giovedì 7 giugno 2012

#LeggiMi: Tra testimonianza e racconti di viaggio (1^ giornata)

Festival della Letteratura, 
Milano, 6 giugno 2012


È partito ieri il primo Festival Letterario di Milano, manifestazione unica nel suo genere per la ricchezza, la varietà e lo spirito che la sottende. Una scommessa che parte dal basso, dalla gente che ha espresso il desiderio di creare una rete di relazioni e scambi che attraverserà, per cinque giorni, la città intera. È un Festival dialogico, che non si preclude nessuna direzione ma, al contrario, esplorativo, in progress. La direzione che prenderà sarà quella che i promotori e i partecipanti insieme gli daranno, con le loro proposte e la loro attiva presenza. Infine è un Festival che vuole parlare delle tante anime e culture di Milano, del suo diventare sempre più Città-Mondo, per far sì che queste voci diverse comunichino davvero, abbattendo quelle barriere che talvolta ostacolano la comprensione. È multiculturale e pluri-identitario.  

La mia prima giornata di Festival è stata molto ricca. Alle 17.00 è stata inaugurata la postazione multimediale all’Ostello Bello (Via dei Medici). Un ambiente caldo e accogliente, un’atmosfera casalinga e informale per accogliere tutti i giorni alcuni degli autori e dei protagonisti degli eventi del Festival che verranno intervistati in diretta streaming (l’intervista verrà mandata su Second Life). Ero interessata a capire come funzionasse questo esperimento e l’ho trovato molto interessante, una nuova modalità di comunicazione e di promozione degli eventi. Reale e virtuale a confronto, con la possibilità che gli spettatori che seguono da casa commentino in diretta le interviste, pongano domande e vengano contemporaneamente incuriositi e spinti a partecipare a presentazioni, reading, performance, mostre. Fra i presenti di ieri, Fernando Coratelli che ha presentato il suo libro Quando il comunismo finì a tavola, edito da CaratteriMobili editore e illustrato i fini e le peculiarità dell’evento di cui sarebbe stato protagonista di lì a poco insieme ad altri tre scrittori, Poker d’assi- Storie e scritture su quattro assi. Insieme a lui Luisa Pecchi, traduttrice di L’uccellino bianco (Nobel Edizioni) dall’opera di J.M Barrie, e la giornalista e scrittrice Bianca Garavelli che ha recensito la traduzione e ne ha lodato i caratteri. 


Alle 19.00 mi sono spostata al Centro culturale e sportivo Asteria per assistere alla presentazione di Come una rana d’inverno- Conversazione con tre donne sopravvissute ad Auschwitz di Daniela Padoan e alla proiezione di La Shoa delle donne, curato dalla stessa autrice del libro e diretto da Maurizio Amici per Rai 3. Il documentario ha costituito la base del dibattito successivo e ci ha permesso di porre le basi di un discorso profondo che si è sviluppato grazie alla testimonianza di Goti Bauer, ex deportata e testimone di Auschwitz. Non è facile esprimere l’umanità viva della sua testimonianza, il significato di un racconto così unico, di una memoria così sofferta. La protagonista dell’incontro è stata in grado di comunicarci il senso di un dolore indicibile e l’altruismo con cui l’ha fatto ci ha commossi. Dai racconti di Goti Bauer e di Liliana Segre, protagonista assieme a lei del documentario, si evince il valore di una missione: quella di parlare a nome dei milioni che non hanno potuto. Per molti anni la gente non ha voluto sentire e adesso è una corsa contro il tempo per riuscire a dire il più possibile, per continuare a testimoniare e non smarrire le voci di chi ha vissuto ciò che è stato. 
Abbiamo ringraziato con il cuore la Bauer per aver accettato ancora una volta di raccontare quello che, immaginiamo, le provochi un dolore immenso rievocare e abbiamo parlato di disprezzo, di dignità, di perdono. “Il racconto di Auschwitz è infinito” ci ha detto ed era inevitabile uscire dalla sala con la sensazione di non aver chiesto tutto, di non aver ricordato tutto, di essere manchevoli e, in parte, incoscienti della portata di un evento così drammatico. Nel mio resoconto non posso che esprimere un’ammirazione totale per la generosità della sua testimonianza e per il suo “desiderio immenso di parlare” che ci ha fatti sentire così piccoli ma ci ha resi interiormente più grandi e più umani








 La mia giornata si è conclusa con la visione di una serie di cortometraggi sul tema dell’immigrazione in Italia, intitolati Benvenuti in Italia. Era il primo atto di un’interessante rassegna cinematografica sviluppata dall’Archivio delle memorie migranti (http://www.archiviomemoriemigranti.net/), progetto molto interessante che mira a raccogliere testimonianza di viaggio e di vita di uomini e donne immigrati in Italia e a racchiuderle in forma di narrazione orale, scritta, audio-visiva. L’obiettivo è dare allo straniero la possibilità di raccontarsi, senza porlo come oggetto di studio o mero caso da analizzare. È uno sguardo tutto interno e quindi vero. È l’unico modo per raccontare senza filtri coinvolgendo l’immigrato in una serie di lavori stimolanti. Molti di loro, arrivati in Italia, non avevano mai preso in mano una videocamera professionale e hanno imparato a farlo mentre ponevano le basi della loro vita in un paese straniero. I cinque episodi che costituiscono Benvenuti in Italia sono girati e raccontati da giovani che provengono dal Kurdistan, dalla Somalia, dal Burkina Faso, dall’Etiopia, paesi dove “non c’è governo né pace”. Cinque storie diverse che raccontano sogni e aspettative di vita migliore, che comunicano la ricerca di un valore umano da parte di persone che, al loro arrivo in Italia, si sentono sole e prive di importanza. Consiglio a tutti la visione del film perché permette di assumere punti di vista che ci sono estranei e ci porta a interrogarci sui nostri abituali. Conduce a una messa in discussione totale delle proprie posizioni.
La mia prima giornata di festival è stata unica perché mi ha dato l’opportunità di incontrare persone con le quali difficilmente avrei potuto parlare. Confido in una partecipazione maggiore agli eventi dei prossimi giorni perché, aldilà del valore culturale, ciò di cui più farò tesoro è la profondità del contatto umano che deriva dal rapporto con tutte le altre persone che credono nel progetto.
Vi ricordo che potete trovare il programma completo sul blog della manifestazione: http://festivaletteraturamilano.wordpress.com/
A domani pomeriggio, con un’altra cronaca dal Festival.

Claudia Consoli

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