mercoledì 10 ottobre 2012

La centralità della traduzione a omaggio della pluralità linguistica


Almo Collegio Borromeo, Pavia
9 ottobre 2012
ELOGIO DELLE LINGUE E DEI LINGUAGGI.
INVITO ALLA TRADUZIONE

Ieri nella bella cornice della Sala Bianca dello storico collegio borromaico di Pavia si è svolto il secondo appuntamento con "L'elogio delle lingue", occasione patrocinata dalla Provincia, dal Dipartimento di Studi umanistici, dal Miur, dal Comune e dal Lend (lingua e nuova didattica). La giornata è stata interamente dedicata alla traduzione, considerata unico e vero omaggio alla pluralità linguistica, nonché alla dignità e all'uguaglianza di ogni idioma. 

Quel che colpisce, da subito, è la scelta di dedicare molto spazio all'aspetto pragmatico della traduzione, nonché agli studi in merito, portando in campo problematiche reali e possibili risoluzioni. Particolarmente efficace e piacevole è stata la mattinata presentata da Giuseppe Polimeni, ricercatore di Storia della Lingua italiana presso l'università di Pavia. Dopo un doveroso ricordo dell'esperienza del maestro Benvenuto Terracini e del suo ancora preziosissimo Conflitti di lingue e di cultura, anziché parlare per astratto, la parola è stata data ai traduttori stessi, per una "autobiografia linguistica del traduttore". Invitati erano Massimo Bocchiola, Daniela Marin, Anna Ruchat, Simona Viciani. Gli ospiti hanno portato con grande generosità e apertura al racconto la propria esperienza personale, il cammino che li ha portati a diventare traduttori: nonostante l'eterogeneità dei percorsi, è costante l'importanza attribuita al background infantile e adolescenziale, alle letture giovanili e alla passione per la lingua straniera prescelta. Ogni traduttore ha portato uno o più testi tradotti, di cui sono state spiegate le problematiche incontrate e le successive proposte di traduzione. Dunque, oltre a una parte piacevolmente aneddotica e personale, si è sempre entrati nel merito della pratica della traduzione. 
Collegio Borromeo

Ad esempio, Massimo Bocchiola ha dimostrato come l'intraducibilità non stia tanto nel testo ma nel contesto, presentando una difficile operazione di traduzione di London Scottish, testo poetico  di Mike Imlah risalente al 1914. Il testo, cui il traduttore si è sempre sentito particolarmente legato, risultava ricco di significati quasi impossibili da rendere in italiano, per la polisemia di molti termini inglesi, inevitabilmente persi. La bozza di traduzione in italiano è risultata deludente; ma, a sorpresa, a Massimo Bocchiola è parso efficace operare una traduzione nel dialetto villanterese d'origine ("ho provato a scriverla come me l'avrebbe raccontata mio nonno Carlo") e passare solo dopo a una nuova versione italiana. Risultati sorprendenti davvero, di alta efficacia.  

Esperienza molto diversa è stata quella di Daniela Marin, che da anni coltiva la conoscenza del francese partecipando dapprima alla scrittura e poi alla revisione del dizionario bilingue (italiano-francese; francese-italiano) Garzanti. L'occasione è stata eccezionale per prendere atto dell'evoluzione linguistica, di espressioni figurate, dei registri e delle sfumature di senso più disparati: il tutto ha portato a una conoscenza maggiore della lingua francese ma anche dell'italiano, con l'apprendimento di termini tecnici e di una stessa dimensione culturale insita nella lingua. Un posto non irrisorio è stato poi dedicato all'interesse di Daniela Marin per la letteratura francofona di autori africani, che dimostra importanti casi di fenomeni linguistici conservativi.

Al di là delle esperienze dei singoli traduttori, su cui sarebbe veramente interessante soffermarsi, la mattinata ha visto anche l'intervento della Professoressa Laura Salmon, docente di russo presso l'Università degli Studi di Genova, dove dal 2001 è attiva la prima cattedra di Teoria della traduzione in Italia. Laura Salmon, muovendo dal suo libro recente Bilinguismo e traduzione. Dalla neurolinguistica alla didattica (scritto con Manuela Mariani, Franco Angeli 2008), ha esposto le sue preoccupazioni circa l'attuale metodo didattico delle lingue: studi neurolinguistici e esperienze sul campo hanno dimostrato come il tradizionale approccio grammaticale prescrittivo e procedurale blocchi lo studente in fase di traduzione simultanea e di conversazione. Al contrario, la acquisizione linguistica viene efficacemente paragonata all'acquisizione di uno sport: a una fase motoria segue una fase pratica, dal momento che il cervello non percepisce la differenza tra grammatica e pragmatica. 

Da sinistra: Ute Heidmann, Silvana Borutti
Gianfranca Lavezzi, Antonio Prete
Nel pomeriggio, dopo un'ora di interessanti "giochi di traduzione", che hanno coinvolto i presenti, si è passati alla presentazione di due libri usciti da poco, particolarmente rilevanti per l'approccio alla traduzione. La Professoressa Gianfranca Lavezzi dell'Università pavese ha introdotto dapprima l'autore Antonio Prete e quindi la sua nuova fatica All'ombra dell'altra lingua. Per una poetica della traduzione (Bollati Boringhieri, 2011). Si è evidenziato come, per Prete (professore ordinario presso l'Università di Siena), la traduzione sia come un cristallo, le cui sfaccettature rispettano la "polifonia del molteplice". La fedeltà non sta nella traduzione della singola parola, ma nel rispetto di quella lingua nell'epoca in cui è stata scritta, delle valenze allora presenti,... Allo stesso modo, l'ideale di "dolcezza e armonia" di dantesca memoria non è legato alla singola scelta lessicale, ma all'insieme. 
Cambia particolarmente quando abbiamo a che fare con autori tradotti ancora viventi: Antonio Prete cita casi personali in cui la collaborazione con l'autore (almeno parzialmente a conoscenza della L2) si è rivelata particolarmente utile e stimolante. 

Infine, le autrici Silvana Borutti (Unversità di Pavia) e Ute Heidmann hanno presentato il nuovo La Babele in cui viviamo. Traduzioni, riscritture, culture (Bollati Boringhieri, 2012). La collaborazione è stata particolarmente proficua, nel delineare un libro dall'indice colmo di argomenti vertiginosi, che attestano quanto la traduzione sia "esperienza di forme di altrove e di alterità", nel rispetto totale del "carattere vitale della differenza" di lingue in continua trasformazione ("le parole intraducibili sono termini di differenza"). 
Tantissimi i concetti espressi, concetti basilari per chi si affaccia al mondo della traduzione: ad esempio, si è parlato di quanto la traduzione sia un decentramento dalla L1 e un potenziamento della propria lingua; o ancora, si è sottolineato come "Babele" non sia un concetto negativo, ma testimoni la pluralità e l'incontro arricchente tra realtà altre. 
Un esempio pratico ha poi riguardato l'esperienza di riscrittura (o forse rienunciazione) del mito ad opera di Rose Ausländer nella poesia Orpheus und Eurydike: la lettura incrociata di testo originale e traduzione ha aperto poi all'interpretazione di questo testo, eletto exemplum di quanto il mito possa riattualizzarsi e assumere connotati propri del contesto storico-sociale in cui si riambienta. 

Anche la discussione fitta, con molte domande dal pubblico, ha aiutato a concludere la giornata all'insegna dell'estesa e attiva partecipazione e del notevole interesse per l'argomento. Simili giornate di studio, tanto pragmatiche, propositive e vissute appassionatamente, hanno il potere di riconfermare che la ricerca ancora ferve. 

Gloria M. Ghioni




1 commenti:

Davide Castiglione

Ottimo resoconto, sembra quasi di esserci andati! peccato non essere più a Pavia, tutti i temi toccano da vicino i miei interessi...