domenica 26 febbraio 2012

Pillole d'autore: Thomas Stearns Eliot


LA DESOLAZIONE DELL’UOMO MODERNO: THOMAS STEARNS ELIOT

Thomas Stearns Eliot (Saint Louis, 26 settembre 1888 – Londra, 4 gennaio 1965) è stato uno dei più importanti poeti di lingua inglese del secolo scorso. Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1948, fu un pensatore e un critico raffinato, capace, come pochi, di dare alla poesia e al mondo che le stava intorno una dimensione nuova. Eliot, infatti, si definiva un modernista; fu il portavoce delle inquietudini della modernità, un raccoglitore di canti silenziosi, in quell’Europa, tra prima e seconda guerra mondiale, ridotta allo stremo, fisicamente e psicologicamente. E con l’inquietudine e la fragilità della psiche Eliot ebbe spesso a che fare nella sua vita.

Trasferitosi dagli Stati Uniti all’Inghilterra, per studiare a Oxford, dopo aver conseguito una prima laurea in filosofia ad Harvard, sposò a Londra la ballerina Vivienne Haigh-Wood, di salute cagionevole ed instabile mentalmente (per lei, il poeta decise di trasferirsi definitivamente nella capitale inglese dove si affermò come scrittore ma anche come direttore della casa editrice Faber & Faber). Le difficoltà legate alla loro vita matrimoniale fecero cadere in depressione lo stesso Eliot, che decise di separarsi dalla moglie non prima di averla fatta ricoverare. La morte di lei, pochi anni dopo, lasciò il poeta profondamente turbato, prigioniero di un sotterraneo senso di colpa leggibile fra le righe dei suoi poemi. Dal Canto d’amore di J. Alfred Prufrock (The love song of J. Alfred Prufrock) a La terra desolata (The Waste Land), a Gli uomini vuoti (The Hollow Men), incluse le poesie pubblicate singolarmente, l’opera di Eliot è un echeggiare di sensazioni, emozioni forti, passioni di matrice religiosa, spirituale, politica, etica, in cui vita privata e sentimenti personali sembrano nascondersi. Eppure, fra i continui riferimenti al mito, alle opere di scrittori come Dante, Shakespeare, alla Bibbia (soprattutto in La terra desolata), il suo parlare è deciso, privo di fronzoli, di metafore. Teorico del correlativo oggettivo, Eliot utilizza immagini ben definite, oggetti, per descrivere e concretizzare uno stato d’animo, un pensiero. Le sue poesie sono infatti dense di piccoli accadimenti; sono un pullulare di situazioni, di uomini-morti che guardano lucidamente e ironicamente la tela stracciata della propria vita, di dialoghi fitti, senza interlocutori, e di domande come: “Oh, quando finirà lo scricchiolio del cuore?” (da Esercizi per le cinque dita, Versi per un gatto persiano), quando, insomma, avranno fine i tormenti umani, ora che la modernità, la guerra, la decadenza, hanno portato con sé fuoco e miseria?


edizione di riferimento: Thomas Stearns Eliot, Poesie, Milano, Garzanti, 1975


Da The Waste Land (La terra desolata) 
pubblicata per la prima volta nel 1922 sulla rivista The Criterion

I. The burial of the dead

60. Unreal city,
Under the brown fog of a winter dawn,
A crowd flore over London Bridge, so many,
I had not thought death had undone so many.
Sighs, short and infrequent, were exhaled,
And each man fixed his eyes before his feet.
Flowed up the hill and down King William Street,
To where Saint Mary Woolnoth kept the hours
With a dead sound on the final stroke of nine.
There I saw one I knew, and stopped him, crying “Stetson!
You who were with me in the ships at Mylae!
That corpse you planted last year in your garden,
Has it begun to sprout? Will it bloom this year?
Or has the sudden frost disturbed its bed?
Oh keep the God far hence, that’s friend to men,
Or with his nails he’ll dig it up again!
You! hypocrite lecteur! – mon semblable; mon frère!”
trad. it. La sepoltura dei morti
60. Città irreale,/ Sotto la nebbia bruna di un’alba d’inverno,/ Una gran folla fluiva sopra il London Bridge, così tanta,/ Ch’i non avrei mai creduto che morte tanta n’avesse disfatta./ Sospiri, brevi e infrequenti, se ne esalavano,/ E ognuno procedeva con gli occhi fissi ai piedi. / Affluivano su per il colle e giù per la King William Street,/ Fino a dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore/ Con morto suono sull’ultimo tocco delle nove./ Là vidi uno che conoscevo, e lo fermai, gridando: “Stetson!/ “Tu che eri a Mylae con me, sulle navi! / “Quel cadavere che l’anno scorso piantasti nel giardino,/ “Ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest’anno?/ “Oppure il gelo improvviso ne ha danneggiato l’aiola?/ “Oh, tieni il Cane a distanza, che è amico dell’uomo./ “Se non vuoi che con l’unghie, di nuovo, lo metta allo scoperto!/ “Tu, hypocrite lecteur! – mon semblable; mon frère!”

Da The Hollow Men (Gli uomini vuoti, 1925)

A penny for the Old Guy
I.
We are the hollow men
We are the stuffed men
Learning together
Headpiece filled with straw. Alas!
Our dried voices, when
We whisper together
Are quiet and meaningless
As wind in dry grass
Or rats’ feet over broken glass
In our dry cellar.
Shape without form, shade without colour,
Paralysed force, gesture without motion;
Those who have crossed
With direct eyes, to death’s other Kingdom
Remember us – if at all – not as lost
Violent souls, but only
As the hollow men
The stuffed men.
trad. it. Un penny per il vecchio Guy
I. Siamo gli uomini vuoti/ Siamo gli uomini impagliati/ Che appoggiano l’un l’altro/ La testa piena di paglia. Ahimè!/ Le nostre voci secche, quando noi/ Insieme mormoriamo/ Sono quiete e senza senso/ Come vento nell’erba rinsecchita/ O come zampe di topo sopra vetri infranti/ Nella nostra arida cantina.// Figura senza forma, ombra senza colore,( Forse paralizzata, gesto privo di moto;/ Coloro che han traghettato/ Con occhi diritti, all’altro regno della morte/ Ci ricordano – se pure lo fanno – non come anime/ Perdute e violente, ma solo/ Come gli uomini vuoti/ Gli uomini impagliati.

Da Ash Wednesday (Mercoledì delle ceneri, 1930)

I.
Because I do not hope to turn again
Because I do not hope
Because I do not hope to turn
Desiring this man’s gift and that man’s scope
I no longer strive to strive towards such things
(Why should the aged eagle stretch its wings?)
Why should I mourn
The vanished power of the usual reign?
Because I do not hope to know again
The infirm glory of the positive hour
Because I do not think
Because I know I shall not know
The one veritable transitory power
Because I cannot drink
There, where trees flore, and springs flow, for there is nothing again
Because I know that time is always time
And place is always and only place
And what is actual is actual only for one time
And only for one place
I rejoice that things are as they are and
I renounce the blessed face
And renounce the voice
Because I cannot hope to turn again
Consequently I rejoice, having to construct something
Upon which to rejoice
And pray to God to have mercy upon us
And pray that I may forget
These matters that with myself I too much discuss
Too much explain
Because I do not hope to turn again
Let these words answer
For what is done, not to be done again
May the judgement not be too heavy upon us
Because these wings are no longer wings to fly
But merely vans to beat the air
The air which is not thoroughly small and dry
Smaller and dryer than the will
Teach us to care and not to care
Teach us to sit still.
Pray for us sinners now and at the hour of our death
Pray for us now and at the hour of our death.
trad. it. 
Perch’i’ non spero più di ritornare,/ Perch’i’ non spero/ Perch’i’ non spero più di ritornare/ Desiderando di questo il talento e dell’altro lo scopo/ Non posso più soffrire di soffrire/ Per tali cose (perché l’aquila antica/ Dovrebbe spalancare le sue ali?)/ Perché dovrei rimpiangere/ La stranita potenza del regno consueto?// Poi che non spero più di conoscere/ La gloria incerta dell’ora positiva/ Poi che non penso più/ Poi che ormai so di non poter conoscere// L’unica vera potenza transitoria/ Poi che non posso bere/ Là dove gli alberi fioriscono e le sorgenti sgorgano, perché non c’è più nulla// Poi che ora so che il tempo + sempre il tempo/ E che lo spazio è sempre ed è soltanto spazio/ E che ciò che è reale lo è solo per un tempo/ E per un solo spazio/ Godo che quelle cose siano come sono/ E rinuncio a quel viso benedetto/ E rinuncio alla voce/ Poi che non posso sperare di tornare ancora/ Di conseguenza godo, dovendo costruire qualche cosa/ Di cui godere.// E prego Dio che abbia pietà di noi/ E prego di poter dimenticare/ Queste cose che troppo discuto con me stesso e troppo spiego/ Poiché non spero più di ritornare/ Queste parole possono rispondere/ Di ciò che è fatto e non si farà più/ Verso di noi il giudizio non sia troppo severo/ E poi che queste ali non sono ali/ Atte a volare, ma soltanto piume/ Che battono nell’aria/ L’aria che ora è limitata e secca/ Più limitata e secca della volontà/ Insegnaci a aver cura e a trascurare/ Insegnaci a starcene quieti.// Prega per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte/ Prega per noi ora e nell’ora della nostra morte.


3 commenti:

Patrizia Poli
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Davide Castiglione

Ottimo inserimento, Flavia. Ottimo l'aver messo il testo originale riservando alla traduzione un ruolo ancellare. Solo è un peccato, però, non aver inserito un passaggio da uno dei Quattro Quartetti, opera più tarda, molto importante ma meno nota presso il grande pubblico.

Flavia Catena

Davide, hai ragione. In realtà, nella prima bozza dell'articolo, c'erano altre poesie, tratte anche dai Quattro Quartetti. Poi, però, ho pensato che venisse un lavoro troppo lungo e sapendo che ci sono limiti di spazio per gli articoli ho deciso di accorciare il tutto.