venerdì 7 settembre 2012

Gioco sporco: camorra e 'ndrangheta nel romanzo di Gianluca Ferraris

Gioco sporco
di Gianluca Ferraris
Dalai Editore, 2011

pp. 256
€ 17,00

Camorra e 'ndrangheta: sono davvero mondi così disgiunti? E dove si annidano nella nostra realtà quotidiana?
Il romanzo di Gianluca Ferraris, Gioco sporco, è ispirato a fatti realmente accaduti e a indagini che negli ultimi anni hanno sventato cosche radicatissime sul territorio. Per protagonisti, una famiglia di boss napoletani e una di calabresi, con la loro etica basata sul rispetto estremo delle regole d'onore e sull'orgoglio di appartenere a una potenza locale. Pizzo e regolamenti di conti, uccisioni atroci e minacce più o meno sottili, sesso a pagamento e ricchezza a iosa, locali per il riciclaggio di denaro sporco e soprattutto i centri di scommesse. Nuova fonte di business è proprio il circuito delle scommesse, tra slot, bingo, cavalli e web. Il circuito, studiatissimo, sfugge ai più attenti controlli statali, trovando ogni volta escamotage per sottrarsi alle tasse e moltiplicare così i guadagni. La mente del male è davvero geniale, viene da pensare, nel leggere questo romanzo: non sembrano esserci limiti alla creatività se la posta in gioco è il lucro, meglio ancora se accompagnato da una fedina penale mantenuta pulita a suon di omertà, bocche chiuse più o meno forzatamente e intimidazioni.

In un mondo simile, non esistono compromessi, e i sentimenti stessi sono tutti subordinati alla fedeltà più assoluta: affetti familiari e sentimentali sono verificati continuamente, la parola data è sacra e così gli accordi tra cosche diverse. Il tradimento viene punito spietatamente, senza aperture a seconde possibilità: in gioco, d'altra parte, c'è la propria libertà e a volte la vita stessa. 
Tra tessere di gergo mafioso nei dialoghi, stralci di documenti ufficiali tratti da indagini e inchieste della polizia, il romanzo si muove con grande consapevolezza, senza che il lettore avverta mai uno scarto tra la volontà di narrare e quella di informare. 

Gloria M. Ghioni

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