venerdì 17 febbraio 2012

Imparare a dirsi addio: Concita De Gregorio, Così è la vita

Così è la vita
Imparare a dirsi addio
di Concita De Gregorio
Einaudi, Torino 2011

pp. 122
€ 14.50


Partendo dal più grande mistero della vita umana, la morte, Concita De Gregorio porta il lettore ad affrontare il tema del dolore come un grande occasione di rinascita. Questo perché il dolore più grande è la solitudine ed è per questo che «se non è condiviso diventa rabbia e disperazione». Viene così sfatato il luogo comune che di fronte al dolore «non ci sono parole. E invece ci sono eccome, hanno un'importanza enorme, ogni singola parola che ci è stata detta, anche quella smozzicata o solo intuita, ci ha aiutato tantissimo».
L'autrice, che rivela in questo libro la sua passione per la fiorente letteratura per bambini di questi ultimi anni, sostiene come di qualunque argomento si può parlare ai bambini, anche della la morte. Citando l'autore tedesco Wolf Erlbruch, la De Gregorio ricorda che egli «pensa che i bambini non siano affatto infantili, pensa che siano delle persone piccole. Crede che non esista il limite fra quello che si può raccontare e quello che no»Parlare della morte con tale poesia anche attraverso gli occhi dei bambini aiuta a superare tanti tabù delle nostre societa moderne, che cercano di rimuovere la sofferenza insita nella vita umana con un'immagine di falsa felicità legata solo al successo personale, al mito dell'eterna giovinezza che alla fine essendo così effimera in realtà crea solo realmente infelicità.
Ma in realtà anche quando si muore quello che resta in eterno sono l'intensità dei rapporti umani che abbiamo vissuto e che sono testimoniati da tutti quelli che sentono il bisogno di partecipare al funerale. Non a caso, nel prologo l'autrice esordisce dicendo proprio che «le cose migliori che mi sono successe negli ultimi tre anni sono state a un funerale», forse perché di fronte ad esso - mettendoci di fronte alla prospettiva di un termine della nostra vita - si scopre il vero senso della nostra esistenza.
Accompagnare un malato terminale nel suo ultimo viaggio viene raccontato da chi lo fa per mestiere come grande esperienza umana che arricchisce:
Ho sentito storie, ho visto ricchezze, ho conosciuto persone in questi ultimi due anni come mai mi era accaduto nei venti precedenti. Sono stato in contatto con un'umanita' meravigliosa nel momento piu' fragile e prezioso. Ho raccolto tesori e ne ho come ho potuto, ridistribuiti. Sono diventato quello che non sapevo di essere. Vivo con contentezza.

Lucia Salvati

1 commenti:

Mariella

Ho letto il libro da poco e l'ho trovato bellissimo, ha suscitato delle riflessioni molto interessanti, spero di ricordarmente quando i miei figli cresceranno un po'...