venerdì 10 maggio 2013

Dolore, malattia, omosessualità: per David Leavitt è un "ballo di famiglia"


Ballo di famiglia
di David Leavitt

Mondadori, 2011

€ 9,00
pp. 193



Tra le mie letture ricorre sempre, tra un saggio e un altro, il desiderio di storie, di racconti che possano accompagnare le giornate. È il desiderio di entrare – anche brevemente – in altri contesti di vita o in altri mondi. Il racconto, che rimane il principale mezzo di comunicazione della storia della letteratura, rapisce, permette in un tempo ridotto rispetto al romanzo di far calare il lettore nelle trame del suo textus.

Tra gli autori contemporanei vorrei soffermarmi su uno in particolare, il professor David Leavitt del dipartimento di Inglese dell'Università della Florida. Laureato a Yale nel 1983 è l'autore di una raccolta di racconti intitolata Family dancing (Ballo di famiglia) pubblicata dalla Mondadori nella collana Contemporanea. A questo suo primo successo editoriale si affiancano numerosi romanzi e saggi di varia natura oltre ad articoli e al lavoro di editore e coeditore di riviste letterarie. In Ballo di famiglia emergono con chiarezza i nodi centrali della sua scrittura creativa. Per comodità vi racconto i temi principali "dividendo" in paragrafi.



La famiglia. Paesaggi americani, ville, appartamenti, strade, vicinati. Dal titolo della raccolta (che è poi il titolo del racconto centrale nell'edizione italiana) si intuisce che si tratta di luoghi familiari, lo spazio in cui agiscono ed interagiscono padri, madri, figli, genitori acquisiti, sorelle zii, nonne, parenti e amici. Nelle pagine del Nostro la famiglia non manca quasi mai: protagonista o in margine, una o più, famiglie smembrate e ricomposte in nuove soluzioni. La riflessione di Leavitt sulla famiglia sembra essere la descrizione di un mondo in continuo mutamento. Non si percepiscono prese di posizione, ed egli non si riferisce alla famiglia secondo preconcetti o ideologie moderniste. La famiglia è descritta nella sua quotidianità, nella semplicità di un pomeriggio in piscina o di una cena davanti a figli o amici. In queste famiglie Leavitt non fa mancare il dolore. Dolore per una separazione, dolore per i figli, per il giudizio sociale, per una realtà infranta che difficilmente si riesce ad accettare. In Ballo di famiglia sono presentate scene di vita familiare che forse il lettore, nelle sue linee generali appena delineate, ha già vissuto nel proprio contesto quotidiano. In queste famiglie si sperimenta e si racconta il dolore dell'incomprensione o della malattia che arriva a sconvolgere gli equilibri di un tempo ma ci sono anche delle rivelazioni che i personaggi esternano e che nel corpo del racconto o nel finale permettono di capire e cogliere quale dramma si svolge nelle case americane che vengono descritte e raccontate.

Il dolore. Si diceva del dolore. Al dolore morale Leavitt associa il dolore fisico. Molti dei personaggi sono raccontati nella loro lotta quotidiana con la malattia che infligge al corpo ed alla psiche un fardello da portare e affrontare. Probabilmente si può convenire sull'interpretazione del cancro inteso quale metafora di un disfacimento. In Ballo di famiglia questo disfacimento, è presentato nel suo dramma e a volte anche senza eccessi, come una realtà dinamica. I finali aperti offrono al lettore non la descrizione della fase terminale di un dolore ma l'affaccio su nuove interpretazioni e dimensioni che possono andare al di là del proprio stato di sofferenza (cfr. Radiazioni).

L'omosessualità. Tema ricorrente, dovuto anche alla personale esperienza dell'autore. L'omossessualità è quasi sempre al centro delle pagine di Leavitt, per motivi sociali e letterari, in una forma di opposizione ad una cultura americana contemporanea che presentava modelli di omosessualità inficiati di idealismo o di preconcetti. In Family dancing, come nei romanzi successivi, l'omosessualità viene liberata dalle ideologie moderne di rivendicazione o di giudizio morale e si manifesta nella semplicità. Personaggi appena delineati che cercano di manifestare la loro scelta sessuale e di vita per non rimanere nell'ombra e nella menzogna, una presa di posizione nei confronti della verità su se stessi e sugli altri che non è scevra del dolore di madri che non accettano in pieno la vita dei propri figli, di padri che abbandonano il nucleo familiare per vivere la propria identità sessuale, figli che soffrono e lottano nel desiderio di mettere le cose in chiaro o nella paura di uscire allo scoperto (cfr. Territorio e Devota).
Quello che si apprezza in Leavitt quando scrive di omosessualità è il disincanto, quasi il distacco dalla società degli anni Ottanta. La vita di un uomo o di una donna omosessuale presenta le difficoltà, le incongruenze, le paure, la necessità di scontrarsi con i giudizi o con il rifiuto, soprattutto nel contesto della famiglia. Leavitt affronta il tema lontano dai recinti chiusi del conformismo, delle ideologie e secondo una visione pacifica.

Confrontarsi con le pagine di un autore come David Leavitt, che pubblicò questi racconti a 23 anni, è l'occasione per incontrare uno stile immediato, definito minimalista, capace di far emergere l'essenziale del quotidiano fatto di rapporti interpersonali, esperienze positive e negative ma anche di sentimenti eccelsi come l'amore in alcune delle sue possibili declinazioni.


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