martedì 5 marzo 2013

Benedetta Tomasello, “Buenos Aires 22”


Buenos Aires 22
Di Benedetta Tomasello

Edizioni Librería Croce, 2012

90 pp.
14,00 €


Era un racconto destinato a rimanere nel cassetto quello di Benedetta Tomasello. Nel cassetto degli affetti e degli amori, nell’ “anima cantina”, come la chiama lei, insieme a melodie del suo passato e ricordi della sua infanzia.
Invece giunge alle Edizioni Croce, storica casa editrice della capitale, tramite “un’anima rara incontrata per caso”, un cliente venuto a comprare le sue cementine. Sì perché Benedetta Tomasello di mestiere si occupa di pavimentazioni e di restauro conservativo. Il suo Buenos Aires 22 porta una forte impronta di questa creatività, di mani sporche di resina e colore che plasmano la storia seguendo antichi rimedi di famiglia. È un racconto scritto con lirismo e onirismo, una storia autobiografica: la protagonista è Giorgia, di cui Benedetta in 88 pagine racconta i ricordi d’ infanzia e di giovinezza. L’amato padre in primo luogo, che ha con Giorgia un rapporto privilegiato:
Lei non è una bambina come tutte le altre. «Secondo te una bambina che mangia la pasta con i tenerumi con la forchetta è normale? »
Tanti i nuclei tematici che si nascondono tra le memorie di una famiglia. La perdita del padre che è “buio” per tutto un capitolo; l’emigrazione di un figlio della Sicilia, cercato poi dall'altro lato del mondo da suo fratello, che in mano ha solo il recapito di un fermo posta: Buenos Aires 22.
Una storia di filastrocche e giochi di bambini, che creano magie con la roba dei grandi, le resine del cementificio di famiglia:
«Ma secunnu tia abbasta? ».
«No, metticcinni chiossà ».
«Ancuora? ».
«Chiossà chiossà».
 (Ma secondo te ci basta? No, metticene di più. Ancora? Di più di più.)
L’uso del dialetto è parte integrante della scrittura della Tomasello. Non poteva essere altrimenti per una storia così intima, palermitana nei luoghi e nella lingua.  È una prosa che va incontro al lettore, a volte si rivolge a lui direttamente per guidarlo nella lettura. Ma sono indicazioni tutte da interpretare quelle dell’autrice, che scrive seguendo il flusso di ricordi e di sensazioni riaffiorate.
Per chi non conoscesse la pasta coi tenerumi è una prelibatezza siciliana. Io comunque abbrevio la ricetta puoi reperirla su internet – mica serve solo per i film porno?
Punteggiatura e scelte tipografiche vanno appresso ai ricordi dell’autrice-personaggio, che sbucano fuori improvvisi e spesso ironici dal baule di memorie della Tomasello.
Mangia la tua parola! Ti sei rimangiato la tua parola?
BLA BLA BLA BLA
Mischi sapori assurdi, tanto tutto si miscela nel pancione poi vai al cesso e tiri lo sciacquone.
Lo stile lirico del racconto è sicuramente l’aspetto più innovativo e interessante del libro, che non a caso ha come sottotitolo Poesia di un amore sincero. La fonte è la poesia di Ungaretti , presenza visibile per tutto il libro fin dalla citazione messa in esergo:  la poesia è poesia quando in sé porta un segreto.
Ma il rischio di giocare eccessivamente con le rime e con i suoni  è alto, e un eccessivo ermetismo linguistico potrebbe stordire all'interno di storia già di per sé spesso indecifrabile perché intima. Giocare con le parole richiede una grande abilità, e anche una grande comprensione nei riguardi del lettore che non dovrebbe perdersi tra rimembranze personali e slogan pubblicitari.
Mulino Biancooo!
Fine della fetta biscottata.
Ma nonostante la soggettività di un io lirico che emerge forse in maniera un po’ troppo preponderante, rendendo il racconto a volte arduo da interpretare, Buenos Aires 22 è un’ottima prima prova per una scrittrice emergente con una storia nel cassetto. E in cantiere c’è già un secondo libro: “formicola nel cuore una nuova parola”, così ci svela in una mail. Noi scommettiamo su questa autrice e sull'intensità del suo racconto che si legge tutto d’un fiato, e che chiede in prestito al dialetto la forza che vivifica i ricordi passati ma mai dimenticati.

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