venerdì 23 marzo 2012

L'esatta sequenza della narrativa di Fabio Geda



L’esatta sequenza dei gesti
di Fabio Geda
Instar Libri, Torino 2008

Quando aveva scelto quel lavoro sapeva che si sarebbe dovuto trasformare in un tritatutto per i residui emotivi dei ragazzi, nella tazza del cesso in cui avrebbero vomitato il loro passato. Quello che non sapeva è che l’odore del rigurgito se lo sarebbe portato dietro per sempre.
Avrebbe voluto sistemare il mondo così come incastrava i tetramini.
Poi le vite dei ragazzi hanno preso a cadergli addosso sempre più frequenti.

Torino. In via Paolo Sarpi 43, la comunità per minori disagiati ha tutte le finestre accese: ci sono luci narrativamente più fievoli (Razjieda, Marianna, Ahmed,…) e quelle dannatamente vivide (Marta e Corrado, ma anche i responsabili Ascanio ed Elisa). Fuori, il mondo che assalta senza pietà: sotto un occhio di bue Antonella Semaschini, la madre di Marta e dei suoi fratelli, ubriaca e incapace di gestire la propria vita familiare e matrimoniale; Roberto Semaschini, padre di Marta, immaturo per quanto attaccato ai figli; e le assistenti sociali, l’appena accennata Angela e Lea, che impara a riapprezzare il suo equilibrio familiare così in contrasto con la quotidianità lavorativa.
Se dovessimo per forza isolare un’ipotesi di protagonisti,
potremmo ridurre ai minimi termini e portare tutte le luci su Ascanio, Marta e Corrado. Per quanto indivisibili dal resto dei personaggi, Geda scava più profondamente nel loro vissuto e, soprattutto, nei loro pensieri, senza mai palesare la presenza scomoda dell’autore demiurgo. Anzi! A fine giornata, Ascanio affida le sue riflessioni a un blog, di cui Geda propone il testo dell’educatore e anche i commenti (e si noti lo sguardo ironico sugli pseudonimi degli intervenuti). Per Marta, è diverso: è la ragazzina a rivelarsi nei suoi atteggiamenti, descritti ma non interpretati dallo scrittore. E poi c’è Corrado, coi suoi pensieri in corsivo, che rompono e a volte cozzano con i gesti: un’emotività scossa impone al ragazzo di stare sulle sue, di disubbidire agli educatori per affermare la propria indipendenza, e soprattutto per mettere a tacere quel desiderio di affetto che riversa nell’impresa impossibile di trovare tremila euro per festeggiare l’uscita di prigione della madre.

Cosa accade quando personalità tanto diverse si incontrano e sono costrette a convivere? L’interazione è il maggior punto di forza di questo romanzo: le frizioni e gli abbracci, i conati a dire e i successivi ripiegamenti sui propri trascorsi che, marchi indelebili, non impediscono ma raffreddano i legami:
«Sembra indeciso sull’esatta sequenza dei gesti, come avesse scordato le istruzioni per l’uso. Ma alla fine riesce a comprimere lo spazio tra loro due, e la stringe in un abbraccio goffo, sì, ma intenso».
In tutti, per quanto declinato più o meno puerilmente, si trova il desiderio di diventare «la persona preferita di qualcuno», per citare il titolo dell’ultima sezione del romanzo. E l’impressione nel lettore è che Geda tra il mondo e la sua rappresentazione scelga sempre il primo. 

Gloria M. Ghioni

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