lunedì 29 aprile 2013

"Polvere di sole", l'ultimo libro di Tonino Guerra

Polvere di sole
di Tonino Guerra

Bompiani, 2012



Il 2011 è stato un anno di grandi perdite: Hillmann, Zanzotto, Szymboska e Tonino Guerra. Naturalmente saranno morti molti altri personaggi importanti nello stesso 2011 e in altri anni, ma con queste figure muore certamente un po' di bellezza del mondo e la possibilità di essere noi più ricchi. Si è fatto un gran parlare, come è solito alla morte di qualcuno, delle poesie di Tonino, naturalmente solo dopo la sua morte: oggi quasi non se ne sente più nulla. Tonino Guerra, morto il 21 marzo 2011, Giornata Mondiale della Poesia, non è stato nella sua vita un poeta classico o come si dice canonico: non appartenne a nessun circolo di particolari intellettuali e non si è affiancato a nessun tipo di corrente né vecchia né nuova, non ha avuto modelli di riferimento distinti.
A vederlo si potrebbe confondere con un uomo qualunque, neanche dallo spiccato intellettualismo, uomo della terra e della semplicità. In realtà Tonino è stato un grande intellettuale proprio nella sua semplicità, nel ritorno alle radici contro tempo. Nasce maestro, poi romanziere e sceneggiatore di teatro e cinema, per cui forse è più ricordato, ma il suo cuore è di poeta. Il mio professore di filosofia usava chiamarlo "il poeta dai libri profumati", non so esattamente perché - il mio professore, anche pittore, è un uomo dal genio stravagante, che non dice mai qualcosa per caso ma spesso in modo criptico - tuttavia mi piace come definizione, la trovo emblematica. Polvere di sole è l'ultimo libro che ci lascia Tonino: non una raccolta di poesie, ma una raccolta di frammenti di storie, immagini e evocazioni. È un libro usuale, intendo dire della stessa carta e inchiostro e plastica di cui sono fatti tutti gli altri, ma effettivamente è un libro che profuma.

Il suo profumo non viene dal materiale di cui è fatto, ma delle immagini, dalle parole, dai colori, dai suoni. I brandelli di storie spersi tra le pagine non hanno tra loro un filo narrativo, come in tutta la buona poesia non c'è una storia alle spalle, se non quella del lettore stesso. Certamente però esiste un filo rosso, un intento comunicativo. Credo con sufficiente certezza che esso si possa ricondurre allo stesso titolo, Polvere di sole appunto, ovvero frammenti di luce. Sono esattamente frammenti di luce quelli che ci lascia come ultimo dono Tonino, dove la rilevanza non sta tanto nel senso ultimo del breve racconto, quanto nell'emozione che lascia, un'emozione semplice.


Tonino veniva chiamato anche “il poeta contadino” poiché forte aveva dentro il legame con la terra, con la coltivazione vera. La sua poesia è nata sempre dalle mani infangate e ha dentro il segreto del coltivatore reale. Questo aspetto è portato alle altezze del sacro nell’ultima raccolta: alla terra, alla genuinità, al ritorno al semplice e originario si affida la salvezza e la si evoca. Di contro rifrazioni di specchi, plurime immagini, conturbanti colori e suoni, labirinti cittadini in vette, moti formicai vacui. A tratti sembra leggere un passo di Calvino tra Le città invisibili, Marcovaldo e Se una notte d'inverno un viaggiatore: medesima è l'idea di leggerezza, della necessità di leggerezza nel nostro secolo, l'ironia e lo spazio lasciato al bianco, riflessione personale. Tonino però si veste di abiti nuovi, del nostro tempo, e contemporaneamente sembra essere più vecchio nel suo essere tradizionale, contadino. Sembra aver intravisto, accanto al pessimismo rintracciabile nell'ironia e in verità rese palesi che aveva attraversato Calvino, una luce ancora possibile nel ritorno al verde profumato, genuino. Pura dunque, una prosa pura e infantile: lo sforzo più grande dell'intellettuale. Comprensibile in ogni sua forma e, dove ridotta, assolutamente evocatrice.
Una lettura non per professionisti di poesia, della poesia, in senso aulico e elitario, c'è davvero poco. Si potrebbe dire che la poesia sia stata uno spunto per Tonino, uno spunto verso l'idea di bellezza. La bellezza Tonino l'ha trovata dove i nostri padri hanno cominciato a lavorare per condurci qui e se, come credo, anche lui credeva nella bellezza che salva, questa per lui è la salvezza. Un regresso? Direi invece invito all'occhio più acuto: quelle che oggi ci circonda e impegna il nostro fare, spesso lo serve, non è ciò che siamo. Esso è solo un prodotto dell'evoluzione, ma l'evoluzione ha origine dalla terra ed è quello che siamo noi. Polvere dunque per la sua frammentarietà, come pulviscoli, di sole, la fonte di energia primaria nostra e della vita di cui non ci ricordiamo mai. Polvere di sole, polvere di luce, frammenti di luce, luce che salva e di cui troppo poco ci si cura. Questo ci ha lasciato Tonino Guerra.

Paola Tricomi

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