domenica 24 marzo 2013

PilloleDiAutore - Il primo Cahier di Paul Valéry



Il caso di Paul Valéry è assolutamente straordinario: la sua scrittura privata ha riempito oltre 261 quaderni di diversi formati (contiamo 26.600 pagine nell'edizione facsimile!), scritti con ritualità quasi religiosa praticamente ogni mattina, tra le 4 e le 7, dal 1894 al 1945
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta di un journal intime, ma raccoglie molti pensieri, riflessioni aperte sul tema centrale della ricerca filosofica, esistenziale, letteraria di Valéry: la natura dell'intelletto umano. Compatibilmente con la metodicità delle indagini, Valéry elabora una struttura possibile per la sua opera: una prima divisione per macro-aree di interesse e un ordine cronologico interno.
Per questa domenica, abbiamo scelto di proporvi le riflessioni sulla sua scrittura.

Edizione di riferimento: Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985


-------------------------------------------------------------------

Se la mia opera non è nulla – è molto preziosa; e io la conservo per me. Se essa è nulla – non ha alcun pregio per nessuno e io la conservo – per nessuno. (1900-1901. Senza titolo)[1]

Sento tutte le cose che scrivo qui – le osservazioni, gli accostamenti come un tentativo di leggere un testo e questo testo contiene degli ammassi di frammenti chiari. L’insieme è nero. (1902. Senza titolo)[2]

Tutto quel che è scritto in questi quaderni miei ha la caratteristica di non voler mai essere definitivo. (1905)[3]

Quel che scrivo qui, non lo scrivo che a me. (1937)[4]

Quando scrivo su questi quaderni, io mi scrivo.
Ma non mi scrivo tutto…
(1944)[5]

Non ho mai cercato di influire sulla ‘gioventù’ – Al contrario! Questa è la preoccupazione di G[ide]. Cercare di influenzare le persone stuzzicando quel che si presume sia il loro debole – raccontar loro che le liberiamo - - non mi interessa. (1935-1936)[6]

Il Journal di André è molto interessante perché è pieno di cose che provocano continuamente le mie reazioni di lettore – qui, per la loro futilità; là, per la simulazione; l’arte di fare emergere o trasparire le sue masturbazioni o le sue… puerilità.
E quelle variazioni sul Vangelo! –
Nessuno più personale di lui. Egli fabbrica la sua verità.
Il suo grande scopo è di fare impressione. Tutto questo irrita – specialmente un essere della mia specie; - ma lui non detesta neanche questo “effetto”. (1940)[7]

Per me un’opera è il possibile oggetto di un lavoro indefinito. La sua pubblicazione è un incidente esterno a questo lavoro; un taglio estraneo in uno sviluppo che non è e non può essere interrotto se non da circostanze esterne. Il mio distacco, per esempio. Se un’opera che sto  facendo mi annoia, la mia noia è estranea all’interesse che avevo per lei. (1922)[8]

Scrivere per pubblicare, in me è l’arte di servire gli avanzi. (1928)[9]

Errore su di me. Non mi sono mai proposto di agire sui miei contemporanei – ma – su me stesso. A volte tuttavia su alcuni di un certo genere. (1933)[10]



[1] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 6.
[2] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 6.
[3] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 6.
[4] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 11.
[5] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 16.
[6] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, pp. 158-159.
[7] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 192.
[8] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 275.
[9] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 287.
[10] Paul Valéry, Quaderni [1973], vol. I, a cura di Judith Robinson-Valéry, Adelphi, Milano 1985, p. 299.


------------------------------------------------------------
Introduzione e selezione dei testi a cura di Gloria M. Ghioni

0 commenti: