domenica 12 febbraio 2012

Pillole d'autore: Verdi colline d'Africa di Ernest Hemingway


La storia di Ernest Hemingway inizia a Oak Park ( Chicago) e sarà sempre segnata da due grandi passioni: la scrittura e la letteratura.
Quest'ultima gli viene trasmessa dalla madre, Grace Hill, una figura importante, una donna dal carattere fiero, molto forte, con la quale i rapporti sono da sempre tesi.
Quando gli Stati Uniti prendono parte alla prima Guerra Mondiale, il giovane Ernest, appena diciannovenne, si arruola e viene mandato sul fronte italiano, dove si distingue per il suo coraggio, venendo poi decorato alla fine del conflitto con la Croce di guerra americana e la Medaglia d'argento italiana. Tornato in patria è celebrato come un eroe, ma l'esperienza appena vissuta lo ha ormai cambiato, si sente fuori posto nel suo paese, vuole dare una svolta alla propria vita. Decide di seguire il suo amore per la scrittura e nel 1919, dopo una grave lite con la madre, contraria alle sue idee, intensifica le collaborazioni con varie testate giornalistiche e scrive brevi racconti. Ma è solo con la pubblicazione di "In our time", nell'aprile del 1924, che Hemingway è definitivamente consacrato come grande scrittore, ottenendo un immenso successo.
Il 1935 è l'anno in cui The green hills of Africa vede la luce. Si tratta di un libro molto controverso, che suscita reazioni contrastanti nel pubblico e tra gli intellettuali del periodo. Edmund Wilson, uno dei più importanti critici dell'autore e suo grande estimatore, scrive:

"Quando Kaskin (critico sovietico N.d.A.) leggerà Verdi Colline d'Africa, troverà indubbiamente molte conferme della sua teoria che l'autore di Nel nostro tempo si è andato isterilendo, man mano che si è allontanato dai temi sociali del suo tempo".

Come si nota, viene espressa una posizione molto netta, condivisa per altro da diversi contemporanei. Le ragioni di questo atteggiamento critico
vanno ricercate prima di tutto nel contesto storico. Siamo negli anni immediatamente seguenti la crisi del 1929, un evento che modifica non solo l'andamento dei mercati mondiali, ma anche la vita quotidiana di milioni di persone. Di fronte  a questi immensi cambiamenti sociali e politici, gli intellettuali, soprattutto gli scrittori, rivolgono la loro attenzione a questioni serie, impegnate. Il punto, però,  può forse essere affrontato in altri termini.
Dall'Avvertenza che apre il libro, leggiamo:

"A differenza di molti romanzi, nessuno dei personaggi e degli avvenimenti contenuti in questo libro è immaginario".

Ci troviamo dunque di fronte ad un reportage, un'esatta trasposizione di quanto è avvenuto e di quanto è stato detto durante un safari africano vissuto dall'autore. Tra i temi dell'opera, oltre al fulcro centrale ovviamente rappresentato dal tema della caccia, riveste un ruolo chiave quello che può essere definito l'Argomento letterario. Lo schema con cui si svolgono le scene aventi ad oggetto la questione è ricorrente. Davanti al fuoco, a fine giornata, i personaggi discutono di libri e letteratura e da queste riflessioni molti degli autori , anche contemporanei di Hemingway, risultano offesi.

"Mi dica, chi è il più grande scrittore d'america?" (...)
"Noi non abbiamo grandi scrittori" dissi "A una certa età, ai nostri buoni scrittori accade sempre qualcosa. Potrei spiegarlo, ma è una cosa lunghetta e potrebbe annoiarla".

"Ecco" dissi "noi in America abbiamo avuto degli scrittori abilissimi, Poe ad esempio è abile, meravigliosamente costruito, ma morto, trapassato. Abbiamo avuto anche buoni retori che hanno avuto la fortuna, viaggiando o ascoltando storie di altri uomini, di conoscere un po' le cose quali sono nella realtà, che so, le balene. Ma questa conoscenza è nascosta nella retorica come l'uva passa nel pudding. Occasionalmente se ne trova fuori dal pudding, ed è buonissima: questo è Melville".

"Altri scrivevano come inglesi coloniali esiliati da un'Inghilterra di cui non avevano mai fatto parte per una nuova Inghilterra che essi stavano costruendo. Brava gente in possesso di una piccola, rinsecchita, ottima saggezza degli Unitaristi: letterati; quaccheri non privi di humor".
"Chi erano?"
"Emerson, Hawthorne, Whitter e compagnia. Tutti i nostri classici ignoravano che un nuovo classico non assomiglia mai a coloro che lo hanno preceduto".

Ma la critica forse più pungente di Hemingway è contro la "Autobiografia di Alice Toklas" di Gertrude Stein, che era stata per lui una grande amica e punto di riferimento per la sua ricerca letteraria:

"è un vero peccato tutto quel talento finito in cattiveria, idiozia, megalomania, un vero peccato. Ed è un vero peccato che tu non l'abbia conosciuta prima. Vuoi saperne una buffa? Non ha mai saputo scrivere un dialogo, una cosa terribile. Ha imparato da me e se n'è servita in quel libro".

Molto bella è invece, sempre rimanendo in tema di riflessioni letterarie, una digressione lirica sulla gioia dello scrivere:

"Questo qualcosa non so definirlo appieno, ma è un sentimento che nasce quando si scrive bene e con sincerità di un argomento e si sa, obiettivamente, di aver scritto in tale maniera. Ma a quelli che sono pagati per leggere e riferire il soggetto non garba, così dicono che è tutta un'impostura, eppure voi ne conoscete il valore assoluto".

Oltre all'argomento letterario, ovviamente, grande protegonista del racconto è il paesaggio africano, popolato da animali meravigliosi, e dalle emozionanti battute di caccia. Questi momenti costituiscono la parte principale della narrazione, rendendo indimenticabile ogni pagina.

"Eravamo discesi fino a Rift Valley per una rossa strada sabbiosa attraverso l'altipiano, poi su e giù per le colline cosparse di alberi da frutta, intorno a un tratto di foresta, sino alla cresta di quella muraglia da cui si potevano vedere la pianura, la spessa giungla che si stendeva sotto e il lungo scintillio del lago Manyara con le sue rive secche e un'estremità tutta rosa per mezzo milione di minuscoli punti che altro non erano che fenicotteri".

"Quella notte dopo cena udimmo i fenicotteri levarsi in volo nell'oscurità. Era un rumore simile a quello che fanno le anatre quando si levano prima dell'alba, ma più lento, con un battito più regolare e moltiplicato per migliaia di volte".


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Introduzione e selezione testi a cura di Francesca Cioce

3 commenti:

Patrizia Poli

Bellissimo articolo. Davvero, abbiamo tutti bisogno di approfondimenti come questi, di un ritorno al passato (senza, ovviamente arroccarci) di ripercorrei i classici. Bravi tutti voi di Critica Letteraria

Patrizia Poli

Francesca Cioce

Grazie davvero, Patrizia, sono felice che tu abbia apprezzato l'articolo!

Francesca

Anonimo

Un approfondimento molto completo ed interessante! Grazie per il bellissimo articolo!
Natalìa e Silvia