martedì 2 aprile 2013

L'ultimo ballo di Charlot di Fabio Stassi: un mondo di risate e lacrime




L'ultimo ballo di Charlot
di Fabio Stassi
Sellerio Editore, 2012


L’ultimo ballo di Charlot è un libro sorprendente, scritto con semplicità e leggerezza da uno scrittore di origine siciliana, Fabio Stassi, già autore di Fumisteria, È finito il nostro carnevale e La rivincita di Capablanca.
Stassi con il suo romanzo si è inventato una bella favola, ambientata in un mondo fatto di risate e lacrime; la Morte in persona va a trovare ogni Natale un vecchio e arrugginito Charlie Chaplin che, per aver salva la vita, deve farla ridere. In questo strano patto Chaplin riesce a prolungare la propria esistenza, potendo così restare accanto al proprio figlio ancora piccolo al quale scrive, prima di morire, una lunga lettera in cui racconta i momenti più emozionanti della sua avventurosa vita.

La mia memoria è un guardaroba così inverosimile che non so più se quello che contiene l’ho vissuto realmente oppure l’ho sognato. Non ci può essere, per me, un confine chiaro tra tutte le cose che mi sono accadute e quelle che non ho smesso di inventare solo nella mia testa.

E così comincia la storia di Charlie che, molto giovane, lascia la famiglia, comincia a girovagare per il mondo in cerca di fortuna, e per poter campare svolge attività di ogni genere: maratoneta, venditore di fiori, maggiordomo, strillone di giornali, imbalsamatore di animali, pugile e allenatore di pugili, tipografo, venditore di caramelle

Più che ai bambini vendevamo caramelle ai vecchi. Mi riempivano il negozio, in certe ore della giornata, come stormi di uccelli migratori che si posano sui rami di un albero, e mentre gli pesavo un etto o due di zuccherini, si sedevano da una parte e beccheggiavano i loro ricordi per interi pomeriggi.”

Ma tutti questi mestieri, come nel caso della breve esperienza di garzone di barbiere, si rivelano incompatibili con la sua vera natura di comico vagabondo

Il mio compito era quello di insaponare le facce della gente. Non puoi credere quanto siano diverse una dall’altra: ruvide spigolose grasse…mi veniva naturale imitarle allo specchio mentre gli massaggiavo le guance, era più forte di me. Chi aspettava il suo turno mi spiava da dietro le spalle e presto l’intera bottega scoppiava a ridere. In pochi giorni, i clienti più permalosi mi fecero cacciare”.

Stassi ripercorre gli avvenimenti romanzati dell’avventurosa vita di Charlie Chaplin, dai primi innamoramenti (“Vedrai come succede le prime volte: ti manca il fiato, la notte ti giri nel letto senza dormire e cominci a fare un mucchio di cose stupide.”), alla sua indimenticabile esperienza al circo, luogo in cui conosce Stan Laurel (“Solo uno era più bravo di me, anche se doveva farsi le ossa: un ragazzo magrolino dall’aria pasticciona, i capelli dritti e gli occhi perennemente sul punto di lacrimare. Sembrava un ballerino che danzava sulle punte lungo un confine di gesso tra realtà e sogno, con una leggerezza che non avevo riconosciuto in nessun acrobata. La sua invenzione più geniale fu farsi passare per stupido di fronte al mondo intero, come se si fosse isolato per sempre in un angolo della sua adolescenza.”)

È un Charlie Chaplin, la cui vita è come il suo modo di camminare fin da bambino, “sul bordo delle strade, un piede dopo l’altro, come un acrobata sul filo.”

Finché un giorno ecco la svolta della sua esistenza: indossa per caso un paio di calzoni sformati, un gilè e una giacca troppo stretti,due scarpe enormi e logore, una bombetta, un bastone e una cravatta a farfalla. Si agita i capelli, si incolla sotto al naso un paio di baffetti neri. È così che nasce la leggenda di Charlot, “il clown vagabondo, il buffone irriverente, il bambino capriccioso che fa le boccacce e ha le mani sporche.” Nasce con Charlot una comicità spontanea che riempie gli occhi di risate e lacrime

“Il trucco è sempre lo stesso: fare in modo che il mondo appaia rovesciato, sottosopra. La comicità è una capriola che irride i ricchi, rimette le cose a posto e ripara le ingiustizie. Chiude le porte ai prepotenti e le fa aprire ai deboli e agli indifesi, anche solo per il lampo di un sorriso. È quest’incredulità che ci riempie gli occhi di lacrime. Suscitare il riso e le lacrime è stata la mia infantile protesta contro la miseria, la malattia e il disprezzo, il mio rifiuto dell’odio e di tutte le forme sbagliate che finiscono per governare le relazioni umane. È stupefacente a pensarci quanto sia facile a contagiarsi l’allegria e quanto triste e malato sia invece il mondo.”.

Perché, come dice Charlie Chaplin, un giorno senza sorriso è un giorno perso.

Marco Adornetto