lunedì 11 marzo 2013

#PagineCritiche - Pirandello letto da un suo contemporaneo

Pirandello o il dramma di vedersi vivere
di Adriano Tilgher
a cura di Pierfrancesco Giannangeli


Solfanelli, 2013


L’agile e meritorio volumetto ripropone i più importanti e significativi interventi di Tilgher sul teatro e sulla poetica di Pirandello, suo contemporaneo. L’operazione editoriale, ideata e curata da Pierfrancesco Giannangeli, accolta e diffusa dall’editore Solfanelli, che vanta un catalogo di saggistica filosofica e letteraria di tutto rispetto, è lodevole per almeno due ragioni. La prima è quella di riportare alla sua pullulante sorgente critico-filosofica la celebre formula – “dissidio tra Vita e Forma” – che sintetizza il giudizio di Tilgher sulla poetica pirandelliana e che i manuali scolastici, incalzati dalla fretta e dalle semplificazioni, hanno ridotto ad un guscio vuoto. Per altro, intorno a quella formula, Tilgher sistema anche una rilevazione di non poco conto, ossia che il personaggio pirandelliano, si accorge di essere una Forma, una costruzione sociale, a seguito di un evento fortuito, improvviso, che fa esplodere il dissidio in modo violento e drammatico. Rilevazione quasi intuitiva e forse non sufficientemente approfondita, che sembra sfiorare un approccio critico tematico e non solo estetico-filosofico. 
La seconda ragione consiste nel rimettere in circolazione il pensiero critico, estetico e filosofico di uno dei personaggi più eterodossi della cultura italiana tra le due guerre, stretta, come si sa, tra imperio crociano e provincialismo conformista. Adriano Tilgher, refrattario al carrierismo accademico e all’algida compunzione di tanti suoi colleghi, spese gran parte della sua sapienza filosofica e letteraria per intervenire sulle questioni aperte e contemporanee, per trasformare la cultura umanistica in azione sul presente. Come pochi dei suoi colleghi conobbe e approfondì le suggestioni e le inquietudini della cultura europea più avanzata e trasse spunti di riflessione anche da filosofi e letterati invisi, estranei o sottovalutati dall’idealismo crociano.
Certo, la critica letteraria di Adriano Tilgher ha una forte impostazione culturale, estetica e filosofica (non dissimile da quella del maestro Benedetto Croce) che, dopo la grande e autorevole stagione degli studi specialistici che da lui ci separa, sembra non dare il giusto peso alla specificità dei testi e delle poetiche letterarie, letti e considerate come ricerche ed espressioni immerse nel flusso culturale contemporaneo da considerare nel suo aspetto complessivo e onnicomprensivo. Ciò non toglie però che alcune delle sue intuizioni su Pirandello e, più in generale, sull’esperienza estetica siano tuttora stimolanti e possano rappresentare un ottimo angolo visuale da cui guardare alla letteratura e all’espressione artistica come parte integrante e non secondaria – non, cioè, come “la domenica della vita” – della vita del singolo e della società.  Dunque non si può che concordare con l’auspicio espresso dal curatore del volume: «ci auguriamo, infine, che questo utile recupero di Adriano Tilgher costituisca il primo passo di una nuova e più generale rivisitazione critica della sua opera».

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