mercoledì 25 settembre 2013

Autunno, di Louis Bromfield

Autunno
di Louis Bromfield
Elliot Edizioni, 2013


"Le radici della vita di Pentland sprofondano nel passato" pensò Olivia. "Ma ora non c'è nessun nuovo, giovane ramo destinato a crescere...".

Se davanti ad uno scaffale di libreria vi vien voglia di sfogliare Autunno, vi ritroverete tra le mani un libro dalla copertina malinconica, nonché un Premio Pulitzer del 1926. Pare sia stato dimenticato, questo prolifico autore di romanzi e sceneggiature, perché da tempo non si pubblicavano le sue opere; avrete inoltre tra le mani un romanzo molto denso, in cui ogni parola è stata soppesata: ognuna è funzionale alla storia, quindi imperdibile. Si tratta di un libro complesso, perché un narratore onniscente indaga nel profondo i sentimenti di un'antica famiglia in decadenza, i Pentland, nel New England dei primi anni del Novecento; e lo fa con quei tipici topoi che, ricomposti ad arte, fanno sì che la storia sia efficace: una casa piena di cose antiche, obsolete, talvolta di cattivo gusto; valori puritani ormai in declino, obsoleti pure loro, incartapecoriti come i personaggi che li considerano importanti; il giovane e unico erede di famiglia, debole e malaticcio che non sopravvive, il cui funerale diventa episodio significativo del disfacimento della famiglia; un segreto custodito da lettere di soffitta che tradiscono nel modo peggiore la presunta purezza e moralità della famiglia Pentland.

Penso che Bromfield debba aver tenuto conto anche di un altro classico, La casa dei Sette Abbaini di Hawthorne, in cui, con atmosfere più stregonesche, si racconta la decandenza fisica ed economica di una famiglia puritana del New England, anche stavolta. Ma Autunno non ha risvolti sinistri dovuti a maledizioni.
Ciò che colpisce è la straordinaria capacità introspettiva della sua scrittura: i personaggi sono descritti in ogni loro sfaccettatura, positiva e negativa, indagati nel loro passato, seguiti nella loro evoluzione emotiva. Due donne emergono su tutti: Olivia, la protagonista, e Sabine. Il cambiamento della famiglia è opera dei personaggi femminili; quelli maschili agiscono molto meno, incidono poco sulle sorti della famiglia. Olivia è la moglie di un Pentland, dunque non è di famiglia a tutti gli effetti. Si può restare rapiti da lei, così coraggiosa, buona di animo, onesta con sé stessa e con gli altri, una quarantenne che si sorprende innamorata di un uomo ben diverso dal marito, così perso nell'infinita stesura della Storia della sua gloriosa famiglia, di cui ignora il mistero che potrebbe inficiarne la reputazione. Olivia desidera ardentemente che la figlia, Sybil, sposi per amore, diversamente da lei; le riserva quella libertà che lei non ha mai avuto.
Sabine aveva il dono di ridurre una situazione estremamente complicata nei suoi elementi e renderla improvvisamente chiara, semplice e, spesso, odiosa. Perché la verità non è sempre allegra, né gradevole.

Altro personaggio potente e forse ancor più intrigante è Sabine: una Pentland che ha risentito nel modo peggiore dei valori puritani che le sono stati propinati in gioventù dalla vecchia zia Cassie, altro personaggio vivido, riconoscibile nella realtà, molte volte. Sabine, dopo una lunga assenza dal paese, torna dai Pentland per vendicarsi. Bromfield riesce a mostrare la potenza del suo risentimento, per aver perso il marito a causa di un'educazione sbagliata. Ciò che colpisce di questo personaggio è il modo in cui viene sfaccettato, nonché la sua evoluzione: Sabine è capace di provare buoni sentimenti quanto un odio profondo che non cerca di mascherare in alcun momento.In lei si fondono insieme un personaggio negativo e uno positivo.
Aveva la sensazione di di trovarsi sull'orlo di qualche sciagura che, iniziata gran tempo prima nel dedalo ormai perduto delle origini e delle cause, era pronta ora a esplodere con la forza immensa accumulata durante gli anni.
Soltanto adesso cominciava a capire il motivo che l'aveva spinta a ritornare in un luogo che conteneva tante memorie così spiacevoli e che in blocco ella tanto odiava.
La sciagura era la nuova direzione che stavano prendendo gli eventi: la giovane Sybil che non si lascia imporre chi dovrà sposare, senza seguire alcuna convenzione; un parente rinnegato del cui mobilio però casa Pentland si riempie in seguito alla sua morte. Lo spazio rimane un testimone importante di ciò che avviene ai suoi abitanti. E' una spia interessante.
Era una martire naturale, zia Cassie, poiché il martirio era stato la caratteristica illustre del femminismo dell'età vittoriana ed ella lo aveva praticato. Ne aveva appreso tutte le sottigliezze negli anni in cui era rimasta sdraiata sul divano, coperta da uno scialle, intenta a sottomettere il sanguigno Mr Struthers.
E' curioso che la parola "femminismo" sia usata a proposito di un personaggio come zia Cassie, quando nel romanzo le donne che determinano la fine di certe consuetudini soffocanti sono ben altre; ancor più strano se si pensa che gli antichi Pentland le streghe le avevano bruciate.

Perdonate una piccola anticipazione, ma il funerale del piccolo Jack merita un cenno. Si tratta dell'unico erede dei Pentland, con la sua morte si estingue il casato. Dop il rito in chiesa, si allontana chi stava prendendo parte al rito con spirito superficiale; al momento della sepoltura, si scatena un furioso temporale.
La natura con i suoi sfoghi selvaggi fu la vera regista del servizio funebre, soffocando la voce inquieta del vescovo e i teatrali singhiozzi di zia Cassie.
L'unica ad aderire emotivamente al temporale è Sabine, significativamente, poiché
[...] allo sportello della sua macchina, alzò la testa per respirare avidamente, come se la forza selvaggia e distruttiva del temporale la riempisse di una sorta di
estasi.

Per il modo in cui vive questo fenomeno naturale, Sabine si presenta viva e attaccata alla natura come una strega.

Accanto al risentimento, all'odio e al dolore, nel romanzo trova spazio l'amore sensuale. Due storie d'amore si intrecciano, nella narrazione, quello maturo, consapevole di Olivia per O'Hara e quello passionale, ardente della giovane figlia Sybil per Jean de Cyon. Descritti così, diversi per come sono, ma entrambi percorsi dal timore di un'imminente sciagura, di un cambiamento irreversibile. E' questa una delle sensazioni più insistenti che si provano durante la lettura, il pensiero che stia per cambiare tutto, insieme all'idea della più totale decadenza.

Un bel romanzo familiare, dal finale poco scontato, con uno stile delicato, nonostante il peso degli argomenti che vengono toccati. Siamo felici di sapere che Elliot stia curando la pubblicazione di altre opere dello stesso autore.

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