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Invito alla lettura: Vita dei campi

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Vita dei campi
di Giovanni Verga
Milano, Treves, 1880

Abbandono la pretesa di recensire una raccolta di novelle a cui sono stati dedicati inchiostro, carta, neuroni ben più esimi di quelli che ha a disposizione la sottoscritta. In compenso, porto con me una pretesa non inferiore: invitarvi alla lettura di quest'opera. E invitarvi con uno spirito ben diverso rispetto a quando la professoressa al liceo (so di alcune ardite che ci provavano anche alle medie inferiori!) allungava la lista di libri per l'estate. Vorrei convincervi ad avvicinarvi al Verga verista, giovane adulto (quarant'anni esatti), con la curiosità preziosa di chi si rimbocca le maniche ma sorride. Forse è un'utopia? Proviamo.

Prima di dirvi perchè leggerlo, qualche informazione è necessaria...
La raccolta è tutta scritta tra il 1878 e il 1880, anno della pubblicazione in rivista di molte novelle e poi in volume, presso il famosissimo editore milanese Treves. Fino a questo momento, Verga ha inserito solo una volta, nella novella lunga Nedda, l'ambiente siciliano, che in Vita dei campi è il protagonista indiscusso. Tutte le storie, infatti, sono perfettamente calate nella terra d'origine verghiana, che non è mero sfondo, ma alimenta le vicende stesse. Sono, del resto, gli anni in cui la Questione Meridionale è particolarmente viva, e le recentissime inchieste di Franchetti e Sonnino (negli stessi anni anni, 1877-'78) portano alla luce la realtà del Sud Italia, una realtà così diversa dal resto del Paese da suscitare interesse e anche curiosità da parte dei lettori.
Ormai, però, Verga abbandona quell'alone di patetismo ben ravvisabile in Nedda, cala il proprio narratore popolare, mai onniscente, in mezzo alle strade polverose e riarse della sua Sicilia e lascia che siano i personaggi a parlare, a presentarsi attraverso le loro azioni o i loro pensieri (ricordate l'uso del discorso indiretto libero), ad agire. In questo modo decade la tradizione del narratore onnisciente, che dall'alto presenta il personaggio e lo giudica. Qui a giudicare sono i compaesani, riuniti in un coro d'indefinita saggezza o superstizione popolare.
Lo stesso stile, rinunciando all'aura di letterarietà che ancora troviamo nei primi romanzi verghiani (si pensi a Tigre reale, Eva, Eros ad esempio), si adatta al soggetto, ovvero adotta modi di dire, proverbi, soprannomi, nonché strutture sintattiche tipiche del parlato locale (molto spesso i "che" hanno la stessa funzione polivalente del "ca" siciliano).

Propongo qui le novelle, nell'ordine dell'edizione del 1880 (nelle successive edizioni del 1882 e del 1897 l'ordine risulta variato):
Fantasticheria
Jeli il pastore
Rosso Malpelo
Cavalleria Rusticana
La Lupa
L'amante di Gramigna
Guerra di Santi
Pentolaccia

Ora vi state certamente dicendo: ah, ecco, tutto chiaro! Bene, ora che avete trovato qualche titolo noto, e forse state già scuotendo la testa, aggiungerò qualche motivo per leggere questa raccolta. Innanzitutto, lo scrupolo documentario di Verga, che s'è basato su dati etnografici, ricerche, statistiche ecc., benché filtrato poi dall'immaginazione letteraria, offre uno spaccato davvero encomiabile della società meridionale ottocentesca. In secondo luogo, i temi proposti non hanno epoca, nè limite, a cominciare dall'amore-passione, preponderante su tutti gli altri, protagonista di almeno quattro novelle e componente delle altre. Solitamente, la situazione è quella ben nota del triangolo amoroso, in cui la coppia è minacciata dall'arrivo di una terza persona. Il trasgressore, in ogni caso, risulta sempre punito.
Un altro tema, non meno rilevante, è il motivo economico che muove la scelta del pretendente da parte delle donne, ad esempio; sempre, comunque, si contrappone a quell'ideale dell'ostrica che Verga presenta, ovvero l'ideale di un mondo di valori raccolti e tradizionali, legati al paese d'origine che li conserva come in una conchiglia.
Infine, molti personaggi vengono tacciati come 'diversi', e quindi esclusi: è stata qui rilevata una nota autobiografica in tutti gli outsider.
Come potete facilmente capire dai temi, niente è datato o superato: tutto torna, compresa la miseria che in queste pagine trasuda tanta fermezza morale quanta disperazione, trasgressione, vitalità, e coraggio...

Gloria M. Ghioni