del dettato, semplice nel lessico e colloquiale nel modo, che le caratterizza tutte, pur nella varietà dei temi e delle immagini. In questi frammenti le origini balcaniche dell’autore si mescolano al mito, le epoche si comprimono in un solo punto o vengono trascese tutte insieme; non mancano però ritratti quasi innamorati di oggetti dimenticati (come una vecchia bambola portata a riva dal mare) o ingegnose e inquietanti analogie che arrivano a formare l’essenza stessa di alcune prose (come quella della X alla lavagna, paragonata a un cimitero). È difficile non restare colpiti e ammirati da questa spoglia eppure tortuosa essenzialità che pervade questi testi di Simic, e che hanno pochi paralleli o forse nessuno nella tradizione poetica italiana. Un plauso dunque a Donzelli per il lavoro editoriale svolto (i curiosi potranno poi confrontare queste mie versioni con quelle di Damiano Abeni, che non ho ancora avuto il piacere di leggere).



- Edizione di riferimento: The World Doesn’t End (1985, 1st ed.), Harvest/ HBJ Book, Harcourt Brace Jovanovich, Publishers (San Diego, New York, London)

Selezione e traduzione dei testi a cura di Davide Castiglione


From Part I / Da Parte I
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Scaliger turns deadly pale at the sight of watercress. Tycho Brache, the famous astronomer, passes out at the sight of a caged fox. Maria de Medici feels instantly giddy on seeing a rose, even in a painting. My ancestors, meanwhile, are eating cabbage. They keep stirring the pot looking for a pigfoot which isn’t there. The sky is blue. The nightingale sings in a Renaissance sonnet, and immediately someone goes to bed with a toothache.

Scaliger impallidisce a morte alla vista del crescione d’acqua. Tycho Brache, il celebre astronomo, sviene alla vista di una volpe in gabbia. A Maria de Medici vengono le vertigini a guardare una rosa, dentro un dipinto persino. I miei antenati, nel frattempo, mangiano cavoli. Sèguitano a rimestare la pignatta in cerca di un piede di porco che non è lì. Il cielo è azzurro. L’usignolo canta un sonetto rinascimentale, e tutt’a un tratto qualcuno va a letto col mal di denti.


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I was stolen by the gypsies. My parents stole me right back. Then the gypsies stole me again. This went on for some time. One minute I was in the caravan suckling the dark teat of my new mother, the next I sat at the long dining room table eating my breakfast with a silver spoon. It was the first day of spring. One of my fathers was singing in the bathtub; the other one was painting a live sparrow the colors of a tropical bird.

Mi rubarono gli zingari. I miei mi rubarono per riavermi. Poi gli zingari mi rubarono di nuovo. E così via per qualche tempo. Un minuto ero lì nella roulotte a succhiare il capezzolo scuro della mia nuova madre, quello dopo sedevo in un’ampia sala da pranzo, a fare colazione con un cucchiaio d’argento. Era il primo giorno di primavera. Uno dei miei padri cantava nella vasca da bagno; l’altro dipingeva un passero vivo e coi colori di un uccello tropicale.


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“Everybody knows the story about me and Dr. Freud,” says my grandfather.   “We where in love with the same pair of black shoes in the window of the same shoe store. The store, unfortunately, was always closed. There’d be a sign: DEATH IN THE FAMILY or BACK AFTER LUNCH, but no matter how long I waited, no one would come to open. “Once I caught Dr. Freud there shamelessly admiring the shoes. We glared at each other before going our separate ways, never to meet again”.

“La conoscono tutti  la storia su me e il Dr. Freud”, disse mio nonno. “Eravamo innamorati dello stesso paio di scarpe nere dietro la vetrina dello stesso negozio. Il negozio, ahimè, era perennemente chiuso. C’era un cartello: LUTTO IN FAMIGLIA o TORNO DOPO PRANZO, ma nessuno avrebbe riaperto, non importa quanto a lungo avessi aspettato. Una volta sorpresi il Dr. Freud che rimirava le scarpe senza alcun pudore. Ci gelammo con lo sguardo prima di avviarci ciascuno per la sua strada, senza incontrarci mai più”.

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Ghost stories written as algebraic equations. Little Emily at the blackboard is very frightened. The X’s look like a graveyard at night. The teacher wants her to poke among them with a piece of chalk. All the children hold their breath. The white chalk squeaks once more among the plus and minus signs, and then it’s quiet again.

Storie di fantasmi scritte come equazioni algebriche. Alla lavagna la piccola Emily è terrorizzata. La X assomiglia a un cimitero di notte. La maestra vuole che  si conficchi tra di loro con un gessetto. Tutti i bambini trattengono il fiato. Il gessetto bianco scricchiola ancora una volta tra i segni meno e i segni più, e poi torna calmo.

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The flies in the Arctic Circle all come from my sleepless nights. This is how they travel: The wind takes them from butcher to butcher; then the cows’ tails get busy at milking time. At night in the northern woods they listen to the moose, the lion… The summer there is so brief, they barely have time to count their legs. “Brave as a postage stamp crossing the ocean,” they drone and sigh, and already it’s time to make snowballs, the little gray ones with stones in them.

Le mosche nel Circolo Polare Artico giungono tutte dalle mie notti insonni. Ecco com’è che viaggiano: il vento le porta da macellaio a macellaio; poi le code delle vacche si affannano quand’è tempo di mungere. Di notte, nei boschi del nord ascoltano l’alce, il leone… Là l’estate è così breve, loro a stento hanno il tempo di contarsi le gambe. “Audaci come francobolli in rotta sull’oceano” esse ronzano e sospirano, e già è tempo di far su le palle di neve, quelle piccole e grigie e con pietre incastonate dentro.

From Part II / Da Parte II

The hundred-year-old china doll’s head the sea washes up on its gray beach. One would like to know the story. One would like to make it up, make up many stories. It’s been so long in the sea, the eyes and nose have been erased, its faint smile is even fainter. With the night coming, one would like to see oneself walking the empty beach and bending down to it.

La testa della bambola di porcellana vecchia di cent’anni il mare la trascina a riva, sulla spiaggia grigia. Viene voglia di sapere il resto. Viene voglia di inventarselo il resto, di inventarsi molte storie. È stata nel mare così a lungo, occhi e naso cancellati via, il sorriso debole più debole ancora. Quando si fa notte, viene voglia di vedersi camminare sulla spiaggia vuota, e chinarsi su di lei.

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Margaret was copying a recipe for “saints roasted with onions” from an old cook book. The ten thousand sounds of the world were hushed so we could hear the scratching of her pen. The saint was asleep in the bedroom with a wet cloth over his eyes. Outside the window, the author of the book sat in a flowering apple tree killing lice between his fingernails.

Margaret ricopiava una ricotta per “santi rosolati con cipolle” da un vecchio libro di cucina. I diecimila suoni del mondo erano sommessi e così riuscivamo a sentire il grattare della sua penna. Il santo era addormentato nella camera da letto con un cencio umido sugli occhi. Fuori dalla finestra, l’autore del libro sedeva su un melo in fiore, e uccideva i pidocchi schiacciandoli tra le dita.

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Are Russian cannibals worse than the English? Of course. The English eat only the feet, the Russians the soul. “The soul is a mirage,” I told Anna Alexandrovina, but she went on eating mine anyway.“Like a superb comfit of duck, or like a sparkling littleneck clam still in its native brine?” I inquired. But she just rubbed her belly and smiled at me from across the table.

I cannibali russi sono peggio di quelli inglesi? Certo che sì. Quelli inglesi si cibano solo dei piedi, quelli russi l’anima. “L’anima è un miraggio”, dissi ad Anna Alexandrovina, ma lei seguitò a mangiarsi la mia comunque. “Come un superbo confetto d’anatra, o come una vongola ancora nella salamoia d’origine?” chiesi. Ma lei si limitò a grattarsi la pancia, sorridendomi dall’altro lato del tavolo.


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O witches, O poverty! The two with a sidelong glance measured the thinness of my neck through the bars of the birdcage I carried on my shoulder… They were far too young and elegant to be storybook witches. They wore low-cut party dresses, black seams in their stockings, lips thickly painted red. The big-hearted trees offered their leaves by whispering armfuls over the winding path were the two eventually vanished.I was left with my cage, its immense heaviness, its idiotic feeding dish, the even more absurd vanity mirror, and the faintly sounding silver bell.

O streghe, o povertà! Con uno sguardo di traverso, quelle due misurarono la magrezza della mia nuca attraverso le sbarre dell’uccelliera che mi portavo in spalla… Erano fin troppo giovani ed eleganti per essere le streghe delle storie per bambini. Portavano vestiti da festa scollati, avevano cuciture nere nelle calze a rete, labbra pesantemente truccate di rosso. Gli alberi generosi d’animo offrirono le loro foglie da bracciate mormoranti sopra il sentiero tortuoso, dove alla fine quelle svanirono. Io rimasi lì con la mia gabbia, la sua immensa pesantezza, lo stupido piattino per il cibo, l’ancor più assurdo specchio delle vanità, e la campanella d’argento dal suono flebile.


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Once I knew, then I forgot. It was as if I had fallen asleep in a field only to discover at waking that a grove of trees had grown up around me.  “Doubt nothing, believe everything,” was my friend’s idea of metaphysics, although his brother ran away with his wife. He still bought her a rose every day, sat in the empty house for the next twenty years talking to her about the weather. I was already dozing off in the shade, dreaming that the rustling  trees were my many selves explaining themselves all at the same time so that I could not make out a single word. My life was a beautiful mystery on the verge of understanding, always on the verge! Think of it! My friend’s empty house with every one  of its windows lit. The dark trees multiplying all around it.

Una volta sapevo, poi dimenticai. Era come se mi fossi addormentato in un campo solo per scoprire al risveglio che un boschetto d’alberi mi era cresciuto attorno. “Non dubitar di nulla, a tutto credi” era l’idea che il mio amico aveva della metafisica, benché il fratello gli rubò la moglie. Continuò malgrado tutto a comprarle una rosa al giorno, seduto nella casa vuota per i vent’anni successivi, a parlarle del tempo. Io già mi stavo appisolando nell’ombra, sognavo che gli alberi fruscianti erano i miei tanti Sé che parlavano all’unisono di se stessi, cosicché non capii una sola parola.  La mia vita era un bellissimo mistero sul ciglio del capire, sempre sul ciglio! Pensaci! La casa vuota del mio amico con tutte le finestre accese. Gli alberi bui a moltiplicarsi tutt’attorno.

From Part III / Da Parte III

Lots of people around have been taken for rides in UFOs. You wouldn’t think that possible with all the pretty with churches in sight so well-attended on Sundays. “The round square doesn’t exist,” says the teacher to the dull-witted boy. His mother was abducted only last night. All expectations to the contrary, she sits in the corner grinning to herself. The sky is vast and blue.“They’re so small, they can sleep inside their own ears,” says one eighty-year-old twin to the other.

Molta gente qui intorno ha fatto delle corse sugli UFO. Non lo penseresti possibile, viste tutte le belle chiesette in vista, di domenica così frequentate. “Non esiste il quadrato rotondo” dice l’insegnante al ragazzo duro di comprendonio. Hanno sequestrato sua madre appena l’altra notte. Contro ogni previsione, sta seduta in un angolo e si fa dei gran sorrisi. Il cielo è azzurro e vasto. “Sono così piccoli, possono dormire dentro le loro stesse orecchie”, dice un ottuagenario al suo gemello.

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My father loved the strange books of André Breton. He’d raise the wine glass and toast those far-off evenings “when butterflies formed a single uncut ribbon.” Or we’d go out for a piss in the back alley and he’d say: “Here are some binoculars for blindfolded eyes.” We lived in a rundown tenement that smelled of old people and their pets. “Hovering on the edge of the abyss, permeated with the perfume of the forbidden,” we’d take turns cutting the smoked sausage on the table. “I love America,” he’d tell us. We were going to make a million dollars manufacturing objects we had seen in dreams that night.

Mio papa amava i libri bizzarri di André Breton. Sollevava il calice di vino rosso e brindava a quelle serate lontane “quando le farfalle formavano un nastro continuo”. Oppure uscivamo a pisciare nella viuzza sul retro e lui diceva: “Eccoti dei binoculari per occhi bendati”. Vivevamo in un caseggiato in rovina, che puzzava di anziani e degli animali domestici che possedevano. “Volteggiando sul bordo dell’abisso, permeato dei profumi del proibito” ci davamo i turni nel tagliare la salsiccia affumicata sul tavolo. “Amo l’America”, ci diceva. Avremmo fatto un milione di dollari, fabbricando gli oggetti che avevamo visto quella notte in sogno.


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He had mixed up the characters in the long novel he was writing. He forgot who they were and what they did. A dead woman reappeared when it was time for dinner. A door-to-door salesman emerged out of a backwoods trailer wearing Chinese robes. The day the murderer was supposed to be electrocuted, he was buying flowers for a certain Rita, who turned out to be a ten-year-old girl with thick glasses and braids…. And so it went. He never did anything for me, though. I kept growing older and grumpier, as I was supposed to, in a ratty little town which he always described as  “dead” and “near nothing”.

Aveva confuso i personaggi nel lungo romanzo che stava scrivendo. Si dimenticò chi erano e cos’avevano fatto. Una donna morta riapparve all’ora di cena. Un venditore porta-a-porta emerse da una roulotte nel nulla indossando costumi cinesi. Il giorno che l’assassino doveva essere sulla sedia elettrica, stava comprando fiori per una certa Rita, che si scoprì essere poi una ragazza sui dieci anni con gli occhiali spessi e le trecce… E così via. Per me non fece nulla, però. Io diventavo sempre più vecchio e scontroso, com’era previsto, in una cittadina fatiscente che ogni volta descriveva come “morta” e “vicina al niente”.

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