giovedì 24 maggio 2012

Editori in ascolto: Samuele Editore – intervista ad Alessandro Canzian


www.samueleeditore.it
Stasera, giovedì 24 maggio 2012, alle ore 21:00, presso la Palazzina Liberty della Casa della poesia di Milano (Largo Marinai d'Italia, 1), l'editore Alessandro Canzian presenterà il suo lavoro attraverso le sue collane a alcuni dei suoi autori. L'evento è curato da Amos Mattio, segretario della Casa della Poesia, poeta, narratore e critico.


Approfittiamo dell'occasione per intervistare Alessandro Canzian in anteprima e parlare un po' della sua editrice e del mondo della poesia contemporanea.

Samuele Editore nasce nel 2008 in territorio pordenonese. Il logo riprende il glorioso marchio storico della Tipografia di Alvisopoli fondata nel 1810 da Nicolò Bettoni per onorare Alvise Mocenigo (da cui la denominazione di Alvisopoli) proprietario di un importante podere (il Molinat) in quel territorio. La Tipografia pubblicò fra l'altro Le Api panacridi di Alvisopoli di Vincenzo Monti, in lode al neonato figlio di Napoleone. L'attività della Tipografia, che aveva per logo un'ape cerchiata da un tondo con il motto Utile Dulci, operò in quella località fino al 1812 per poi trasferirsi a Venezia e riprendere l'attività dal 1814 al 1852, anno in cui cessò le sue pubblicazioni.

Con l'obiettivo di fare arte con l'arte Samuele Editore si propone una scelta di titoli dallo spessore storico-letterario importante, intendendo la scrittura come un'esperienza intellettuale ed esistenziale che insegna, tramanda, attraverso la ricchezza della parola la ricchezza della vita.

Da questo la poesia manifesto scelta a presentazione dell'editore: 
«D'accordo, non vale niente. / È meno del fumo, / assai meno del vino. / Ma uno non può morire / senza un briciolo di poesia: / è come pulire un vetro / e vedi cose sapute, / ora più esatte e nuove.» (P. Marasi, 1932 – 1986)



Come nasce l'idea di fondare Samuele Editore?
AC: Per quanto possa sembrare banale dopo 4 anni che la ripetiamo (io e i miei collaboratori), la motivazione è questa: appena ho saputo che da lì a nove mesi (circa) sarebbe nato mio figlio (Samuele), ho deciso di avviare un'attività editoriale nell'ambito a me più consono: la poesia. Già da anni mi interessavo di poesia locale (del pordenonese) e il materiale per creare una collana c'era ed era molto (quello che poi sarebbe diventato la collana I Poeti di Pordenone, Poesia del Novecento a cura di Ludovica Cantarutti). Poi quando abbiamo saputo il sesso del nascituro ho deciso (io, un po' tiranno nella cosa) il nome del bambino e di conseguenza della Casa Editrice: Samuele. Così ho iniziato un'attività che riportava il medesimo amore di un padre per il figlio dentro l'arte poetica, ed editoriale. Poi, nel tempo, si sono avvicinate le altre indispensabili figure che compongono la Samuele Editore di oggi.


Samuele Editore, alcune copertine
www.samueleeditore.it
Il catalogo di Samuele Editore è in gran parte formato da titoli di poesia. Una scelta coraggiosa, in un mercato sempre più povero. Quali sono secondo te le cause principali del degrado nel mercato della poesia.
AC: Le motivazioni sono molte e variegate nel tempo. Ogni periodo ha una sua motivazione sia per il degrado sia per la rinascita. È vero però che attorno al 2000 abbiamo visto un cambiamento non solo culturale dell'editoria di poesia, ma anche tecnologico. Con l'avvento della tipografia digitale abbiamo visto un aumentare delle pubblicazioni di poesia vertiginoso. Chiunque scrivesse due cose messe in due righe poteva pubblicare a basso costo, per lui e per l'Editore. Questo ha portato a un inflazione del mercato con conseguente perdita di sfiducia dei fruitori che hanno visto milioni di titoli acquistabili e milioni di titoli di scarsissima qualità (non ultimo l'immenso contenitore di internet). Un libro di poesia era solamente un libro fra i tanti, di basso livello. È stata quindi una perdita di fiducia che oggi vede un po' un'inversione di tendenza – avendo gli Editori (non tutti) capito che bisogna puntare sulla qualità più che sulla quantità per emergere. A lato di questo, ma andando sempre più indietro nel tempo, bisogna in qualche modo denunciare una struttura scolastica che da sempre (a parte qualche insegnante illuminato) allontana gli studenti dalla poesia, lasciandoli da soli nel rapporto con il verso (che ricordo: è parte della storia dell'uomo, dall'Iliade , ma non solo, ad oggi). Molto purtroppo ha significato anche la crisi della critica e della stessa poesia che nella seconda metà del novecento ha visto un pluralismo e uno sperimentalismo che hanno allontanato il fruitore dall'autore (non per nulla oggi proliferano gli eventi e le performance degli autori che così tentano di riavvicinarsi al lettore dal vivo). Ma, analisi a parte, è sempre bene ricordare che la poesia non vende a prescindere, e si legge con grandissima difficoltà. Questo perché la poesia è materiale che fa pensare, e non sempre le persone amano pensare.


Vorrei parlare di un recente articolo di Carlo Carabba dal titolo Meno Sanguineti più Szymborska: liberiamo la poesia (la Lettura, n.17, domenica 11 marzo 2012, qui il testo completo). Carabba denuncia l'autoreferenzialità della poesia contemporanea, e scrive: «[...] La poesia contemporanea aveva abituato il lettore a una perplessità annoiata, cui seguivano scuse infastidite: “Mi dispiace, io la poesia proprio non la capisco”. A un’obiezione del genere Edoardo Sanguineti, sprezzante come suo costume, replicò: “Non mi capiscono? Che studino!”. Bene. Studiare cosa? Verosimilmente dei saggi firmati da esperti che mostrino e dimostrino che Sanguineti è il massimo fra i poeti. Così, secondo la critica post-avanguardista, eliminato il giudizio di gusto mi piace/non mi piace, la possibilità di valutare una poesia segue il possesso di regole rigide e inconfutabili, di competenze iniziatiche, criteri pseudoscientifici e autoreferenziali». Gradirei un tu commento.
AC: Il “dover studiare” per comprendere una poesia è cosa che mi lascia un poco perplesso. Ma è una questione personale che spiegherò a breve. Devo innanzitutto riconoscere a Sanguineti un'importanza fondamentale nella cultura italiana. Però il termine “Poesia” ha veramente molti significati e molte connotazioni. La “Poesia” di Sanguineti sicuramente per essere compresa ha bisogno di uno studio importante dietro. Così come lo era, con le debite distanze, la poesia di Dante. Se mi viene in mente la Merini, invece, ci troviamo di fronte a una poesia più immediata, di ben più facile impatto e presa (pur non sempre). Però non diciamo che la poesia della Merini è meno poesia di quella di Sanguineti. Semplicemente sono due cose differenti, che richiedono lettori differenti e che cercano settori differenti nella cultura italiana. Certo oggi la Szymborska, che pure amo, dopo l'uscita nel Corriere della Sera è diventata un fenomeno di costume. Si legge facilmente, è straniera per cui fa ancora più simpatia, ed è comprensibile a tutti. Con questo però non direi “meno Sanguineti più Szymborska”. Hanno semplicemente fini e fruitori differenti.
Tornando all'opinione personale, che è quella che muove sostanzialmente la scelta della casa editrice, sono fermamente convinto che una possibile grande poesia sia quella che vive contemporaneamente di differenti livelli. Un primo livello, che alla lettura sappia risultare gradevole e armonico, di semplice comprensione. Un secondo, che a una lettura più attenta sappia far scoprire nuove cose e particolarità. Un ultimo livello, che a uno sguardo critico sappia testimoniare un'impostazione architettonica della poesia precisa e puntuale, che sia di per se stessa messaggio.

Recentemente per Ladolfi Editore è uscita un'antologia dal titolo La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta (a cura di Matteo Fantuzzi). Dal titolo si evince chiaramente l'ambizione del progetto antologico. Ma l'arbitrarietà con cui sono stati scelti i poeti antologizzati ha spiazzato il mondo della poesia contemporanea. I rapporti amicali e di convenienza sorpassano di gran lunga qualsiasi progettualità o tentativo di una valutazione di merito.
Nel catalogo di Samuele Editore ci sono alcuni bravissimi poeti degli anni ottanta, fra cui ricordo Guido Cupani (1981), Nicola Riva (1980), Federico Rossignoli (1986).
Cosa ti senti di commentare di fronte a progetti “generazionali” come questo?
AC: Conosco personalmente Matteo Fantuzzi e qualche autore inserito nel volume del (direi molto bravo) Ladolfi Editore (sto pensando a un'autrice in particolare: Giulia Rusconi). Certo è da ricordare sempre che un'antologia ha delle difficoltà intrinseche di non poco conto. I poeti sono tanti e non sempre di facile individuazione e collocazione. Non parlerei tanto di amicizie (che pure non me la sento di negare a priori), quanto di difficoltà oggettive nell'approcciarsi a un lavoro del genere che per concetto non è mai esaustivo. L'altro versante, l'altra “possibilità”, è stata “Parola Plurale” con quella marea di autori (libro che pure è stato criticatissimo). Fantuzzi ha fatto una sua scelta, altri avrebbero fatto altre scelte. Ma direi che il tutto rientra in un comprensibile lavoro antologico. In queste cose poi, è innegabile, le critiche non mancano mai, e sono sempre molto semplici da fare.

Alessandro Canzian
Alessandro, tu non sei solo un editore, ma anche un poeta. In che termini, secondo te, l'essere un poeta influenza il tuo lavoro editoriale? Come ti poni di fronte alla diversità degli altri autori?
AC: Bé, qui devo fare necessariamente il paragone con il traduttore. Una persona per tradurre un poeta deve essere un po' poeta. Un Editore di poesia per scegliere poesie deve essere un po' poeta. Ma anche il termine “poeta” è una parola grossa. Sarà il tempo a dire chi è poeta (io stesso rinnego questa definizione e non la concedo ai miei autori). È comunque parte del lavoro e della professionalità di un editore distinguere la poesia “che piace” dalla poesia “che vale”. Personalmente ho pubblicato poesie sulle quali ero in disaccordo, ma delle quali riconoscevo il valore. Per cui non direi che lo scrivere poesie crei una tendenza o una preferenza, anzi. E, in fondo, anche quando si legge si compie la medesima azione. Può non piacere un autore, pur riconoscendone il valore (a me capita con D'Annunzio, parte di Sereni, parte di Pasolini, Sanguineti stesso).

Dopo l'esperienza del postmodernismo la Parola che ruolo può ancora avere? Può ancora essere una potenza ordinatrice? Può ancora mettere in ordine il Caos di Babele? O siamo destinati a un crollo inevitabile?
«C’erano troppi vecchi e troppi giovani / afoni per esasperate voci / o più probabilmente perché vuota/ è ormai la parola, spenta, esaurita» – scrive così Giorgio Bàrberi Squarotti nel suo L'azzurro della speranza (Samuele Editore 2012).
Gradirei un tuo commento.
AC: La “Parola” ha da sempre e sempre avrà un significato enorme e composito nella vita dell'uomo. Può avere “potenza ordinatrice” quanto “disordinatrice”. Può essere “equilibrio” quanto “disequilibrio”. Può essere (lo abbiamo visto) “significato” quanto “significante”. Personalmente credo che l'unica cosa che la “Parola” non sarà mai sarà appunto il “non essere qualcosa”. Non potrà crollare perché non è nelle sue potenzialità (ricordo che uno dei momenti più “drammatici” della caduta della “Parola” è la “guerra”, per definizione una realtà sempre temporanea per quanto breve o duratura che sia). Anche il dichiarare il suo esaurimento in realtà non fa altro che darle nuova linfa. Questo perché la “Parola” è “comunicazione”, e la comunicazione è la base delle relazioni umane, realtà oggettivamente non terminabile se non con l'estinzione dell'uomo stesso.
Pur evitando discorsi prettamente religiosi non posso non ricordare che Dio stesso, nel cristianesimo, è Verbo, Parola, Logos. David Maria Turoldo diceva che «sarà anche la poesia a salvare l'uomo». Squarotti d'altro canto, nel libro che tu stesso hai citato, dice anche «ma quale musica è? Una canzone / antica? Un inno nuovo dell'amore / è? o il vento col suono che si perde? / e i tempi: allegro adagio la speranza / l'addio? Oh, non ho udito mai nulla / più perfetto di quella luce vera».


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Alessandro Canzian
Alessandro Canzian (1977), vive e lavora a Maniago (Pn). Collabora a varie riviste e blog.
Nell’ottobre 2008 ha fondato la Samuele Editore. Ha pubblicato Christabel (Ed. Del Leone, Spinea 2001), La sera, la serra (Mazzoli 2004), Canzoniere inutile (Samuele Ed., Fanna 2010, prefazione di Elio Pecora), Cronaca d’una solitudine (Samuele Ed. 2011, quaderno bifronte con Federico Rossignoli), Luceafarul (Samuele Ed. 2012, prefazione di Sonia Gentili) e il saggio su Claudia Ruggeri Oppure mi sarei fatta altissima (Terra d’ulivi 2007, presentato a Lecce insieme a Michelagelo Zizzi). Con la stessa editrice e nello stesso anno del saggio ha pubblicato Distanze, una collaborazione fotopoetica con Elio Scarciglia. Ha partecipato a varie rassegne letterarie quali “Donne che dovresti conoscere” a Lecce nel 2007 con Mario Desiati, “Poetica” a Pisa nel 2008 con Alessandro Agostinelli, “Pianeta Poesia” a Firenze nel 2009 con Rosaria Lo Russo, “Pordenonelegge” nel 2010, e la “Festa di Poesia” a Pordenone nel 2010 come co-organizzatore e nel 2011 come autore. A settembre 2009 ha curato la manifestazione “Poesia e ispirazione, perchè si
scrive” all’interno dei festeggiamenti per l’equinozio dell’associazione culturale Vele Libere ad Azzano X (Pn). Nel novembre 2011-gennaio 2012 ha organizzato insieme al Comune di Maniago e alla Biblioteca Civica di Maniago il festival letterario “La Fila”.Dal 2011 si occupa anche dimostre di pittura nel pordenonese.

Samuele Editore
Samuele Editore nasce nell'ottobre 2008 a Fanna (Pn), dove tutt'ora ha sede. Esordisce con una collana di Poesia Pordenonese I Poeti di Pordenone, Poesia del Novecento in lingua italiana contenente i maggiori poeti di Pordenone lungo l'arco 1900 - 2000. In questa collana, attualmente arrivata alla nona pubblicazione, prefazioni di Giorgio Bàrberi Squarotti, Marina Giovannelli, Carmen Lasorella, e una presentazione a Milano a cura di Maurizio Cucchi e a Padova a cura di Silvio Ramat. Nel luglio 2009 nasce la collana Scilla di Poesia Contemporanea, con prefazioni di Gianmario Villalta, Paolo Ruffilli, Maurizio Cucchi, Elio Pecora, Maria Luisa Spaziani, e partecipazioni poetiche (tra gli altri) di Maria Grazia Calandrone e Gabriela Fantato. I volumi di questa collana sono stati presentati (tra le altre città) a Milano, Torino, Trento, Roma, Napoli, Udine, Verona, Vicenza, Potenza, Trieste, Lecco, Pordenone, in varie occasioni e manifestazioni (ad esempio alla Casa della Poesia di Milano e a Pordenonelegge) Del 2011 la fondazione del Premio Letterario Mario Momi dedicato alla figura del poeta pordenonese Mario Momi. Nel dicembre 2011 il primo volume in prosa Piccoli Principi, il mondo visto dai bambini, una raccolta di frasi di bambini dai 3 ai 6 anni, a cui fa seguito Lettere - a Te, una raccolta di lettere d'amore, d'affetti, d'amicizia. A marzo 2012 nasce la Collana Scilla I Maestri con un volume di Giorgio Bàrberi Squarotti L'azzurro della speranza. Di particolare importanza i Fuori Collana con versi di Paolo Ruffilli, Maurizio Cucchi, Vivian Lamarque, Umberto Piersanti, Paola Loreto, Elio Pecora, Silvio Ramat e Maria Luisa Spaziani. L'ultimo edito dei Fuori collana è il Luceafarul di Alessandro Canzian (2012, prefazione di Sonia Gentili).

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