giovedì 13 settembre 2012

2a giornata al Festival della Letteratura di Mantova: Stefansson, Bender, Lansdale

La seconda giornata del vostro inviato al Festival della Letteratura di Mantova, rispetto alla giornata inaugurale, è stata dedicata più specificatamente alla letteratura o, meglio, a come gli scrittore "fanno" letteratura. La prima presentazione a cui il vostro inviato ha presenziato è stata quella dello scrittore islandese Jòn Kalman Stefansson e del suo nuovo libro La tristezza degli angeli. Come sempre succede a questo Festival, che è un Festival di parole, si è parlato non della prossima uscita editoriale (che uno straordinario Bruno Gambarotta, che ha condotto l'evento, non aveva neanche letto poiché, secondo le sue parole "i libri di Stefansson vanno gustati nel tempo"), ma di come lo scrittore intenda fare letteratura. Come questo Festival intenda parlare più di parole e di letteratura lo si capisce proprio da questa presentazione, in cui si è parlato molto di più del suo precedente romanzo, Paradiso e Inferno, che non di quello in uscita, come esempio del suo tipo di scrittura. Gli elementi che si possono riscontrare in questo romanzo di Jòn Stefansson sono i rapporti umani, la figura femminile (molto spesso più emancipata di quella maschile), l'amicizia maschile tra i pescatori che, come ha giustamente sottolineato Gambarotta, è uno dei tanti elementi che avvicinano l'autore islandese al Verga dei Malavoglia, insieme al periodo storico in cui vengono ambientate entrambe le vicende e per il suo modo di descriverle in maniera corale. Tra i tanti elementi interessanti del romanzo di Stefansson (che, è bene sottolinearlo ancora una volta, non è quello in uscita ma quello precedente) rilevanza assume quello dell'amicizia maschile, un tema certo non usuale per la letteratura:
Un motivo per cui ritengo giusto parlare di amicizia maschile è che, in Islanda, per un uomo è difficile esprimere i propri sentimenti, ci riusciamo soltanto quando siamo ubriachi. Ma questi sentimenti sono ciò che ci rende vivi, altrimenti rimane qualcosa di inespresso e di "non detto".
Ed è proprio del non detto che, secondo Stefansson, si deve occupare la letteratura.
L'altro elemento principale della scrittura dell'autore islandese è la figura femminile. Una figura assolutamente distante dall'immagine stereotipata dell'"angelo del focolare" con cui gran parte della letteratura italiana (e non solo...) continua a descrivere la donna. La donna descritta da Stefansson è, invece, intelligente, emancipata, che sa anche essere dura, ambiziosa e senza scrupoli per raggiungere i suoi scopi.
La parte finale di quest'incontro è stata, infine, dedicata all'annosa questione su cui generazioni di scrittori e critici hanno sempre dibattuto: "A cosa serve la letteratura?". La risposta di Stefansson:
[La letteratura] è il partito politico in grado di cambiare il mondo coinvolgendo anche i lettori poiché un libro non è solo raccontare una storia, ma comunicare qualcosa e io, attraverso il libro, cerco sempre di cambiare le cose, di cambiare il mondo
Una visione della letteratura che molti forse potranno giudicare idealistica e fuori tempo storico, ma di cui si dovrebbe iniziare a parlare anche in Italia.


Il secondo incontro a cui il vostro inviato ha assistito è stato quello della scrittrice americana Aimee Bender, presentata da una straordinaria Chiara Valerio, scrittrice anch'essa e autrice, tra gli altri, del titolo La gioia piccola d'esser quasi salvi. Una presentazione veramente straordinaria, al limite del surreale, che forse ha avuto l'unico limite di togliere spazio alla Bender. E questo è un peccato perché anche la Bender è scrittrice straordinari (consigliamo la lettura dei suoi libri, in particolare La ragazza con la gonna in fiamme e L'inconfondibile tristezza della torta al limone).

Nonostante questo limite, durante la presentazione si sono affrontati durante la presentazione parecchi temi interessanti, anche qui inerenti non tanto ai libri della Bender, quanto alle sue modalità di scrittura, alla creazione di personaggi che designano sempre situazioni surreali
Inizialmente davo nomi ai miei personaggi, ma mi è stato detto che i miei racconti sembravano dei Miti e nei miti non ci sono i nomi.
 In particolare, si è parlato della cifra stilistica della Bender che è caratterizzata proprio dall'invenzione che, secondo l'autrice americana,
è molto vicina alla noia, perché la noia è aspettare che arrivi l'invenzione, che non va riempita velocemente altrimenti si toglie spazio alla creatività.

L'ultimo incontro della giornata da parte del vostro inviato è stato quello con un altro scrittore americano, Joe Richard Harold Lansdale. Lo scrittore americano è certamente il più noto rispetto ai precedenti ma, nonostante questo, la modalità di presentazione non è cambiata. Non si è parlato, dunque, dell'uscita del suo nuovo romanzo, dei premi ricevuti in carriera, ma del suo modo di scrivere (un mondo che spazia dal racconto alla sceneggiatura per il cinema, dal fumetto al romanzo):

Io scrivo come se i miei lettori fossero tutti morti. Contrariamente ad alcuni miei colleghi che scrivono pianificando tutto, come in una catena di montaggio, io adotto un metodo diverso.
Per la prima volta in queste giornate, durante la presentazione di Lansdale si è parlato di e-book (e, a parere di chi scrive, è estremamente significativo che lo si sia fatto proprio con uno scrittore americano).  Contrariamente ad altri festival non se n'è voluta fare né un'apologia né una critica preconcetta. Si è voluto analizzare il fenomeno, invece, per quello che è. Ma leggiamo le parole di Lansdale:
Gli e-book, anche se non mi piace la cosa, costituiscono il futuro, ed è anche vero che grazie ad essi molta gente che prima non leggeva ora invece lo fa, diventando i nuovi tascabili. Ma un conto è accettare l'arrivo degli e-book, un altro accettare il furto. Rubare i contenuti che produco è come se venissero a casa mia a prendersi il divano. 
Insomma, anche questa giornata del Festival della Letteratura di Mantova conferma tutte le positività che si erano intraviste nella giornata inaugurale. Un festival diverso, che parla di letteratura, affrontando argomenti esclusi dal circuito massmediatico del mainstream (anche di quello a parole alternativo) e che per i vari argomenti affrontati non ha preconcetti né fanatismi ideologici, ma un sano spirito critico.

Rodolfo Monacelli