venerdì 26 ottobre 2012

Fannie Flagg, "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop"


Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop
(Fried green tomatoes at the Whistle Stop Cafe)
di Fannie Flagg

BUR, 2000



Come quasi ogni “nonno” della nostra generazione, anche i miei avevano una casa in campagna. Più precisamente, la casa in collina del mio bisnonno da parte materna. Il paese era uno dei tanti del paesaggio piemontese. Indeciso se stare sulle pendici o scivolare verso le risaie, non abbastanza fresco da definirsi luogo di villeggiatura e non sufficientemente abitudinario da diventare residenza. Più zanzare che abitanti, un’unica piazza con il classico nome di piazza Garibaldi; due bar, uno per gli uomini per giocare a carte e l’altro che fungeva anche da pasticceria. Avete inquadrato il genere?
In questi posti, ogni abitante ha il proprio ruolo da rispettare. C’è il fornaio, rigorosamente uomo con la moglie che prepara le sfogliatine per la domenica, la parrucchiera, in genere una signora che fa la permanente in casa e aggiorna sull’ultima scappatella della figlia del farmacista che è giovane ed è appena arrivato dalla città, con i suoi occhiali tondi e la laurea orgogliosamente esibita. La casa in fondo alla strada è di una vecchia signora un po’ matta che alleva colombi, quella a due piani è la casa delle vacanze di un avvocato di Torino.
Avete passeggiato per queste strade? Si, forse sto ricamando un po’, facendo letteratura spicciola, ma nella sostanza il paese era davvero così. E serve a prepararvi a quello che potrete trovare tra le pagine del romanzo in questione.
Leggendo il grande caso editoriale di inizio anni Novanta, Pomodori verdi fritti al caffè di Wistle Stop, mi sono ritrovata catapultata in questa atmosfera. Il romanzo prende la voce di Virginia “Ninny” Threadgoode, anziana signora ormai in casa di riposo che racconta la sua gioventù e le avventure della piccola città dell’Alabama a Evelyn, casalinga di mezza età decisamente infelice. Ci troviamo a camminare per il piccolo centro negli anni della grande Depressione: cuore pulsante è il Caffè vicino alla ferrovia gestito da Idge, donna pioniera dal carattere mascolino, e da Ruth, bellissima e delicata creatura sfuggita ad un matrimonio violento. Attorno emergono personaggi come lo Sceriffo, il Vagabondo, la Parrucchiera e il Ferroviere, al tempo stesso stereotipati eppure realistici. Si assiste ad episodi tristi, felici e misteriosi, finanche ad un omicidio. La struttura è data dal racconto della vecchia Ninny con continui passaggi all’epoca del fatti, ulteriormente sottolineati dalle notizie del bollettino di Whistle Stop. Una volta capiti i binari di svolgimento, si apprezza molto questa cornice narrativa. Un romanzo rilassante, appetitoso e fresco.
Ci sono i “ma”. L’atmosfera pennellata è più favolistica che altro: non si avverte il clima di disperazione della grande Depressione. Non ci troviamo di fronte all’altra faccia del Furore. L’effettiva presenza del Ku Klux Klan è a mala pena accennata e quasi resa da pantomima. La stessa relazione tra le due protagoniste, di natura chiaramente omosessuale, sembra perfettamente accettata e non commentata dalla società degli anni Trenta. Manca un elemento veramente cupo, nero e cattivo che forse avrebbe dato più credibilità all’intreccio.
Ne vale comunque la pena: non fosse altro per passeggiare con lievità (forse un po’ troppa) nell’America degli anni Trenta. E per scoprire la ricetta dei pomodori verdi fritti.


1 commenti:

Giornalista Chiacchierona

Consigliato da un amico, che mi regalò il DVD del film...
Il libro credo di non averlo invece.