venerdì 26 gennaio 2007

La vita e l'amore in vendita


"Il Mercante di Venezia"
di W. Shakespeare
Universale Economica Feltrinelli
Milano, 1992 (ristampa luglio 2006)

Traduzione e cura di A. Lombardo
Testo originale a fronte
pag. 195 € 6.00

"Hath not a Jew eyes?". Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase, ormai entrata nel patrimonio comune di citazioni shakespeariane? Quando la pronuncia, Shylock, mercante ebreo, personaggio problematico del dramma, rivendica il diritto d'uguaglianza tra gli uomini e soprattutto sottolinea il suo diritto di vendetta: come i cristiani hanno sputato sul suo mantello e l'hanno disprezzato, ora tocca a Shylock avere la propria vendetta. E la vendetta è crudele: una libbra di carne tagliata vicino al cuore del vero eroe morale dell'intera opera, il mercante Antonio, che s'era indebitato per amicizia (o amore?) dell'amico Bassanio, uno squattrinato gentleman innamorato della bella Portia, signora di un luogo utopico quale Belmonte.

Come è possibile intravedere dal semplice accenno che qui ho riportato, tematiche diverse s'intrecciano, portando in scena ora Venezia - città economica, fortemente violenta -, ora Belmonte - luogo favolistico, ancora portatore del feudalesimo, dove la bella Portia è in palio come premio per il vincitore di una lottery di cui parleremo dopo -. In realtà, le scene non sono separate quanto sembra: al contrario, a cominciare da scelte stilistiche e da invasioni di personaggi ora di Belmonte in Venezia e viceversa, i due mondi sono realtà complementari e, per alcuni tratti, sovrapponibili: la stessa mentalità economica entra in via metaforica nel paradiso di Belmonte ,che ne risulta intaccato.

Se dovessimo applicare un'etichetta a quest'opera, per molti anni è stata chiamata semplicemente "commedia", ma non occorre specificare che l'equazione denaro-vita (la vediamo nella penale come libbra di carne) porta in scena momenti dove il rischio di una morte sul palcoscenico è veramente alto. Anche l'amore, tema per molti anni interpretato serenamente, nell'ultimo atto è reso incerto da una serie di citazioni letterarie d'amori infelici. Dunque, nulla è lieve come si richiede a una commedia. Al contrario, non sembra eccessivo ritenere che il Mercante di Venezia, composto tra il 1596 e il 1598, già annunci la produzione tragicomica dell'ultimo Shakespeare, dove il teatro diventa momento per divertirsi ma, anche, per riflettere.

Gloria M. Ghioni

PS- per i più appassionati lettori consiglio la bella edizione critica della casa editrice Arden, un unico appunto: non c'è traduizione!

PPS - considerando questo un invito alla lettura, non mi sono dilungata in saggi critici che avrebbero meritato di essere trattati. Mi scuso, di conseguenza, con Shakespeare e con i critici che vi hanno lavorato (ringrazio Melchiori, Restivo, Sarpieri, Bloom tra gli altri)

lunedì 15 gennaio 2007

Sguardo sul Medioevo eretico


"Eretici ed eresie medievali"
di Grado Giovanni Merlo
Il Mulino, 1989 Bologna

pag. 148
€ 10,50


Scegliere di percorrere la via delle eresie in un periodo tanto contrastato quanto il Medioevo è, certamente, una difficile battaglia. Innanzitutto contro le fonti, spesso contrastive, perché alcune troppo romanzate, altre corrotte dal tempo, altre corrotte invece da una volontà di demonizzare figure carismatiche, considerate motivo di dannazione collettiva.
Il rischio di cadere nel semplicistico o nell'arido è, ovviamente, particolarmente alto, se non ci fosse la garanzia di Grado Giovanni Merlo, esimio insegnante di Storia della chiesa medievale e dei movimenti ereticali presso la Statale di Milano. Diciamo, quindi, (concedetemi l'espressione sportiva che ben si adatta), che giochiamo in casa.

E per fortuna, dal momento che l'opera avrebbe potuto essere colossale, ma l'autore ha deciso di farne poco più di un libretto: si tratta di centocinquanta pagine. Riduttivo, potreste obiettare. Certamente non lo si può ritenere "completo", né particolarmente complesso, ma desidero discolparlo dai possibili pregiudizi, definendolo un trampolino di lancio (altra espressione sportiva, non riesco a risparmiarle), da cui partire per uno studio più approfondito.

O, se volete, possiamo utilizzare il mondo gastronomico per vedervi un buon assaggio di tanti sapori tipici che, nel Medioevo, hanno condizionato la vita di piccoli borghi, città e regioni, allargandosi verso quei fenomeni tanto pericolori per la Chiesa ufficiale, da destare preoccupazione e talvolta vere e proprie campagne punitive, fino ad arrivare alla fantomatica Crociata contro gli albigesi che tutti quanti abbiamo studiato.

Purtroppo, l'agilità del saggio non ha permesso di andare molto oltre il semplice sguardo d'insieme: non ci sono quegli aneddoti locali, eventi tramandati che, anche se forse contaminati dalla leggenda, avrei gradito leggere, per interesse all'ambiente sociale e ai responsi delle singole comunità.

Consiglio, tuttavia, la lettura dell'opera innanzitutto per un ripasso storico e, in modo periferico, per chi desidera avvicinarsi al "Nome della rosa" di Eco: per una fatalità mi sono trovata a leggerli contemporaneamente e l'opera di Merlo, senza volerne - l'autore mi perdoni - ridurre la pregnanza, s'è offerta come una splendida guida esplicativa.

Gloria M. Ghioni

mercoledì 10 gennaio 2007

E le altre sere verrai?


E le altre sere verrai?
di Philippe Besson
Guanda, 2006

La narrazione statica e introspettiva di Besson attrae dalla prima riga, in parte forse per la situazione realistica che arriva a descrivere: una scrittrice di commedie abitudinaria, una sera come un'altra, si trova al bancone del solito bar, a disquisire con il barista in attesa del suo Martini. Sempre, ogni sera. Ogni sera, barista e Martini. Stasera però lei attende il suo nuovo compagno, e non certo il suo ex fidanzato col quale aveva trascorso cinque anni della sua vita.
La conversazione inizia lentamente, in modo circospetto e Besson intervalla le rare battute che occupano l'intero svolgimento della vicenda con i pensieri dei personaggi, resi mirabilmente attraverso l'uso frequente di discorso indiretto libero. Così, già prima della metà, i personaggi sono tanto vividi da apparire conosciuti e sfido chiunque affermi di non essersi mai immedesimato in uno dei protagonisti: la situazione, sebbene sia determinata da nomi, luoghi e date, racchiude l'universalità delle relazioni amorose, dall'inizio idilliaco alla fine sofferta.
Mentre i personaggi si studiano, sembra sempre che entrambi sospendano un non-detto che racchiude l'insieme di domande che vorrebbero porsi, ma attendono, perché la separazione li ha fatti soffrire. Non invano, però, dal momento che il barista rivede in loro la stessa coppia che qualche anno prima sedeva allo stesso tavolo, ogni sera.
E' incredibile e alquanto curioso pensare che fu proprio questo quadro di Hopper che sta in copertina ad aver ispirato Besson per la nascita del romanzo: "E mi è venuta una voglia incontrollabile di raccontare la storia della donna con l'abito rosso, e dei tre uomini attorno a lei, e di Cape Cod", disse. Personalmente trovo che la narrazione veloce e sperimentale di Besson abbia in ogni piccola e corta frase la consapevolezza di chi davvero è padrone delle parole e sa, senza esibirsi in inutili intellettualismi, che un pensiero semplice ben espresso può restare impresso nella memoria, per sempre.

GMG

sabato 6 gennaio 2007

L'enigmatico erotismo di Mario Soldati



Le lettere da Capri
di Mario Soldati
Oscar Mondadori, Milano 2005

1^ edizione: 1954
pagg. 277 €7,40


L'amore per Soldati non è mai stato svincolato da problematiche psicologiche, in cui affonda la sua penna, vivida e vivace. In quest'opera, dove si legge la maturità piena dell'autore, l'inizio potrebbe sembrare banale, per non dire scontato: Harry, studioso d'arte americano, lascia la moglie in America per poter vivere con una prostituta, Dorothea, di cui s'è invaghito. Questa, tuttavia, è solo la superficie della storia reale, superficie che si offre agli occhi dell'io-narrante, ben identificabile con lo stesso autore.

In seguito, attraverso la tecnica narrativa di affidare a un manoscritto, bozza per una sceneggiatura, le parole di Harry, scopriamo gli innumerevoli flashbacks in cui si dipana una storia ambigua ed intricata. L'io-narrante Mario Soldati si limita a sparire dietro la cortina della sceneggiatura, lasciando a Harry la parola, per ricomparire solo alla fine del romanzo.
Il vero nucleo narrativo, dunque, è costituito da questa confessione disillusa, sincera, in cui si scopre che al tradimento di Harry corrisponde il tradimento della moglie Jane, ma entrambi non hanno il coraggio di lasciarsi, e le menzogne s'accavallano... Fino alle lettere da Capri, rivelatrici dell'intera ed intricata storia d'amore che porterà Harry, smanioso per Dorothea, a sovrapporsi alla moglie Jane, innamorata di un italiano conosciuto in guerra, Aldo.

Cos'è l'amore? Cosa l'affetto? E cosa il desiderio? A queste domande, l'autore risponde indirettamente, attraverso i lunghi monologhi dei personaggi, sempre in grado di riflettere su se stessi con una veridicità quasi dolorosa: sia Harry che Jane, ad esempio, sanno di essere in preda alla follia passionale rispettivamente per Dorothea e per Aldo, ma non sono in grado di fuggire l'irrazionalità del sentimento.

Viene spontaneo, quindi, domandarsi se questi personaggi sono, tutto sommato, degli inetti: no di certo in senso sveviano, né dannunziano. Diciamo che di certo vi è una componente, dal momento che sono attori e spettatori del loro stesso rovello interiore, ma sono troppo lucidi, e troppo lucido è anche il finale, per permettere un'etichettatura. Piuttosto, tenderei a leggere in Jane e in Harry una visione amara dell'amore e dei legami sentimentali: se sono accecati dalla passione, sono ugualmente destinati a fallire; altrimenti, è la noia del quotidiano.

Anathea