lunedì 2 settembre 2013

"Expo 58" di Jonathan Coe: le superpotenze in mostra


Expo 58

di Jonathan Coe
Feltrinelli, Milano 2013

pp. 288
cartaceo € 17


"Permettetemi, se posso, di proporre un breve brindisi. Viviamo in un mondo in cui vengono costantemente erette barriere politiche tra i popoli di nazioni diverse. Molte di queste barriere, a mio avviso, sono inutili. Il fatto che noi possiamo sederci insieme in questo modo - sei persone, di cinque paesi diversi - dimostra che sono inutili. L'Expo 58 dimostra che sono inutili. Pertanto facciamo un brindisi ai nostri ospiti generosi e progressisti - al popolo del Belgio, e all'Expo 58!".
"All'Expo 58!" gli fecero eco tutti. 
(p. 202)

Il 17 aprile 1958 il Belgio ospita l'Expo 58, esposizione internazionale in cui gli stati fanno bella mostra tanto delle proprie invenzioni tecnologiche quanto delle tradizioni. Per la Gran Bretagna, si è pensato al Britannia, un pub tipico che riunirà gente da tutte le nazioni davanti a piatti tipici, alle nuovissime patatine in sacchetto e a suon di pinte di birra. A supervisionare il locale, Thomas Foley, ordinario impiegato del COI (Central Office of Information) londinese, affidabile nel suo compito governativo di promuovere la sua patria scrivendo brochure informative. Un maestro in sobrie didascalie, politicamente corrette, da scrivere alla sua scrivania, dalle 9 alle 17, per poi tornare dalla giovane moglie Sylvia e dalla neonata Baby Gill. Irreprensibile sul lavoro, con una madre belga e un padre birraio: tutte condizioni perfette per mandare Foley come inviato a Bruxelles al Britannia. Quel che i capi non immaginano, è che i sei mesi lontani da casa sono un pronostico di libertà per il giovane padre, che soffre della trappola familiare. 

E il viaggio comincia, in una esposizione universale che, nel delicato periodo della Guerra Fredda, testimonia rapporti intricati e si carica di responsabilità politiche: 
Qui, nei prossimi mesi, sarebbero state riunite tutte le nazioni i cui complessi rapporti, i cui conflitti e alleanze, le cui dense, intricate storie avevano forgiato e avrebbero continuato a forgiare il destino dell'umanità. E al centro di ciò, fulgida pazzia: un gigantesco reticolo di sfere, interconnesse, imperiture, ciascuna emblematica di quella minuscola unità che l'uomo aveva imparato a dividere solo recentemente, con conseguenze a un tempo allarmanti e meravigliose: l'atomo. La sola vista gli faceva battere forte il cuore. (p. 56)
Ma Foley è ingenuo, vede e non vede gli equilibri che si giocano davanti a lui, tra boccali di birra e apparenti discussioni sul niente. Così si lascia coinvolgere per dare consigli su come migliorare l'informazione della rivista russa Sputnik, e quando si accorge di essere pedinato e controllato da due individui in impermeabile, prova un secco fastidio,... Sarà che Foley è distratto dalla bella Anneke, hostess a uno degli stand, e poi affascinato e annichilito dalla libertà di Emily, attrice del Wisconsin, o è tutto l'ambiente, così «seducente, invitante, prima inimmaginabile nelle sue forme e contorni, illuminato su tutti i lati da luccicanti, chiaroveggenti fasci di luce, e soprattutto moderno: moderno in modo irresistibile e senza precedenti» (p. 218). Più interessato alle tresche del compagno di camera Tony che agli intrighi internazionali, il protagonista inglese scrive lettere sempre più distaccate alla moglie Sylvia («come dispacci da un altro mondo - un mondo infinitamente più interessante», p. 125), che gli pare allontanarsi da lui. D'altra parte, Anneke è così vicina, e anche faccende più grandi del previsto coinvolgono Foley, pedina di un gioco più grande di lui. 

Ne emerge una narrazione divertente e sapiente, tra commedia e spy story, con spruzzate di romanticismo e di humour, per un Coe che trattiene con grande dimestichezza tutti i fili degli intrighi, schiacciando più volte l'occhio al lettore: agenti segreti poco seri, ma credibilissimi alla fine del romanzo, quando le alleanze si spiegano e si calma il tutto. Molto accattivante anche la scelta di accompagnare i personaggi ben oltre la narrazione, con un riassunto schematico che alla fine del libro conduce fino a oggi, intrecciando le sorti dei singoli al destino del Britannia, dell'Atomium, e alle tappe storiche principali. Finzione e base realistica si frammischiano, così, in un intreccio calibratissimo e a dir poco piacevole. Un romanzo da leggere, a maggior ragione in vista dell'Expo 2015, che speriamo regali altrettanti sorrisi.

Gloria M. Ghioni

Quando è uscita la recensione, Gloria ha appena finito di incontrare Jonathan Coe alla Fondazione Feltrinelli. Presto la cronaca qui su CLetteraria!  

1 commenti:

La scribacchina

Ha continuato a scrivere diversi bei libri Coe... ma la Famiglia Winshaw resta inarrivabile secondo me