sabato 24 giugno 2006

Un libro molesto, ben oltre il suo titolo


"L'amore molesto"
di Elena Ferrante
Roma, Ed. I super E/O, 1999
pagg. 171 9,50


Un libro molesto. Innanzitutto, per la trama: si comincia con l'apparente suicidio di una donna, e la figlia si reca nella sua città d'origine, Spaccavento, per il funerale e per far luce sulla morte inspiegabile della madre. Fino a qui, nulla di nuovo, se non fosse che tutto il libro è percorso da una forte passività della protagonista, come se fosse perenne vittima delle situazioni - si veda, a tal proposito, la scena di sesso inconcluso a metà del libro - e non riuscisse a reagire. Quel che si dice, nel parlato, "mettersi sempre nei guai".Si potrebbe obiettare, a questo punto, che il suo carattere lascia già presagire la verità su cui far luce: un passato torbido, tormentato e crudele, dove la violenza è la normalità e l'oblio resta unica chance per rifarsi una vita. O almeno per provarci. Su questo, concordo. Tuttavia, l'atmosfera cupa e angosciante non permette al lettore di immedesimarsi, né i continui salti temporali (si procede per flashback confusi al presente) consentono di penetrare a fondo la vicenda. Per quanto riguarda lo stile, nulla da criticare. Nell'insieme, solo l'ansia di un mondo ansiogeno e drammatico, senza via di scampo. Nemmeno alla fine, nemmeno dopo aver rivelato la verità.

Anathea