martedì 17 settembre 2013

#CritiComics: Daria

Colta, intelligente, sarcastica e non particolarmente bella, Daria Morgendorffer non è come tante altre protagoniste di fortunate serie animate. In Giappone in genere hanno gli occhi grandi, i capelli colorati e spesso sono straordinariamente popolari tra i loro coetanei, Daria, invece, è americana, veste poco alla moda e non si distingue certo per la socievolezza, anzi.
Appare per la prima volta nella serie Beavis and Butt-head, per questo si dice che sia uno spin-off, ossia una derivazione di questa serie animata.
Il primo episodio va in onda del 1997, cui ne seguirono molti altri (in cinque stagioni), più due film, È già autunno? del 2000 e È già ora di andare al college? del 2002.
Non è un cartone animato come gli altri, negli scambi di battute tra i protagonisti, ha un ritmo molto veloce e dei temi spesso complessi, con citazioni letterarie, filosofiche e artistiche di tutto rispetto: si direbbe un cartone per adulti colti, tant'è che in Italia veniva trasmesso in seconda serata.
Daria si trasferisce a Lawndale, una cittadina di provincia come tante altre, insieme alla sua famiglia: Ellen, la madre avvocato, è la classica donna in carriera che nei panni di casalinga proprio non sa stare; Jake, è uno dei personaggi più divertenti e, a mio parere, tra i più riusciti della serie. Free lance, insicuro e amante della cucina italiana, Jake soffre molto per il fatto che la moglie guadagni più di lui e che la sua posizione lavorativa sia meno prestigiosa; soffre anche per un'infanzia segnata da una figura paterna veramente infelice, e non supererà mai veramente i suoi traumi, tranne nella puntata in cui Daria gli ricorda che suo padre alla sua età era già morto. Le puntate sono percorse da questo notevole sarcasmo, la filosofia di Daria consiste nel pensare "che senso ha una tragedia se non ci si può scherzare sopra?" Il suo mondo è fatto di una cameretta con le pareti morbide, con teschi e ossa, un computer e tanti libri, non accetta la stupidità, la pochezza che tocca con mano giorno per giorno; a cominciare dalla sorella, Quinn, bella, popolare, alla moda e vacua, che rifiuta di ammettere ai suoi amici che Daria è sua sorella.


Celebri certi suoi motti, come "Io credo nel caffè, caffè per tutti", "Per la mia esperienza, il liceo è una merda", "Non c'è momento no che non possa essere reso migliore da una pizza", "Il luogo dell'abbrutimento umano è il centro commerciale".

Daria è inoltre un ritratto spietato della tipica realtà americana, col liceo popolato di cheerleader stupide, di giocatori di football ancora più stupidi, che spesso dimenticano la dignità per inseguire le ragazze popolari; è fatto di teen-ager di colore che vanno incontro a discriminazioni, di associazioni scolastiche intitolate alla moda e di professori che sono una vera e propria galleria di tipi: l'insegnante consapevole e frustrato, la preside avida di danaro, il professore di letteratura dalla spiccata, goffa, spiritualità, l'insegnante di ginnastica allupata ma tremendamente arrabbiata con gli uomini.
Nella realtà liceale che tanto detesta, Daria è in compagnia della sua migliore amica, Jane Lane. Si tratta di un personaggio meno brillante al livello scolastico, tuttavia è straordinariamente sveglia e intelligente, nonché un'artista, e attraverso i suoi lavori leggiamo tributi ad autori come Jackson Pollock; quasi una co-protagonista, senza di lei non potrebbe esistere Daria. L'affascinante fratello di Jane si chiama Trent, un cantante rock alla continua ricerca del nuovo nome per la sua band, gli Spirale Mistica. Per un bel po' di puntate, farà sospirare Daria. 
Tutto questo raccontato con una straordinaria ironia, lo spettatore che apprezzi humor nero e sarcasmo se la ride di brutto.

I temi affrontati nella serie sono davvero tanti, il rapporto con la famiglia, la popolarità a scuola, la morte in gioventù, il valore dell'amicizia, soprattutto. Certi episodi sono ambientati in contesti inusuali, come può essere un musical o un'improbabile invasione aliena e lasciano spazio alla fantasia e all'assurdo.
Nelle cinque serie, si assiste all'evoluzione dei personaggi e delle storie, che finiscono per essere sentimentali, con largo spazio all'emotività. Mentre nelle prime puntate ha la meglio il sarcasmo - il cinismo, alle volte - nelle ultime serie si assiste ad un cambiamento dei rapporti tra i personaggi, Quinn abbandona molta della superficialità che la caratterizzava e Daria sembra farsi più sensibile, più simile alle altre ragazze, nelle preoccupazioni per il primo amore, per il primo rapporto sessuale e per il legame con la sua famiglia. 
I due film che sono stati tratti dalla serie ne presentano le stesse caratteristiche, risultando godibilissimi, specialmente il primo, che indaga il rapporto tra lei e Jane, dopo che l'ex fidanzato di lei si innamora di Daria, ricambiato.

Il disegno è molto semplice, seppure stilizzato, non mira alle grandi scenografie, o a luci sgargianti, anche quello fa parte del ritratto di una cittadina di provincia senza pretese, e presenta colori decisi, tratti spessi.
La colonna sonora invece è tra le cose più riuscite della serie, perché fatta di incipit o brani di pezzi dei più famosi gruppi dello scenario musicale anni novanta: Radiohead, Blur, Placebo, Massive Attack, Foo fighters e moltissimi altri.
Particolarmente riuscite le gallerie di disegni dei personaggi che compaiono alla fine di ogni episodio, nella sigla, che li vedono interpretare moltissimi ruoli.
Il tratto più bello di questa serie resta l'ironia con cui vengono affrontati argomenti delicati e che ogni puntata dia sempre, sempre da pensare.


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