martedì 16 luglio 2013

#CritiCOMICS - Genesi di un anti-eroe nel fumetto italiano



C’era una volta una bella ed elegante signora milanese: il suo nome è Angela. E’ il 1962 e la troviamo seduta nella metro di Milano in una calda giornata di inizio estate. Che sfortuna, avere la macchina in riparazione! Lei ama guidare, prendere la metro la fa sentire in una scatoletta. Oltretutto sulla carrozza fa veramente caldo! Angela è annoiata e non vede l’ora che arrivi la sua fermata. Deve scendere a Milano Cadorna e la strada è ancora lunga. Attorno a lei, gli altri pendolari sono ugualmente accaldati ed annoiati.  Si aprono le porte e una signora corre per non perdere la propria fermata; nella fretta, dimentica sul sedile accanto ad Angela un romanzo: Le avventure di Fantomas. Se ne accorge troppo tardi: infatti fa per voltarsi e tornare nella vettura a riprenderlo, ma la metro si è rimessa in movimento. Pur di distrarsi, Angela prende il romanzo e inizia a leggerlo. Lo conosce già, è il genere di letteratura che le favorisce di più il sonno. Tutte le signore di Milano ne vanno matte: il fascino del bad boy non è un’invenzione moderna. Va già meglio: il viaggio è meno noioso e non si sente quasi più il caldo seguendo le spericolate avventure di quel ladro così galante. Solo una cosa la disturba e quasi rovina il piacere della lettura: i libri sono proprio scomodi da portare in metro. Troppo grande da infilare in borsa, non parliamo di farlo stare in tasca. È proprio per quel motivo che non se ne porta mai dietro, nonostante sia una lettrice vorace, moglie di un editore ed editrice lei stessa. Ha da poco fondato una sua casa editrice ed è alla ricerca di idee, di qualcosa di rivoluzionario nel mondo della carta stampata.
Si balocca con il volume. A lei piacciono infinitamente i fumetti. Sarebbe divertente realizzare le avventure di  un Fantomas a fumetti. Sarebbe perfetto! Un nuovo personaggio, un “anti-eroe” che invece di coprirsi gli occhi con le maschere come fanno i supereroi, li lascia scoperti e si paluda con un’aderente tunica nera. Un criminale che conosce almeno 10 lingue, sa tutto sui veleni e lancia il pugnale con satanica precisione. Un’ombra inafferrabile che può cambiare in pochi secondi il suo aspetto grazie a delle maschere così sofisticate da essere uguali alla pelle umana. Il fascino del mascalzone, del criminale, unito all’immediatezza del disegno. Si potrebbe anche realizzare un formato editoriale più piccolo in modo da poterlo far stare in borsa, o nelle tasche del cappotto. L’idea la prende così tanto che quasi perde la fermata di Milano Cadorna.

Vi ho dato un po’ di indizi: posso aggiungere che la bella signora milanese di cognome fa Giussani e la casa editrice da lei appena fondata è la Astorina. Su quel vagone della metro era appena stata impiantata la talea per il più grande personaggio criminale che il mondo abbia mai conosciuto. Proseguiamo con la storia, anche se so che ormai avete intuito di chi sto narrando. L’intuizione è talmente fulminante che Angela si mette subito al lavoro. Arrivata a casa scansa con un cenno i tentativi del marito, Gino, di fare conversazione. La sua testa sta lavorando ad un intreccio, a un nuovo personaggio e non deve assolutamente distrarsi o la talea di questa idea appassirà.

Il giorno dopo, nella redazione della sua casa editrice, dove il lavoro ancora un po’ scarseggia, prende in mano il telefono e inizia a tempestare amici e contatti di lavoro di richieste: le serve un disegnatore, uno in gamba che possa tradurre in segni grafici la trama che è chiara nella sua testa.Se vuoi un disegnatore, prova con Zarcone; forse non ha un tratto raffinato, ma sa leggere nella mente degli sceneggiatori. Così le dicono tutti. Zarcone? Chi è, come si chiama di cognome? Tutti scuotono la testa. Nessuno lo sa, è un biondo, dal viso affilato, alcuni lo chiamano “Il Tedesco”. Va bene! Angela ha fretta e chiama questo Zarcone. Uomo taciturno, poco avvezzo alle chiacchiere da salotto, ma mentre Angela gli spiega la sua idea non smette un istante di disegnare. In dieci minuti, sul foglio bianco, emerge un volto completamente mascherato di nero: solo gli occhi sono lasciati scoperti e sono grigio acciaio.

Ecco lì, in bianco e nero eppure vivido e vivo! Il personaggio che Angela ha immaginato e creato. Viene battezzato Diabolik. Il resto viene semplice: Angela e Zarcone lavorano fianco a fianco per mesi. Ne esce un fumetto che è quasi un romanzo con colpi di scena assassinii e astuzie fuori dal normale. Il 1 novembre 1962, esce il primo albo intitolato Il re del terrore. In copertina campeggia il volto paludato di nero da cui emergono gli occhi chiari, mentre una donna urla di terrore. Loro sanno che è un’idea geniale, ma si tengono su una tiratura bassa, all’inizio, perché non sanno come verrà accolto dal pubblico. Dopo pochi mesi sono costretti a ristampare e a ristampare ancora e intanto il pubblico vuole altre storie, altre avventure di questo criminale, ladro e assassino senza morale o pietà e dallo sguardo d’acciaio. Angela lo sapeva, era sicura che la sua idea avrebbe trionfato! Ora lei e Zarcone devono realizzare altre storie, continuare con il progetto. Zarcone però scompare misteriosamente poco dopo l’uscita de “Il re del terrore”. Nessuno sa dove sia, con chi, che fine abbia fatto. Come il personaggio da lui trasposto sulla carta, scompare, come se avesse indossato una delle maschere di Diabolik. Il resto è storia: Angela viene affiancata dalla sorella Luciana che la aiuta nelle sceneggiature. Compaiono e si affinano i personaggi che ruotano intorno a Diabolik: la bella Eva Kant dagli occhi di smeraldo, l’integerrimo ispettore Ginko, nemesi di Diabolik, con la sua compagna, la duchessa Altea di Vallemberg e tutti i trafficanti, malavitosi e alleati del criminale più grande della storia.
A distanza di 50 anni, nuove avventure del re del terrore vengono ancora stampate, anche se ormai le sorelle Giussani non sono più dietro queste pagine. Diabolik è un marchio, un’icona del fumetto italiano e continua ad affascinare milioni di lettori e milioni di fan. Soprattutto, ancora infrange cuori femminili: è davvero una fortuna che invecchi così bene!

Giulia Pretta

  P.S. Per mantenere un tono di suspense vi rimando al prossimo appuntamento di #CritiCOMICS per saperne di più sul mondo di Diabolik e sui suoi personaggi.
  P.P.S.  La storia qui sopra narrata è liberamente ispirata dalla realtà. Ho cercato di dare corpo alle tante leggende che circolano sulla nascita di Diabolik.

1 commenti:

Anonimo

Tutto bene, non fosse che la metro di Milano sarebbe stata inaugurata due anni dopo, nel '64.