giovedì 27 settembre 2012

Luca Negri – Giovanni Lindo Ferretti partigiano dell'Infinito

Giovanni Lindo Ferretti
Partigiano dell'Infinito da Togliatti a Benedetto XVI
di Luca Negri


Vallecchi, 2010



«Iniziava l’era atomica, i figli di Sion tornavano in Terra Santa e l’Italia di nuovo devastata e da ricostruire optava democratica per la fine della monarchia e per lo schieramento atlantico-capitalista piuttosto che per quello orientale […] a questo punto della storia mondiale, italiana, emiliana, cattolica e comunista [...] Giovanni Lindo Ferretti nasce secondogenito a Cerreto Alpi, piccolo borgo sui monti fra Reggio Emilia e La Spezia» – 
Luca Negri descrive così i primi giorni del “suo” Ferretti.
Siamo al primo capitolo del suo libro uscito per Vallecchi Editore nel 2010: Giovanni Lindo FerrettiPartigiano dell’Infinito da Togliatti a Benedetto XVI.
Come facendo un balzo avanti dalla migliore tradizione manganelliana del “romanzo parallelo”, Negri commenta, contestualizza, descrive, provoca, infiamma… non una sola opera, non solo la letteratura di Ferretti (attraverso citazioni tratte da canzoni, scritti o interviste), ma anche la vita vera del discusso artista emiliano, il suo impegno nel canto, nella scrittura e nel teatro. Così le citazioni s’innestano nella cronistoria, raccontandone un’altra e parallela, di storia. Le parole sono come le tappe sintetiche nel tracciato d’una mappa, di cui Negri con astuzia decifra le implicazioni, le previsioni, le intuizioni, i sensi, le vicinanze e le lontananze…
È un impegno trasversale, quello di Ferretti, che lo ha reso noto ai palcoscenici più svariati, attraverso gli orientamenti più contrastanti, con tutto il coraggio e la libertà di un vero outsider: dal punk degli anni ’80, ai giovani di sinistra smarriti dei ’90, fino ai cattolici ferventi e ai neo-conservatori dell’ultimo decennio.
La prosa densissima e appassionata di Negri non annoia mai, e ci accompagna attraverso tutta la crescita artistica, politica e religiosa di Ferretti.
Dai tempi in cui i vecchi eroi svaniscono (Cccp, B.b.b.) a quelli di qua di là dal muro di una Europa in trance in Alexandre-Platz come in piazza del Duomo (Cccp, Live in Pankov). Per passare da un islam punk ispirato a una Istanbul dove Dio fa la cameriera […] nei posti giusti (Cccp, Punk Islam).
Un realismo inquietante, una nostalgia d’Occidente (Ccco, U.N.) portano presto Ferretti a un anti-comunismo «da cantare a pugno chiuso», come scrive Negri: Sogno Tecnologico Bolscevico / Atea Mistica Meccanica / Macchina Automatica – no anima / Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione / ridotta imbelle sterile igienica / una Unità di Produzione  (Cccp, Unità di produzione).
Sono tempi in cui «per una mente d’Occidente, distratta da troppi stimoli, è difficile concentrarsi per capire», così l’attenzione di Ferretti si sposterà verso l’Asia e «con la lunga e psichedelica Gobi siamo nel deserto centroasiatico; la musica e il messaggio si spalancano: quanto è alto l’universo quanto è profondo l’universo / mille i Nomi di Buddha / mille / diecimila / e quello che verrà (Cccp)».
Il futuro artistico di questo “partigiano dell’Infinito” è tutto ancora da ricostruireTanti gli imput che dà Negri traendoli da uno degli ultimi libri del Ferretti scrittore, Bella gente dell’appennino (2009), «tante le storie da raccontare»: le fascinazioni anti-Risorgimentali, la mistica cattolica, gli orientamenti di un pensiero che direi Tradizionale e glocale, ma anche gli accenti poetici, «l’amore per la parola […] la messa in latino dove i vivi sono i presenti meno importanti perché i defunti e i non ancora nati fanno compagnia durante il rinnovarsi del sacrificio; la vita con la madre; la Bottega e i festival di Bologna […] il rock che “ha contribuito alla disfatta del comunismo”, “Il Foglio” (e gli scritti di Baget Bozzo che gli han creato “qualche problema con Dossetti”); i partigiani cattolici e l’ “arcaico bastione” appenninico che, quando non è invaso dai turisti si ripopola di bestie selvatiche, orsi e lupi».
Mi piace ritrovare, in queste ultime fascinazioni, lo spirito che fu già di Mario Luzi e che guidò la sua penna nello scrivere la poesia E il lupo (da Onore del vero). Mi piace ritrovare quel «richiamo di venti originari / che squillano l’amore il viaggio e la rapina». Tutto, scrive Luzi, tutto, «anche la cupa eternità animale / che geme in noi può farsi santa. Basta / poco, quel poco taglia come spada»

Riccardo Raimondo
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Luca Negri è nato a Roma nel 1972. Si occupa di letteratura, religione e musica popolare contemporanea. È tra i fondatori dello “SparJurijLab”, «nato alla fine del secolo scorso per produrre “scrittura totale” e lavorare su più fronti». Con lo pseudonimo di Nero Luci ha pubblicato racconti nell’antologia curata da Aldo Nove “.noibimbiatomici” e una raccolta di poesie.
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