giovedì 2 febbraio 2012

Editori in Ascolto - Giovane Holden edizioni

 Editori in ascolto
--- Intervista a Miranda Biondi, Direttore editoriale di Giovane Holden Edizioni ---



Il quinto compleanno della casa editrice


Quando è nata la vostra casa editrice e con quali obiettivi?
Giovane Holden Edizioni è nata nel settembre del 2006, in un certo senso si è trattato di una scommessa che il mio socio, Marco Palagi, ed io abbiamo rivolto soprattutto a noi stessi.
Entrambi, in quel momento avevamo collaborazioni a tempo pieno collegate al mondo dell’editoria, soprattutto, professionale. Entrambi lettori ‘voraci’, curiosi, appassionati di scrittura, abbiamo scoperto di avere in comune la voglia di metterci in gioco, di portare avanti progetti quali un magazine culturale free press, iniziative mirate a incentivare la lettura, premi letterari, pubblicazioni di qualità il tutto con un occhio svagato al commerciale ma molto attento al sociale. Ci intrigava, inoltre, l’idea di coniugare professionalità con un pizzico di ironia, ironia che - almeno a mio avviso - è sempre necessaria per affrontare al meglio le sfide che la vita ci pone davanti ogni giorno. Insomma, volevamo portare una piccolissima ventata di leggerezza in un ambiente che spesso si prende un po’ troppo sul serio. Inizialmente, però, lo ammetto, non ci siamo resi conto che Giovane Holden aveva perso il carattere di ‘sfida’ ed era diventata una bella realtà. Ci sono voluti ritmi lavorativi di dodici, quindici ore al giorno dal gennaio 2007 per capire… 

Come è composta la vostra redazione? Accettate curricula?

La nostra redazione è molto piccola, agguerrita ma piccola.
Marco Palagi si occupa di web e rapporti con i distributori; Cinzia Donati e Andrea Montaresi sono il nostro ufficio stampa - la prima sul nazionale, il secondo cura la nostra immagine sul territorio in cui abbiamo sede ovvero la Versilia. Io coordino la selezione dei manoscritti con un team di addetti ai lavori e mi dedico ai servizi redazionali in collaborazione con l’Associazione I soliti ignoti, in particolare Gabriele Panigada.
Accettiamo curriculum, ma al momento non abbiamo posizioni aperte. A questo proposito… ti posso raccontare un aneddoto? Siccome sui biglietti da visita un incarico va dichiarato (sulla scia de “Il processo” di Kafka, ovvero se non hai una qualifica chi sei?!), fatto sta che sul mio nonché sulla firma in fondo alle mail c’è scritto ‘direttore editoriale’. Qualche mese fa mi scrive una giovanissima laureanda in questi termini: “Stimatissimo direttore editoriale, sono a proporre la mia candidatura quale direttore editoriale”. Ho risposto: “Gentilissima …., la ringrazio per la sua cortese offerta, ma spero di restare io direttore editoriale. Confido che non me ne vorrà”.

Qual è stata la vostra prima collana? E il primo autore?
Abbiamo impostato subito le collane e dunque i generi in cui volevamo cimentarci che per noi sono la narrativa, la poesia, la saggistica, la manualistica e la letteratura junior. Il primo autore pubblicato, però, nell’ottica di quanto dicevo prima a proposito di sfide è stata la trasposizione cartacea del blog di Marco Palagi, “E se dicessi solo baggianate? Non statemi a sentire”. Il secondo un giallo, “La faccia nascosta della luna” di Francesca Monica Campolo. Mi piace ricordare che in quel momento l’autrice ha scelto di pubblicare con noi sebbene potesse scegliere tra vari editori interessati e questo non si dimentica.

Se doveste descrivere in poche parole il vostro lavoro editoriale, quali parole usereste?
“Poche parole” è un concetto che mi risulta di assai difficile interpretazione, mi ci proverò…
A livello emozionale, il lavoro editoriale è ricerca, è scoperta, è passione allo stato puro: si può paragonare a un barattolo di nutella e all’estasi che segue la degustazione. Concretamente consiste nello scoprire, correggere, valorizzare un testo estrapolandone significato e significante; prevede un’interazione completa con l’autore fatta di confronti, pause, consigli, sguardi in tralice…; comporta attivare contatti con il distributore, i librai, i bibliotecari, i giornalisti, i recensori; necessita di trovare il modo più consono per rapportarsi ai lettori attraverso presentazioni, incontri, fiere e festival del libro.
Per me, ma è una valutazione assolutamente personale, il momento più emozionante è ‘toccare’ la prima bozza del testo che diventa un po’ anche mio.
A distanza di cinque anni dalla fondazione della vostra casa editrice, quali obiettivi ritenete di avere raggiunto e a quali puntate?
Fermo restando che il mio motto è: “Punta sempre alla luna, male che vada avrai vagabondato tra le stelle”… ovvero guardare sempre avanti, porsi sempre nuovi obiettivi, avere sempre nel cassetto un sogno da inseguire, credo di poter dire che ci siamo ritagliati un piccolo spazio tutto nostro. Abbiamo un profilo riconoscibile nel variegato mondo editoriale in cui operiamo, e avere una nostra precisa identità senza essere una casa editrice specializzata mi sembra decisivo. Gli operatori di settore, forse esagerando un po’…  ci riconoscono che ‘azzecchiamo’ sempre una pubblicazione; il nostro catalogo è apprezzato sia per il contenuto che per la forma ossia i nostri libri non sono solo interessanti da leggere ma anche belli da toccare. Magari non abbiamo pubblicato il manoscritto che ‘rivoluzionerà la letteratura mondiale’ ma abbiamo pubblicato oltre duecento buoni titoli.

Un libro che vi è rimasto nel cuore e che continuerete a riproporre al vostro pubblico.
Tutti, ovviamente. Ogni libro pubblicato ha la sua storia, porta con sé emozioni e ricordi inalienabili. Ci credo oggi esattamente come nel momento in cui l’ho selezionato.

Come vi ponete nei confronti delle nuove tecnologie?
È da diversi anni che si parla di libro elettronico, digitalizzazione del libro, ‘dematerializzazione’ delle opere a stampa e simili argomenti. Le recenti innovazioni tecnologiche, in particolare la produzione e l’accessibilità economica di sempre migliori dispositivi hardware di lettura (i cosiddetti e-Reader), una maggiore portabilità dei formati, ormai leggibili correttamente anche su Smartphone e palmari, nonché un sensibile miglioramento nella qualità grafica ed estetica delle pubblicazioni digitali, stanno convincendo gradualmente anche i più scettici. Insomma, c’è un consenso generale sul fatto che la digitalizzazione del libro rappresenti l’affare del prossimo futuro per l’editoria.
Ciò premesso, gli scenari delineati dagli ‘esperti’ sono alquanto apocalittici: chi parla di fine dell’Era Cartacea, chi profetizza la ‘morte’ dell’editore in una generazione, chi inneggia all’e-book quale salvatore dei profitti e degli investimenti (sì, in quest’ordine perché il libro digitale viene propagandato ‘senza costi’, alla faccia ad esempio dei soli servizi redazionali che qualsiasi testo necessita prima di essere pubblicato in qualsivoglia veste).
Per quanto mi riguarda, ritengo che libro cartaceo ed e-Book non sono affatto antagonisti, anzi: presentano caratteristiche e qualità diverse, che li rendono sostanzialmente due prodotti complementari e non certo in conflitto tra loro. Appare più come un mito tecnologico degli ultimi anni che non come una legge reale che le tecnologie siano autoescludenti.
Il futuro più probabile per il libro è che il suo utilizzo si moltiplichi grazie a nuove tecnologie: sarà possibile fruire dei suoi contenuti nel vecchio formato cartaceo o trasportarne tantissimi in un unico dispositivo portatile, ma anche scaricarne e leggerne soltanto brani.
È ovvio che il ruolo e l’importanza culturale del libro tradizionale su carta verranno ridimensionati dall’avvento dell’e-book di massa, ma ciò avverrà plausibilmente in modo massiccio solo in certi ambiti d’intervento (ad esempio nel campo dell’istruzione e della formazione) e, almeno all’inizio, solo per determinati generi letterari (scritti brevi, poesia, tutorial). L’e-book consente d’altronde un impiego dell’ipertestualità e della multimedialità che è il vero valore aggiunto dei formati digitali, ancora in gran parte da scoprire e sperimentare.
Sarebbe bello poter cominciare un libro su carta, leggerlo nei ritagli di tempo sul cellulare, proseguirlo su un Tablet o su un Reader quando siamo costretti a viaggiare per poi ritrovarlo sul comodino di casa.
La rivoluzione sarà senza dubbio epocale, ma il fenomeno avrà una lentezza fisiologica.
Insomma il libro si moltiplicherà, o meglio la fruizione dei contenuti, di cui il libro cartaceo è soltanto una delle possibili incarnazioni, si moltiplicherà e l’editoria si evolverà in nuove forme.
Come Giovane Holden da quest’anno ci siamo aperti alla digitalizzazione pertanto tutti i nostri titoli in uscita da gennaio saranno disponibili nella doppia versione.

Giovane Holden Edizioni al Pisa bookfestival

Cosa pensate delle mostre-mercato del libro? Hanno accusato forti cambiamenti negli ultimi anni?
Credo che la loro validità dipenda molto – rispetto all’editore singolo che partecipa, intendo – dalla scelta che viene fatta ogni anno in materia di promozione. Per un piccolo editore partecipare alla Fiera del Salone di Torino a mio avviso ha poco senso, persino io che non manco mai come visitatore-lettore (e sono un lettore da trecento titoli l’anno) vado quasi sempre a cercare gli stand dei soliti editori: Guanda, Feltrinelli, Nord, Corbaccio… Le fiere e/o i festival del libro funzionano sia come vetrina che come mercato se si sceglie una manifestazione ad hoc, adatta al proprio catalogo e alle proprie possibilità. Come Giovane Holden partecipiamo alla Fiera del libro di Pisa.

Come vi ponete nei confronti dell’editoria a pagamento e del print-on-demand?
Per poter rispondere a questa domanda dovrei prima capire cosa si intende esattamente per editoria a pagamento. Per la mia esperienza, spesso è l’altro nome del book on demand, ovvero un servizio editoriale che risponde a una domanda precisa di mercato e che pertanto ha una sua ragione di esistere. Non sempre l’autore di un testo è interessato a una valutazione dello stesso, a ‘sottomettersi’ alle regole redazionali dell’editore, a sobbarcarsi un piano di promozione, ma preferisce decidere in proprio la filiera tipografica ivi compresa la tiratura e la vendita del suo testo, ammesso che questo sia destinato alla vendita – più spesso è destinato invece quale regalo ad amici e parenti. Anche come Giovane Holden abbiamo attivo questo servizio sotto marchio diverso (stampailmiolibro.it).
Il contratto di edizione è cosa diversa. Esso sottende sempre da parte di un editore la valutazione del manoscritto, un accurato lavoro di editing, impaginazione, correzione bozze, l’emissione di comunicati stampa, comunicati stampa marketing, organizzazione di incontri, realizzazione di piani di promozione personalizzati, distribuzione e così via. E se a fronte di questa macchina organizzativa l’editore chiede l’acquisto di qualche decina di copie del libro agli autori esordienti e/o a chi scrive ad esempio poesia, mi pare un’operazione del tutto ragionevole. Nonché molto diffusa. Dopo di che, si può parlare di editoria a pagamento nell’accezione che si ritiene più consona. Per quanto riguarda me io la identifico col book on demand e la vedo come un servizio editoriale nettamente distinto dall’editoria tradizionale.
Anche il print on demand è un servizio editoriale. Lo reputo non solo un interessante strumento gestionale ma una nuova frontiera per il mercato dei libri, soprattutto per quelli in esaurimento e di nicchia.
Tanto che si è diffuso anche tra le case editrici storiche, con tanti libri importanti ormai fuori catalogo. Grazie a ciò i lettori avranno veramente di che essere soddisfatti perché, senza ‘perdersi’ tra biblioteche, siti di compravendita e scambio online o bancarelle dell’usato, potranno entrare direttamente nel sito della casa editrice madre e, con pochi click, far rinascere il libro perduto (chissà, magari disponibile in duplice forma, cartacea o per e-Reader…).
A Londra, poi, è stata recentemente inaugurata la Espresso Book Machine, installata presso la libreria Blackwell di Charing Cross Road, che funziona come un distributore automatico, si sceglie il libro e in cinque minuti viene stampato e rilegato sul posto.

Ritenete che il passaparola informativo, tramite blog o siti d’opinione, possa influenzare il mercato librario? E la critica tradizionale?
Credo che il passaparola sia fondamentale. Spesso determina il successo di titoli e di autori che diversamente avrebbero poche o nessuna possibilità di emergere. Anche blog e siti di opinione possono diventare strumenti importanti, l’informazione sul web raggiunge e coinvolge un sempre crescente numero di persone. La critica tradizionale, intesa come recensioni su testate giornalistiche cartacee o radiotelevisive è utile soprattutto per l’immagine della casa editrice, per far conoscere il marchio. Tuttavia, la recensione isolata, l’apparizione singola in televisione, sposta di poco le vendite, a mio avviso.

Pubblico: quali caratteristiche deve avere il vostro lettore ideale?
Un lettore curioso, che non si accontenta facilmente.

Un aspirante scrittore può proporvi i propri manoscritti? Come deve fare? Sono graditi consigli!
Ogni aspirante scrittore può proporre il proprio manoscritto inviandolo, indifferentemente, in versione cartacea o elettronica alla redazione. Accettiamo solo testi completi, corredati di sinossi e/o presentazione e, preferibilmente, curriculum letterario dell’autore. Troppo spesso l’importanza di quest’ultimo viene sottovalutata. Un consiglio, quasi scontato, è quello di verificare che il proprio testo rientri nella linea editoriale della casa editrice. Consiglio anche di evitare invii generici a più case editrici: a ogni direttore editoriale – di cui bisogna almeno prendersi il disturbo di sapere come si chiama – piace pensare di essere scelto per quello che fa. Mi permetto anche un suggerimento: premesso che tutto è già stato scritto, l’originalità di un testo non sta tanto nell’argomento affrontato quanto nel modo in cui lo si fa. Per questo è da evitare una presentazione del tipo: “Sono la nuova Emily Dickinson”, “Sono il nuovo Ernest Hemingway,” e così via… Ma, sempre tenere a mente un’intervista rilasciata negli anni Ottanta dal tennista svedese Mats Wilander il quale al giornalista che gli chiedeva se gli faceva piacere essere il nuovo Bjorn Borg, rispose sereno sereno: “Io sono Mats Wilander numero uno”.

Avete un sassolino nella scarpa o un piccolo aneddoto da raccontarci circa la vostra casa editrice?
Una signora entra, libro sottobraccio, in una famosa libreria di Pisa. Mostra al commesso il libro e gli chiede se può averne due copie. Il commesso, assai scocciato, risponde che non ce l’ha. La signora, che ha attraversato mezza Pisa, non demorde e insiste: “Me li può ordinare? Se preferisce glieli pago in anticipo”.
L’altro mosso a compassione, dopo aver tentato di spacciare alla signora un titolo alternativo senza alcuna fortuna (viene solo a me in mente la pubblicità di un famoso detersivo?!), si pone a computer e digita compunto sui tasti per qualche minuto. Alla fine si volta verso la cliente e annuncia: “Mi spiace ma l’editore non esiste!” La cliente è perplessa. Abbassa lo sguardo sul libro che ha in mano, lo apre e mostra i riferimenti al commesso. Questi scuote la testa e insiste: “Le ho detto che non esiste”. Va bene, pensa la signora, aggiriamo il problema. “Mi può cercare il titolo?” A questo punto il commesso non ne può più: “Signora, le ho detto che l’editore non esiste quindi non esiste neppure il titolo!”
Lei, libro inesistente sottobraccio, decide di soprassedere, esce dalla libreria, entra in un caffè e si siede. Quindi afferra il cellulare e compone lo 0584963517. “Giovane Holden Edizioni, buongiorno.”
“Buongiorno, ce l’ha cinque minuti? Le vorrei raccontare di come ho saputo che Giovane Holden Edizioni non esiste…”

Qual è il vostro ultimo libro in uscita? Lo consigliereste perché…
Ne abbiamo molti in uscita e li consiglierei tutti perché tutti possiedono l’elemento indispensabile che fa di un testo un buon testo: hanno qualcosa di intelligente da raccontare e lo fanno senza offendere nessuno.

Volete preannunciarci qualche obiettivo per il vostro futuro?
Obiettivi per il futuro? Conquistare il mondo, naturalmente!, preferibilmente entro il 21 dicembre 2012, vedi mai…

Infine… è un dato di fatto che in Italia si legge sempre di meno. Concretamente, Giovane Holden Edizioni ha in essere iniziative volte a incentivare la lettura e se sì, quali?
Una recente indagine Istat ha evidenziato che circa il quaranta percento della popolazione italiana non ha letto neppure un libro nei dodici mesi precedenti l’intervista. I non lettori indicavano tra le motivazioni principali la mancanza di tempo libero, la troppa stanchezza dopo aver lavorato, studiato o svolto le faccende di casa.
Come Giovane Holden abbiamo ideato, tra gli altri, un progetto “Non leggi spesso?... Leggi sottile”. Chi non ha l’abitudine a leggere difficilmente si accosterà a un testo di quattrocento pagine. L’idea di fondo pertanto è che magari, la ‘fobia da libro spesso’ si possa curare con libricini ‘sottili’ da leggere… preferibilmente il più spesso possibile! Difficile infatti sostenere di non avere neppure dieci minuti di tempo per ‘sbirciare’ un libricino formato tascabile di venti paginette…
L’anno scorso abbiamo aderito alla campagna di sensibilizzazione alla lettura “Leggere giova gravemente alla salute” promossa dall’Associazione I soliti ignoti. La campagna, in collaborazione con alcune realtà istituzionali e commerciali, mette gratuitamente a disposizione dell’utente finale molti libri che diventano di sua proprietà – una sorta continua di ‘giornata del libro’.
Inoltre, in occasione del quinto compleanno abbiamo organizzato la prima mostra di libri appesi al muro come fossero quadri: “La cultura appesa a un filo”. Ciò ha consentito di avvicinare al pianeta libro molte persone che abitualmente non frequentano e/o frequentano poco librerie e biblioteche.


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Intervista a cura di Gloria M. Ghioni

Il sito della casa editrice: http://www.giovaneholden.it/

1 commenti:

Akribia

Però... l'obiettivo per il futuro mi pare di averlo già letto da qualche parte... Ah, ecco: http://www.criticaletteraria.org/2011/12/editori-in-ascolto-aisara-edizioni.html