domenica 22 settembre 2013

Pillole d'Autore: "Il demone della prosperità" di Chan Koonchung



Il demone della prosperità è un romanzo uscito in cinese nel 2009. La Repubblica Popolare ne ha vietata la pubblicazione ma il testo ha cominciato a circolare, soprattutto in rete, e molti intellettuali l'hanno letto e recensito.
L'autore, Chan Koonchung, vive a Pechino. Non è dunque un uomo che ha sfidato la censura da lontano o in esilio: il coraggio con cui ha scritto il libro ne costituisce uno dei diversi motivi di interesse, una delle tante ragioni per cui ho deciso di leggerlo.
Siamo a Pechino nell'anno 2013. Gli uomini e le donne cinesi vivono con soddisfazione la loro "Era della prosperità", iniziata due anni prima. Mentre l'economia dei paesi occidentali tracolla e gli equilibri planetari si modificano, la Cina si gode l'età dell'abbondanza. Tutti sono straordinariamente felici e lasciano che il Partito controlli la popolazione e presieda alla sua crescita
conomica e al suo benessere psicologico. 


In pochi anni in molti hanno dimenticato le ristrettezze, la crisi precedente.
Sembra inoltre che tutti abbiano rimosso un mese, per l'esattezza un periodo di ventotto giorni intercorso tra il momento in cui l'economia mondiale è entrata in crisi e quello in cui il Partito ha annunciato che l'Età dell'Oro dell'Ascesa Cinese era ufficialmente iniziata. Un mese di razionamenti, violente repressioni, imbavagliamenti, esecuzioni.
Non tutti hanno perso la memoria: Fang Caodi, tornato in Cina dagli Stati Uniti, è il primo a sollevare il dubbio. Incontrando un giorno un amico di vecchia data in un caffè, gli chiede se anche lui è felice, se anche lui ha dimenticato.
L'amico è Vecchio Chen, voce narrante del romanzo, giornalista e romanziere, che ha raggiunto da tempo la fama ma da anni non riesce a scrivere più nulla. Gira per la città ripetendo a se stesso di non essere mai stato così felice, ma in realtà è preda di un'insoddisfazione interiore che aspetta il momento giusto per venir fuori.
L'occasione è proprio l'incontro con Fang Caodi, che non si rassegna di fronte alla perdita di memoria dilagante continuando a chiedere e a indagare, e con Piccola Xi, un'altra amica di lunga data, che dopo una breve carriera in magistratura è diventata dissidente, è stata internata in clinica psichiatrica e oggi conduce una lotta solitaria come attivista politica via internet.
Attorno ai tre personaggi principali si muovono dei coprotagonisti: Wei Guo, figlio di Piccola Xi, che studia giurisprudenza e ambisce a diventare un membro del Partito, il giovane Zhang Dou che suona la chitarra e che da piccolo è stato costretto a lavorare come schiavo in una fornace illegale di mattoni, Miao Miao, un ex giornalista che ha perso memoria del passato, Jian Lin, ricco immobiliarista che organizza serate cinematografiche in cui proietta vecchi film sul Partito comunista, Dong Niang, prostituta d'alto bordo che si droga per sopravvivere, He Dongsheng, membro del Politburo che soffre d'insonnia e trascorre le notti girando per la città a bordo della sua macchina nera.
La rosa dei personaggi si può dividere tra i lottatori, coloro che si scontrano con l'indifferenza generale, rischiando la vita pur di avvicinarsi alla verità, e coloro che hanno rinunciato, che sono stati già schiacciati dal pugno del Partito che controlla le coscienze e devia i ricordi dei cittadini.
Tra romanzo distopico e fantapolitico, Il demone della prosperità costruisce sulla metafora della perdita della memoria un discorso illuminante sulla Cina di ieri e di oggi, rivelando cosa si cela dietro l'inarrestabile crescita economica cinese, non solo in termini di dati di mercato ma soprattutto in termini di costi umani e controllo delle idee.
Il romanzo si gode dunque per la sua felice struttura narrativa ma anche perchè suscita curiosità e desiderio di approfondimento e conoscenza di dinamiche così lontane e oscure per noi occidentali.
Il significato del romanzo sta nella domanda che ricorre: "Tra un inferno vero e un paradiso falso, tu cosa sceglieresti?". Un interrogativo che ci ricorda, ancora una volta, che un popolo che perde la capacità di interrogarsi sul proprio passato e che vive solo all'interno delle mura di certezza costruite dai partiti unici, è destinato a smarrire il senso della propria storia e a perdere l'identità. Come i cinesi di cui parla Chan Koonchung che preferiscono non porsi domande sugli eventi del 1989, nell'illusione di una felicità che ha il sapore dell'oppressione.

Edizione di riferimento: Chan Koonchung, Il demone della prosperità (titolo originale: The Fat Years), traduzione di Giovanni Garbellini, Longanesi, 2012.



«Manca un mese intero. Cioè, un intero mese del 2011 è scomparso, sparito, non si trova. Di solito febbraio segue gennaio, marzo segue febbraio, aprile segue marzo e così via. Ma ora dopo gennaio viene marzo, o dopo febbraio aprile... Capisci cosa intendo dire? Abbiamo saltato un mese!»
«Lascia perdere, Fang Caodi», gli avevo risposto. «Non ti mettere a cercarlo. Non ne vale la pena. La vita è troppo corta, pensa a te stesso.»


Da quando è iniziata ufficialmente l'Età dell'Oro dell'Ascesa Cinese, due anni fa, ho notato che sono diventati tutti un po' strani: tutti quelli che incontro sono estremamente felici e non si sente mai qualcuno dire qualcosa di spiacevole. Non riuscivo a capire perché tutti fossero così strani, e allora facevo finta di essere felice anch'io.

«Chi oserebbe intercettarti?»
«Chiunque!» esclamò. «Il Comitato centrale di disciplina, la Sicurezza Nazionale, la Pubblica Sicurezza, il Dipartimento generale di Stato dell'Esercito popolare di liberazione... Ci sono così tante organizzazioni, chi può dirlo con certezza? Chi non ha nemici? Io controllo gli altri e loro controllano me. Io conosco i tuoi segreti e tu i miei, c'è un dossier su tutti: il gioco funziona così.» Stavo imparando cose nuove. Anche il Partito e i leader nazionali temono di essere spiati. Mi allacciai la cintura senza fare commenti, come se fossero cose già viste e niente potesse stupirmi.


Per un po' lei rimase in silenzio, inespressiva, poi mi disse:
«Vecchio Chen, ti ricordi come ci sentivamo allora? Quand'eri qui, nel 1989, quando avevo il vecchio ristorante con mia madre, a Wudaokou? E dopo, negli anni Novanta, quando abbiamo aperto il nuovo ristorante... ti ricordi di cosa parlavamo? Ti ricordi perché eravamo arrabbiati, perchè lottavamo, quali erano i nostri ideali? Te lo ricordi, Vecchio Chen?»
Allora io le chiesi, con tenerezza: «Piccola Xi, perché non riesci a dimenticare? Questa è un'epoca diversa». Lei mi fissò con aria vagamente delusa, poi disse: «Ho già scordato molte cose, troppe. Sono stata tanto tempo in quella clinica psichiatrica, e lì ho dimenticato quasi tutto. Non voglio dimenticare altro».


Proseguì cercando 4 giugno 1989 e Falun Gong 1999, e come si aspettava non trovò libri su questi argomneti. Poi scoprì che non c'erano libri neppure a proposito della Campagna di rettifica di Yan'an, della Riforma agraria, del Movimento del muro della democrazia del 1979, del Movimento 5 aprile e della Campagna antinquinamento spirituale e di repressione della criminalità del 1983. Neppure un libro qu questi argomenti, in precedenza oggetto di grandi discussioni negli anni Ottanta e Novanta [...] In tutti i siti di librerie o di vendita di libri online, compresi quelli che affermavano di avere in magazzino ogni libro del mondo, tra tutte le migliaia di titoli in elenco, Vecchio Chen non riuscì a trovare un solo volume che riportasse i veri eventi della storia contemporanea cinese. Perché non se n'era accorto molto prima? [...] Proseguendo la ricerca su internet scoprì di non riuscire a trovare niente usando parole chiave come «Scontri Tiananmen» e via dicendo [...] Vecchio Chen era inorridito. Non c'era da meravigliarsi che i giovani oggi non sapessero neppure dire chi faceva parte della Banda dei Quattro, pensò, e che chi era nato dopo il 1980 non avesse mai neppure sentito nominare Wei Jingsheng, il dissidente della prima ora che aveva chiesto che la democrazia fosse la Quinta Modernizzazione, oppure Liu Binyan, il più apprezzato giornalista d'inchiesta del People's Daily negli anni Ottanta, e non c'era nemmeno da stupirsi che, in ocasione delle conferenze all'estero sul Massacro di Tiananmen tenute dal leader degli studenti Wang Dan, ci fossero sempre tra il pubblico studenti cinesi all'estero pronti a fischiarlo. La giovane generazione non ha modo di sapere le cose. 



A cura di Claudia Consoli





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