sabato 23 febbraio 2013

CriticaLibera - Shakespeare and co. e l'intervista ad Adelaide Cioni


Shakespeare & Co.
Foto di Hannah Swithinbank
Li chiamano i luoghi del cuore: quelli a cui arrivi e da cui non riparti. Sono luoghi che non hanno nessuna via, ma hanno ognuna di quelle che passano per la tua, di vie. Quasi sempre hanno il colore dei tuoi occhi, tanto ce li hai lasciati addosso, e il suono caldo e familiare che ha il passo di chi ami quando entra nella tua stanza. Da lì entrano e non escono più, con la decisione di chi sa di essere aspettato, con la calma di chi è sicuro che tanto ci resterà per sempre. I luoghi, non il luogo, che si sa, l'amore non procede per sottrazioni.

Il mio ultimo luogo del cuore si trova all'angolo, come quasi tutte le cose belle: Parigi, V arrondissment, Rue de la BûcherieLa Shakespeare & Company è la più celebre libreria inglese di Parigi, e la più parigina di tutte le librerie di Parigi. Quando la trovi di fronte ti sembra di essere già davanti ad un libro aperto, il legno verde e giallo rilega le due ampie vetrate, fedeli come solo le pagine di un libro possono essere: ti permettono di guardare su, oltre e dietro ciò che è scritto; affacciandoti sai già quello che ti può aspettare: centinaia di migliaia di storie, tutte con lo stesso profumo, quello di un libro nuovo appena sfogliato, un profumo che è difficile da spiegare, come tutte le cose semplici, come tutte le cose belle.
Ti avvicini con lo stesso ossequioso rispetto che si deve ad un posto che ha fatto la Storia, ma anche con la stessa autentica allegrezza che viene suggerita dai fili di lucette bianche appesi all'esterno, quasi stessero a dirti che là dentro la Storia ha la forma di uno degli strumenti più democratici e familiari, che là dentro c'è un posto anche per te. Be not inhospitable to strangers, lest they be angels in disguise”: questa è la filosofia della Shakespeare and co., una filosofia che le ha permesso di elevarsi a luogo simbolo delle ferventi sinergie culturali che hanno animato la Parigi degli anni '20.
In quella strada fredda e spazzata dal vento, era un posto caldo, allegro”: così la Shakespeare and co. si staglia tra le pagine della letteratura in Festa mobile di Hemingway, così doveva essere per Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, James Joyce e per gli altri scrittori della lost generation che si raccolsero attorno alla lungimirante figura della proprietaria Sylvia Beach, in quella “strada fredda e spazzata dal vento“ che era Rue de l'Odéon, dove nel 1912 la libreria venne trasferita dall'originaria sede di Rue Dupuytren.
La libreria fu chiusa durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, quando ad un ufficiale nazista fu proibito acquistare l'ultimo esemplare di Finnegangs Wake di JoyceL'ideale eredità di culla culturale della Rive gauche fu raccolta dalla libreria di riferimento della beat generation a Parigi: Les Mistral, aperta nel 1951 da George Whitman che, alla morte di Sylvia Beach, le cambiò il nome in quello di Shakespeare and company. Oggi la libreria, di proprietà di Sylvia Whitman, figlia di George, si trova in Rue de la Bûcherie: aperta tutti i giorni dell'anno, essa offre posti letto ricavati fra le alte pile di libri, agli scrittori che offrono in cambio qualche ora di servizio all'interno della bottega. 
 
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Abbiamo intervistato Adelaide Cioni, affermata traduttrice di letteratura americana tra gli altri per Einaudi, Feltrinelli, Minimum Fax. Adelaide, che ha avuto l'onore di soggiornare per qualche tempo presso la libreria, con mirabile garbo e disponibilità, ci ha fatto entrare nel mondo della Shakespeare and co. attraverso gli occhi di chi, nei libri, ci cammina la propria vita.

Capita, a volte, che siano i luoghi ad arrivare a noi, non noi ai luoghi. Adelaide, come è arrivata a lei la Shakespeare and co.?
Nel marzo del 2007 ero a Parigi e avevo bisogno di un posto dove dormire. Mi sono ricordata di un paio di articoli che accennavano che la libreria ospitava scrittori, e ho pensato, magari ospitano anche traduttori, ed esattamente questo ho detto a Sylvia, la figlia di George Whitman, oggi proprietaria del negozio. È sempre strano chiedere ospitalità a chi nemmeno ti conosce, ma lei fu gentilissima, mi disse, Sì, la stanza è libera, puoi venire anche subito. E che stanza! Un lettino singolo e un tavolino sotto una finestra che guarda Notre Dame, enormi specchi antichi e le pareti coperte di una stoffa a strisce. Dormivo sotto file di volumi di prime edizioni di Hemingway e Joyce e Whitman. Un sogno. Sono rimasta lì due settimane.”

Ci può raccontare le suggestioni di quei giorni passati tra un Whitman e un Fitzgerald?
E' stata un’esperienza straordinaria soprattutto per la possibilità che mi ha dato di conoscere George Whitman, che la fondò nei primi anni cinquanta, che si accorciava i ca pelli con la fiamma di un accendino e la domenica mattina preparava pancake per gli ospiti dell’Hotel Tumbleweed, come lo chiamava lui. George era un utopista vero. Uno che diceva io non credo in Dio, credo negli uomini, e viveva di conseguenza. Che seguiva davvero il motto che aveva scritto sulla parete al piano di sopra: Be not inhospitable to strangers lest they be angels in disguise. Un uomo che è stato capace di creare una specie di isola che non c’è. E che dal primo giorno di apertura ha ospitato gente di tutti i tipi. Unica regola: dentro la libreria non si fuma e non ci si droga. E in cambio dell’ospitalità devi prestare due ore di lavoro nella libreria al giorno.”

Sappiamo che lei, oltre ad essere una magistrale traduttrice è una disegnatrice; un elemento costitutivo della sua arte è l'oggetto sedia. Penso che il suo rapporto più intimo con la Shakespeare and co. possa essere capito passando proprio attraverso quest'oggetto, che lei sa guardare, studiare, col quale sa lavorare in un modo profondo. Come erano le sedie della Shakespeare and co., se avevano qualcosa di diverso dalle altre, di cosa si trattava?.
Io disegno molte sedie, sì, ma non ricordo come fossero in particolare le sedie della Shakespeare & co., ricordo meglio le brandine, e la stoffa a strisce che rivestiva le pareti, e quell'atmosfera magica che si viene a creare quando libri e persone convivono davvero, anche condividendo spazi ibridi: di giorno le brandine facevano da ripiani per i libri e di notte servivano per dormirci. Quelle situazioni in cui ti rendi conto che il padrone di casa ha con i libri un rapporto di intimità che ha travalicato il piano intellettuale ed è diventato prima di tutto fisico (altro caso simile che mi ha sempre colpito un sacco era la Pivano che raccontava che a un certo punto non sapendo più dove mettere i libri ne dovette mettere in frigorifero). E forse è proprio questa una delle cose che mi sono rimaste della Shakespeare & co.

Ernest Hemingway scriveva che "Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile”, lei cosa ha preso dalla libreria, cosa ha portato e continua a portare di questa festa mobile per le strade del mondo?
Prima di tutto George, la sua libertà e accoglienza che erano unite a un grande rigore e ordine e senso di responsabilità verso una libreria che era la sua opera d'arte.

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Un'opera d'arte che arricchisce la galleria culturale di cui può vantarsi il quartiere latino di Parigi; il fervore intellettuale che lo contraddistingue continua a godere ancora oggi dei contributi, in termini di festival, premi ed eventi letterari, che nascono tra le pareti della Shakespeare and co. Ricchissimo il calendario degli appuntamenti nel mese di febbraio: a partire dall' incontro che si è tenuto  venerdì 1 con la giornalista Stephanie LaCava al suo debutto letterario con An Extraordinary Theory of Objects; il 4 febbraio è stato un pomeriggio di musica e parole con il concerto di Yo Zushi, giovedì 14 è stata poi la volta di Paul Murray che presenterà il suo Skippy dies; il 20 febbraio ha ospitato un pomeriggio all'infanzia con Kate Stables che animerà un'ora di letture e musica per i più piccini; il 21  la libreria ospiterà la romanziera Louise Doughty, che parlerà di cosa significhi oggi diventare ed essere uno scrittore. Per “Filosofi in libreria” ieri si è tenuto un dibattito su Hegel ed infine, lunedì 2, tre scrittrici inglesi, Nancy Huston, Ellen Hinsey and Denis Hirson leggerano passi dalle loro opere.

La Shakespeare and company è una tappa irrinunciabile per parigini e non: su i suoi due piani di poesia si respira la sua storia, che mai è passato. Tutti i volti, le mani che l'hanno incrociata sono lì e lei è in tutti quei volti e in tutte quelle mani, è il loro luogo del cuore.
In Rue de la Bûcherie o per le strade del mondo: adesso è lì che la puoi trovare.  

a cura di Alice Mora

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