lunedì 31 dicembre 2012

ESC: quando tutto finisce

Esc. Quando tutto finisce
antologia a cura di R. Astremo e M. Maraschi

Hacca Edizioni, 2012


Il 2012 è stato un anno controverso (quale anno, infondo, non lo è?) e parecchio denso di situazioni al limite dell'umana sopportazione: abbiamo assistito, infatti, all'epopea dello spread, allo stillicidio delle tornate elettorali, ai vari concorsini e concorsoni per i giovani e vecchi precari, e questo, solo per quanto riguarda la situazione italiana. Insomma, ce ne sono stati eccome di segnali incontrovertibili che ci mettessero in allarme circa il vituperato (e in qualche caso anche auspicato!) avverarsi della profezia dei Maya, che il mondo sarebbe finito il 21 dicembre scorso, inesorabilmente, phuf, un colpo di spazzola prima di andare a dormire, per sempre.
Così non è stato, però, a scanso di equivoci lo preciso: non sto scrivendo da un iperuranio iperbolico che m'abbia finalmente consentito di abbattere le più ostinate leggi della relatività e della caduta dei gravi. Così non è stato, dicevamo, eppure c'è tanto piaciuto pensarlo: immaginare il pericolo, tra un bicchierino d'amaro e una strizzatina d'occhi al bar, ché tutto sommato quello che ci manca ancora oggi, nella grande epoca del tutto e sempre, è un po' di quel sano brivido dietro la schiena, quel burlesco alone di mistero, il “non è vero ma vorrei tanto crederci” che ci riporta alle novelle raccontate a mezza bocca dai nonni, per una volta, almeno.
Questa volta, perciò, le novelle hanno scelto di raccontarcele undici fra i più interessanti narratori italiani contemporanei: Carola Susani, Stefano Sgambati, Gabriele Dadati, Emilia Zazza, Vins Gallico, Federica De Paolis, Fabio Viola, Paolo Zardi, Giordano Meacci, CinziaBomoll e Flavio SantiHanno scelto, questi autori, undici racconti a tema, per ESC, l'antologia curata da Rossano Astremo e Mauro Maraschi, per  Hacca edizioni, e il tema, chiaramente, non poteva che essere la fine del mondo.
Prendo in prestito le parole di Marcello Fois, che ne ha curato la prefazione, per arrivare subito al nocciolo della spinosa questione della catastrofe:
Qualche volta le apocalissi sono la constatazione di un decadimento lento e silenzioso: un giovane uomo che deve constatare una calvizie incipiente, una ragazza alle prese con le prime rughe. Fatti semplici, stocastici, che possono indicare progresso verso la maturità, ma allo stesso tempo, regresso verso la vecchiaia.
È così che i singoli autori, pur partendo da punti di vista diffratti e rimodulati, costruiscono le loro storie di finitudine infinita, di isolamento socializzato, in un processo che oserei definire quasi freudiano, tutto volto a un recupero ironico e spiazzante delle più intime e sofisticate paure che attanagliano costantemente corpo e mente di ciascuno di noi. La morte, la fine dell'intera umanità, con tutte le sue indomite speranze, le programmatiche attese, i progetti lasciati in sospeso, l'ansia del distacco e dell'abbandono, la fantasia concreta e inalienabile di volersi costruire un universo altro, non necessariamente migliore, ma quantomeno parallelo, salvifico dacché duraturo. Questo l'intento, ben riuscito, di ESC: quando tutto finisce, qualcosa resta. Sempre la scrittura.

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