lunedì 28 novembre 2005

Le parole portate da Vecchioni


"Le parole non le portano le cicogne"
di Roberto Vecchioni
prima ed. 2000, EinaudiII edizione, 2005, Torino, Einaudi
Pagg. 196 più nota finale dell'autore
€9.80

Tutti, almeno una volta, si sono domandati da dove vengono le parole, chi le ha create, come sono arrivate fino a oggi, morendo o nascendo, senza tregua. La protagonista, Vera, se lo chiede la prima volta quando incontra un vecchio linguista, Otto November, un personaggio pieno di saggezza, di critica, ma soprattutto di amore per la parola:"GLI UOMINI SONO COME LE PAROLE: CIASCUNA DI ESSE HA UN SUO SENSO. MA LE PAROLE NON STANNO DA SOLE, si uniscono tra loro e prendono un nuovo significato a seconda della frase in cui vanno a finire".La personalità strana di Otto avvince Vera, studentessa liceale senza particolari fronzoli per la testa, ma quanto mai legata alla sua realtà giovanile. Dopo le prime resistenze, Vera si dedica a questa amicizia con tutta se stessa, attorniata da amici com'è, ma, purtroppo, lontana dal mondo famigliare, per via di una madre assente e di un padre musicista, emigrato anni prima. Il libro è racconto della stessa Vera che, ormai insegnante universitaria, si trova a ripercorrere le sue scelte e la sua formazione, entrambe particolarmente legate alla figura di Otto.Molto delicate e profonde sono le riflessioni sulla vita, sull'amore, ben lontane dalla banalità. Vecchioni, ancora una volta, senza particolare fatica, affianca il gergo giovanile alle parole di un vecchio professore, che riesce a far assaporare tutta la sua passione per la linguistica e ad appassionare anche i lettori più lontani da quest'universo. Infatti, il libro è di facile comprensione - ma non semplicistico, attenzione! -, e Vecchioni correda il tutto con una pratica e curiosa nota d'autore finale, dove sono riportate le fonti di alcune citazioni e, soprattutto, un'apologia per la scelta di alcune teorie riportate nel libro. Scorrevole e pieno di buoni spunti di riflessione, il libro è consigliabile per tutti coloro che vogliono sfiorare la storia di una vita, gustandone il sapore delle parole.

lunedì 14 novembre 2005

Viaggiando con De Carlo


"Giro di vento"
di Andrea De Carlo
2004, 2005 prima ediz. per Bompiani, Libri Oro

pagg. 318
€ 6,00

Giro di vento è un luogo, disperso sugli appennini umbri, ma è anche una dimensione mentale, un viaggio che De Carlo propone ai suoi cinque protagonisti. I cinque, quattro amici e il venditore immobiliare, partono da una grigia giornata milanese per andare a visionare i rustici umbri che vogliono acquistare e restaurare per le loro vacanze. Inaspettatamente, si perdono in una zona d'ombra: niente cellulari, la macchina in un fosso, nessun servizio. Approdano così dove abita una comunità autosufficiente che si sostenta da ben dieci anni, occupando abusivamente i rustici che si scopriranno essere proprio quelli dei milanesi.
La tensione è alle stelle, i dialoghi sono preponderanti ed è attraverso questi che avviene lo scontro con la gente del posto, strana ma quasi onniscente. Si discutono le decisioni diverse di vita e da questo clima così lontano dalla tecnologia e dalla meccanizzazione avvengono alcune scoperte interiori. De Carlo non trascura nessun aspetto della nostra società: c'è la coppia sposata in crisi (Enrico-Luisa), la showgirl egoista (Margherita), l'uomo d'affari nato dal nulla (il venditore, Alessio), il divorziato sportivo dal cuore d'oro (Arturo). Tutto, parte come una breve avventura da gita fuoriporta, come era accaduto anche in Treno di panna, i quattro amici sembrano essere in armonia tra loro, ma un contatto a tu per tu per un paio di giorni - ben dilatati da una sequela di azioni - mette in crisi l'equilibrio del gruppo. Così, anche l'amicizia si rivela essere logorata dal tempo, solo abitudine data da tanti anni di mala sopportazione.

La lettura è assolutamente spedita, leggera, da viaggio in treno, direi, e sembra in alcuni tratti riprendere storie alla Salvatores per quanto riguarda il gruppo d'amici, in auto, verso una zona non ben definita. Allo stesso modo, il viaggio si carica di un'esperienza utilissima per i protagonisti; più che di crescita bisogna parlare di pura e vera presa di coscienza. Come dovremmo avere tutti, prima o poi.

martedì 8 novembre 2005

Sotto le stelle di un oceano dimenticato con Vassalli


Stella avvelenata
di Sebastiano Vassalli
Einaudi Tascabili, Torino, 2003

pagg.238 € 10.00

Quando Vassalli decise di recuperare le memorie di Leonardo Sacco, chierico quattrocentesco, nato nel Monferrato, senz'altro vide nel suo percorso una parabola di vita che senz'altro anche ai giorni nostri sarebbe stata intesa. Anzi, a maggior ragione ai giorni nostri. La storia, infatti, è il tracciato di formazione del giovane Leonardo che, derubato sulla via per Parigi, dove intendeva incontrare alcuni studiosi, decide di abbandonare la carriera ecclesiastica - intrapresa per volere familiare - e di darsi all'avventura. 
Senza soldi e senza meta, accetta l'offerta di imbarcarsi con un gruppo di predicatori, considerati eretici, alla volta della famigerata Atlantide. Ad attendere il gruppo di uomini - tutti ben caratterizzati nel diario di bordo redatto da Leonardo - ci sono tempeste, naufragi, paesaggi inabitabili e grandi prove di coraggio da superare. Soprattutto, però, ci sarà lo sbarco nella fantastica isola d'Atlantide che altro non è che l'America, allora (1441) ancora inesplorata. Qui, avviene anche la conoscenza delle tribù locali, i 'protouomini', come scrive Leonardo.
Tuttavia, niente realizza le aspettative: ci saranno un colpo di scena che riguarda la vita privata di Leonardo, lutti e terribili oscenità che porteranno i superstiti a prendere una decisione amara.

La prosa è ben scritta, accurata come un grande autore quale Vassalli lascia pregustare al lettore, a cominciare dal titolo, decisamente appropriato, alla luce del finale del libro. Qua e là ci sono immagini crudeli, inaccettabili per la mente umana, come atti di cannibalismo o di battaglia particolarmente violenti. Buona anche la citazione di brani tratti direttamente (così dice Vassalli) dal diario di Leonardo che, purtroppo, è giunto a noi nella trascrizione di un suo successore, il quale ha operato tagli e rifiniture del tutto personali.
Vassalli, come già nella Chimera, non abbandona mai il lettore alla storia, ma veglia sulla narrazione, come un Manzoni contemporaneo.La lettura risulta gradevole, interessante per noi abituati ai ritmi frenetici dei viaggi attuali e completamente ignari dei tempi di una traversata sull'oceano.

Gloria M. Ghioni

martedì 1 novembre 2005

Emozioni e sensazioni epidermiche


"Scritto sul corpo"
di Jeanette Winterson
1992, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori

prezzo: 8,40 €
pagg. 202

"La passione non conosce le buone maniere. Le dita di lei colpivano nel segno. Mi avrebbe voluto legare a sé con delle corde, stringere a sé senza che ci potessimo muovere, se non corpo su corpo, e non sentendo altro che il reciproco sentirsi. Ci avrebbe privato di ogni senso, tranne che del tatto e dell'olfatto. In un mondo cieco, sordo e muto avremmo potuto soddisfare la nostra passione all'infinito. La fine sarebbe stata un nuovo inizio. Solo lei, solo io. Era gelosa, ma lo ero anch'io. Era animalesca nell'amore, ma lo ero anch'io. Eravamo tanto pazienti da contarci i capelli in testa, troppo impazienti di spogliarci. Non c'era un vincitore, le nostre ferite si equivalevano." (pagg. 172-173)
Quando Jeanette Winterson intraprese questo veloce e scattante libretto, presumo che sentisse una grande urgenza di scrittura. Mai frettolosa, mai esageratamente scarna, ma in grado di scalfire chiunque, anche il cuore più fermo, anche l'anima meno portata all'amore. La voce narrante, attraverso un iter in cui si narrano le precedenti esperienze amorose e carnali, svela il suo mondo. Un mondo pieno di insoddisfazioni, alla continua ricerca di un amore che, il più delle volte, si lascia smontare dalla quotidianità. Sembra una maledizione infinita, questa: in ogni relazione, un baco che si infiltra e cancella i sentimenti. Fino alla conoscenza di Louise, donna sposata e contrastata, donna che si inserisce sottopelle senza domandare nulla. Senza chiedere permessi.
Dicesti: "Me ne vado via da lui perché il mio amore per te fa di ogni altra vita una menzogna".Ho nascosto queste parole nella fodera del cappotto. Le tiro fuori come fa un ladro di gioielli quando nessuno lo vede. Non sono sbiadite. Niente di te è sbiadito. Sei ancora del colore del mio sangue. Sei il mio sangue. Quando mi guardo allo specchio, non è la mia faccia quella che vedo. Il tuo corpo è raddoppiato. Una volta sei tu e una volta io. Chi è chi? pag. 102
L'amore per Louise cancella le remore verso i sentimenti e i preconcetti, fino a una terribile scoperta: dopo sei mesi di convivenza, l'ex marito della donna spiega all'io-narrante che la donna ha una particolare forma mortale di leucemia. Una terribile realtà, ma resta una possibilità: lasciare Louise alle cure dell'ex-marito, famoso ricercatore. L'unico modo è quindi sparire. Così decide l'io-narrante, straziato dal dolore della perdita, che lo porterà a tuffare la propria disperazione su libri di medicina per capire cosa stia accadendo a Louise. Sono questi i capitoli raggruppati sotto la sezione "Le cellule, i tessuti, i sistemi e le cavità del corpo": dopo una breve introduzione dei libri medici, la testa vaga a Louise e al suo corpo. Senza morbosità, tutto il viaggio nella fisiologia dell'amata è permeata di sentimento materico, vivo e quasi tangibile.
E sarà proprio questo percorso a portare la protagonista a capire un errore drammatico, quello di aver abbandonato Louise e di essere stata ingannata. Forse il suo bene non era lasciarla al marito. Forse lei è già morta e... Un dolore dilaniante subentra al ricordo.

Nelle tante recensioni uscite sul web, il primo elemento messo in risalto è l'ambiguità di sesso del narratore: infatti mai si scopre se uomo o donna. Personalmente, non trovo che sia questa la caratteristica più rilevante, perché in qualunque caso ci sono riferimenti a storie omosessuali, passate, che confondono il lettore. Invece, punterei l'attenzione sulla vividezza delle immagini, sui pensieri metaforici e spesso metonimici, di grande finezza. Queste caratteristiche, spesso contrastano con termini crudi del gergo che, tuttavia, contribuiscono al realismo, per un libro che, in caso contrario, sarebbe stato estremamente in bilico tra le nuvole del sogno.

Gloria M. Ghioni