mercoledì 29 agosto 2012

Let my books be then the eloquence

Le voci dei libri
di Ezio Raimondi
Il Mulino, Bologna 2012
pp. 113

€ 13.00
“Siano allora i miei libri a parlare per me
muti messaggeri del mio traboccante cuore"
Shakespeare, Sonetti 23, 9-10.

Per chi è appassionato del libro e della lettura è sempre difficile trovare testi di altri uomini e donne che hanno segnato il corso della loro esistenza nella pratica quotidiana del leggere. La ricerca è il segno del desiderio di trovare altri con cui condividere l'intimo piacere della lettura. Porre i sentimenti e la riflessione sulle pagine dei romanzi o dei libri di studio e di ricerca è un'attitudine che non riesce a rimanere sterile, chiusa nell'egoismo. La lettura fa parte della comunicazione e essere in contatto con un autore ed il suo mondo fa emergere l'esigenza di condividere con gli altri ciò che si è conosciuto e vissuto in centinaia di libri come in un uno solo. In questo contesto diventa eloquente il desiderio espresso nel Sonetto 23 di William Shakespeare che affida ai libri l'eloquenza traboccante del cuore.

Il lettore per sua natura si abbevera alla pagina e cerca di riportare ciò che ha ricevuto. Nel nostro tempo in cui tutti scrivono e tutti comunicano c'è il rischio di perdersi, di disorientare le proprie scelte e di fare sgradite esperienze approcciando testi che non si riesce a finire perché in realtà non comunicano. A volte però si stagliano sui nostri scaffali dei libri di riferimento, quei libri su cui si ritorna volentieri quando se ne ripresenta l'occasione. Si ritiene che una recente pubblicazione appartenga alla categoria dei volumi dedicati alla lettura ed all'umanità, in grado di distinguersi per l'affascinante descrizione dell'atto di leggere e perché in esso si incarna e rispecchia il mondo reale di tutti noi lettori. Le nostre parole sono dedicate ad Ezio Raimondi ed al suo Le voci dei libri. Dal titolo alla copertina, questo saggio sulla lettura attira e appaga. Spesso ci si aspetta dagli autori che nella loro esperienza sappiano dar voce ai sentimenti di varia natura che forse noi non riusciamo a significare al meglio. Le loro idee diventano il nostro modo di vedere ed interpretare il mondo e hanno tanto più valore quanto più sono aderenti al vero che si esperisce. Più volte Raimondi si riferisce al vero, all'impossibilità di separare o sostiuire i giochi da bambino con le letture, la festa e i sentimenti più alti con il tempo dedicato ai libri; sono due realtà che hanno bisogno di essere complementari e l'Autore lo ricorda più volte ed in molti modi: un incontro, un'amicizia maturata discorrendo di letteratura e di libri, in collaborazioni professionali.

Ne Le voci dei libri il prof. Raimondi racconta ciò che lo ha segnato nella vita e come i libri sono stati l'accompagnamento della sua storia. Si trova in lui la narrazione della forza della lettura che non è una ricerca consumistica delle idee ma in principio è il contatto con le persone che continuano ad essere presenti ed eloquenti in vario modo proprio grazie all'unione della lettura con la fisicità del libro, in quel formato, in quella edizione, in quella dedica sul frontespizio.

L'altro aspetto che Raimondi comunica è che leggere, almeno nella sua esistenza, è stato un'evento rivelatore e catalizzatore per caso. Il caso gli ha fatto incontrare e gli ha consegnato le pubblicazioni che hanno polarizzato il suo tempo, la sua memoria, il suo modo di pensare e comporre. In lui le descrizioni delle prime letture, dei primi studi con la tesi composta sul tavolo della cucina, delle lezioni universitarie e delle voci dei professori, del primo accesso alla Biblioteca dell'Arciginnasio di Bologna e della vita cadenzata dallo sfogliare delle pagine, divengono un paradigma dolce in descrizioni raffinate che colpiscono il cuore del lettore.

Nelle sue parole si trova proprio questo tipo di mondo letterario:

"Sono nato in una casa dove non c'erano libri, anche se vi entrava il giornale della città. I libri sono arrivati con l'ingresso nella scuola e forse per questo, fin da ragazzo, li ho considerati una specie di aiuto necessario per crescere... La mia infanzia è quella di un bambinetto di un mondo popolare, che segue un doppio binario: scolaro abbastanza esemplare e nello stesso tempo partecipante alla vita di una famiglia di artigiani, mio padre calzolaio senza bottega, mia madre donna di servizio ... Posso dire che devo la mia cultura alla scuola, a ciò che la scuola mi ha indicato. Senza la scuola sarei rimasto, probabilmente, un artigiano come voleva mio padre; mentre mia madre aveva il senso del crescere e capiva, lei che non era colta, che la cultura era lo strumento necessario ..."  
 
Forse, descrivendo l'aderenza al reale, alla vita quotidiana che diventa straordinaria proprio per le storie lette e per le idee contenute nelle grandi opere dell'umanità, il piccolo volume di Raimondi diventa un riferimento, un luogo in cui ritornare perché in esso c'è la familiarità delle vicende e delle realtà animate, ispirate e semplicemente segnate dalle letture e dal rapporto che ogni individuo ha con il i propri libri.

Scegliamo di concludere questo approccio alla voce dei libri con un'affermazione di Ugo di san Vittore contenuta nel suo Didascalicon de studio legendi. Al maestro della scuola di san Vittore di Parigi, che è stato in grado di indirizzare i suoi successori del XII secolo e formare generazioni di studenti secondo una precisa opera pedagogica, affidiamo il compito di suggerire uno stile, un modo di vivere il nostro approccio al testo ed alla conoscenza:
"Apprendi ogni cosa e un giorno ti accorgerai che nulla è superfluo, perché una scienza limitata e compendiaria non raggiunge il suo scopo e non appaga".

Francesco Bonomo

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