venerdì 21 dicembre 2012

Voci della poesia italiana, antologia


Le antologie poetiche non dovrebbero mai avere la pretesa di fare scuola, o creare nuovi canoni, o "nuove generazioni". La poesia non si può inscatolare come un prodotto d'origine controllata, tentando di manipolare il suo "processo produttivo e di diffusione". Si vorrebbe piegare la poesia a piccoli interessi clientelari, al management di tristissimi direttori artistici, alle vanità di questo o quel critico, al baronato di questo o quel editore. Ma la verità è che la poesia vive di vita propria, libera, e non tollera di essere inscatolata, di essere gestita e monopolizzata. Come i cervi, fieri padroni dei boschi, la poesia muore appena viene “recintata”, “allevata”.
La poesia vive di vita propria, nei pensieri e nelle azioni quotidiane di chi la porta nel cuore.
Con queste premesse mi sento di dire che, a mio modesto parere, le uniche antologie poetiche valide sono quelle che non hanno pretese definitorie, ma che riescono con schiettezza e umiltà a parlare di nient'altro che di sé stesse. Le uniche valide sono quelle propongono, non im-pongono. Non è una questione semplicistica, come può sembrare. Perché dietro ogni rigida definizione, dietro ogni selezione (apparentemente) di merito, si cela sempre una ragione clientelare.
Sentieri Meridiani propone con umiltà una scelta (non la scelta) di autori contemporanei. Propone ai lettori la sua esperienza di vita culturale ed editoriale. Il titolo dell'antologia, dal tono generico e affatto definitorio (Voci della poesia italiana), introduce alcune esperienze poetiche di autori diversissimi per età e formazione. Sentieri Meridiani propone così una tavolozza di colori - i colori del suo mondo - senza pretesa di fare-mondo, fare-scena, fare-canone, fare-combriccola, ma con il solo proposito di fare poesia.

Riccardo Raimondo


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Dodici voci poetiche che provengono da due generazioni contigue (quelle dei nati negli anni Settanta e negli anni Ottanta) a cui è toccato in sorte di soffrire e testimoniare un tempo di delusioni e precarietà. Dodici voci molto diverse, che trascorrono dalla preghiera all’indagine psichica, dalla sentenziosità alla teoresi, dalla tenerezza alla lirica, dalla politica al postmodernismo, dal realismo al mito, dalla corporalità allo sperimentalismo. Dodici voci che parlano da diverse contrade italiane, quelle di nascita oppure quelle raggiunte cercando lavoro o cercando se stesse. Dopo cinque anni di vita, la collana “Le diomedee” propone una sorta di bilancio (quasi tutti gli autori, infatti, hanno pubblicato le loro raccolte in questa collezione, altri forse lo faranno), un ventaglio delle mille strade che la scrittura in versi può ancora percorrere nella quotidiana e sciatta prosa della vita. In un tempo in cui i poeti cedono all’individualismo e si ripiegano sul piccolo rettangolo di una tastiera, è un buon segno che si cerchi ancora di uscire dal guscio, di mettere la testa fuori per vedere che tempo fa. È così che, nonostante la varietà dei temi e degli stili, il lettore troverà fra le pagine di questa silloge la magia di un incontro di cuori e intelligenze che si ritrovano a scambiarsi le scoperte, le parole, le ragioni. Le irragionevoli ragioni della poesia.
Daniele Maria Pegorari
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