giovedì 8 agosto 2013

Il Salotto – Carolina Cutolo: lo scrittore tra diritti e tabù



La carriera di Carolina Cutolo può avere un segno distintivo: l’impegno. Ma non quello politicizzato e retorico, e magari anche un po’ ipocrita, ma quello semplice del fare cose utili e con entusiasmo. Anche la sua narrativa parte da questa esigenza: la sua prima opera – ora ripubblicata da Fandango – nasce da un blog, Pornoromantica, che cercava di scardinare superstizioni sessuali. Da qualche anno, inoltre, si è messa al servizio degli scrittori per difendere i loro diritti, e tutto con l’euforia della passione e senza vanagloria. Un morbo che colpisce schiere di autori, la vanagloria, e che Cutolo cerca di smascherare con l’ironia verso sé e gli altri con il concorso per Il Racconto Più Brutto. Dunque è forse questa una chiave per individuare a fondo lo spirito di questa narratrice: l’impegno libertario contro le gabbie mentali che ci costringono alla stupidità.


Il tuo primo romanzo nasce dall’esperienza di un blog che poi darà il nome al libro, Pornoromantica, da dove nasce la scelta di trasporre tutta quella vicenda in romanzo e non in saggio o magari nella semplice riproposizione dei tuoi post?

Nasce dal lavoro sul testo con Mario Desiati, che all'epoca lavorava in Mondadori. Lesse il manoscritto e mi disse che non potevo riproporre la stessa cosa su cartaceo (sembra ovvio ma per me all'epoca non lo era affatto), e mi consigliò di inventarmi una storia che facesse da cornice agli scritti del blog. Alla forma saggistica non ho mai pensato perché mi piacque subito l'idea di inventarmi una storia che tenesse tutti i fili insieme. Poi però pubblicai con Fazi, con la benedizione e gli auguri di Desiati con cui avevo già fatto tutto il lavoro di editing del libro, per questo Pornoromantica è dedicato a lui.

Nella prima opera, adesso ripubblicata per Fandango, la protagonista cerca di rompere dei tabù sul sesso grazie a delle dispense sotto banco. Pensi che dopo il boom di siti pornografici e la libera circolazione di informazioni esistano ancora dei tabù in questo campo? Quali sono secondo te i più duri a morire e i più nocivi?

I tabù esistono e esisteranno sempre, e per fortuna, perché scardinare un tabù e scoprire un piacere insospettato è sempre un'esperienza meravigliosa nella vita di una persona, senza tabù non ci sarebbe cambiamento, non ci sarebbe scoperta né meraviglia. Il problema non sono i tabù, il problema è l'essere aggrappati ai tabù e agli stereotipi e rifiutarsi di metterli in discussione, vivendo così in balia dei pregiudizi, delle aspettative di ruolo, di repressioni e autocensure spesso peraltro confezionate dall'alto per mantenerci nell'ignoranza e manipolarci più facilmente. Il porno mainstream in questo ha grosse responsabilità, è vittima delle scelte di mercato che diseducano in ogni campo, figuriamoci in un ambito delicato come la sessualità. Secondo me c'è bisogno di pornografia formativa, se fossimo uno Stato veramente laico e responsabile, produrremmo film pornografici di qualità per gli adolescenti da distribuire a scuola. Quanto ai tabù più nocivi, secondo me sono quelli che proiettano disprezzo verso gli altri, cioè: finché mi privo della bellezza di una pratica sessuale che non conosco ma che mi rifiuto di sperimentare, è un po' triste, ma sono cavoli miei. Se invece comincio a giudicare negativamente e magari addirittura a disprezzare chi ha gusti sessuali diversi dai miei questo sì, è pericoloso, perché è intolleranza ingiustificata e ingiustificabile.

Il tuo secondo romanzo, Romanticidio, racconta la storia di un disilluso cinismo bloccato in un corpo in coma, credo che sia una brillante metafora di una condizione molto diffusa nella nostra società. Cosa può davvero rompere, senza dover ricorrere al trauma di Marzia, questa barriera che molti frappongono fra loro e il mondo?

La curiosità è una risorsa fondamentale. Spesso ci lasciamo rassicurare dalla familiarità di abitudini e opinioni consolidate e ci priviamo della bellezza di reinventarci, perché costa fatica. Io credo che coltivare la curiosità sia il primo passo, predisporsi al cambiamento, anche a piccoli passi, il secondo. La personalità più granitica e ottusa, se si sforza anche solo per un attimo di cedere alla curiosità del nuovo, del diverso, non può evitare di subire il fascino della novità, appunto. Scoprire il nuovo ci cambia, ci rende nuovi, ci insegna nuove possibilità che alla lunga compensano di tutta la fatica fatta per aprirci un po' la mente.

Marzia Capotorti ha una teoria: ogni persona ha un carattere assimilabile ad una tipologia di cocktail. Credo che possa valere anche per le diverse fasi del Novecento: adesso in che epoca siamo?

Siamo nell'era del Long Island Ice Tea, un mischione di quattro distillati bianchi senza il minimo senso ma che ubriaca velocemente (e che rappresenta la ricerca disperata dell'oblio del presente come risposta all'horror vacui). Poi ovviamente ci sono persone che cercano di vivere bene, che hanno come scopo la qualità del quotidiano combattendo paure e ingordigie che privano del piacere del sorseggio, ma in generale trovo che siamo in un periodo di profonda oscurità.

Tra Pornoromantica e Romanticidio passano circa cinque anni. Come mai questa lunga attesa?

Perché ho avuto dei problemi col mio primo editore e dei vincoli contrattuali che mi hanno impedito di pubblicare prima.

Quindi è da questa brutta esperienza che nasce il sito scrittorincausa (http://scrittorincausa.blogspot.it/). Ci parleresti un po’ della sua attività nel campo dei diritti dello scrittore?

Il blog nasce dall'incontro con altri tre autori (Alessandra Amitrano, Simona Baldanzi e Sergio Nazzaro), che avevano avuto problemi simili ai miei e che come me hanno scoperto che non esisteva nessun punto di riferimento gratuito, informativo e legale, per gli autori impossibilitati a pagare un avvocato. E così abbiamo fondato Scrittori in Causa, che oggi offre consulenze gratuite su contratti di edizione e contenziosi con gli editori per gli autori in difficoltà o privi dell'esperienza necessaria a interpretare un contratto e ad affrontare la delicata fase di trattativa prima della firma.

Daresti alcuni consigli ai nostri lettori su ciò da non fare assolutamente nel percorso verso la pubblicazione?

Non pagate mai un editore, in nessuna forma, né contribuendo alle spese di stampa, né impegnandovi per contratto ad acquistare copie del vostro libro, né accettando che le royalty vi vengano corrisposte solo dopo un certo numero di copie vendute. Non cedete il diritto di opzione. Pretendete che nel contratto siano precisate la data entro la quale ogni anno l'editore si impegna a inviarvi i rendiconti e a liquidarvi i compensi. Pretendete che nel vostro contratto di edizione sia inserita una clausola risolutiva espressa a vostro favore che dica che: “Qualora l'editore non provveda a inviare i rendiconti e/o a liquidare i compensi all'autore entro le date stabilite dal contratto, l'autore ha facoltà di risolvere il contratto stesso tramite semplice comunicazione all'editore, fatta salva la liquidazione di eventuali compensi in sospeso”. Ma ogni contratto è diverso dall'altro, le trappole nascoste possono essere moltissime ed estremamente insidiose, il consiglio più importante è: sempre far valutare il contratto a un esperto. (Ecco un video con alcuni consigli per gli esordienti: clicca qui).

Il tuo impegno verso la letteratura si concretizza anche in un premio, quello per Il Racconto Più Brutto (qui un delizioso assaggio). Come si concorre? E come ti è venuto in mente di istituire un premio simile?

Mi è venuto in mente perché mi è capitato di leggere scritti orrendi di aspiranti scrittori (o scrittori conclamati), brutti e traboccanti vanagloria. Quindi ho pensato di istituire un concorso in cui gli autori stessi partecipano leggendo i propri obbrobri durante la finale, e il pubblico vota il racconto vincitore, e cioè il più brutto. Per partecipare basta inviare un racconto brutto e vanaglorioso alla mia email, io seleziono i 10 peggiori che durante la serata della finalissima si contenderanno il primo premio (100 euro da spendere in libri) e il premio della critica (50 euro da spendere in libri). Non solo si tratta di un concorso letterario divertentissimo (quest'anno abbiamo disputato la terza edizione), ma anche molto istruttivo, perché addestra all'autoironia, anziché alla vanagloria e all'autoindulgenza, che sono le peggiori nemiche della buona scrittura.

Stai lavorando al tuo nuovo romanzo? Vorresti fare qualche anticipazione?

Ho cominciato da poco perciò posso dire poco: è una commedia e il tema è la vanagloria.

Senti di voler ringraziare qualcuno?

Ringrazio la curiosità e la voglia di giocare, che spero non mi abbandonino mai.

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Intervista a cura di Gabriele Tanda

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