sabato 15 ottobre 2005

Alla fine il silenzio di D. Gambetta


"Il silenzio che viene alla fine"
di Deborah Gambetta
2005, Einaudi Editore (stilelibero . big)

pagg. 224
€13,80

"A volte, credo di dimenticarlo il tuo nome. Non lo ricordo, ecco. Credo di ricordarlo e poi non lo ricordo più. Il tuo nome diventa tutti gli altri nomi, distillati tutti insieme in un unico suono bianco"pag. 73
"L'assenza muove la mia vita. Sono un corpo dimezzato, un'anima senza contorni. Non ci sono pareti da toccare, dentro di me"pag.186

Immobilità e calore aprono le riflessioni della protagonista e quest'atmosfera afosa dominerà tutto il silenzio del libro. Infatti, il titolo non è stato scelto senza motivo: di pagina in pagina, attraverso lo sguardo disilluso dell'io-narrante (che coincide con l'io-narrato) si intravede una campagna assolata, una casa vuota e bianca, tanto da rilucere e fare male alla vista. In questo tempo, non resta che dormire e cercare di svegliare il meno possibile i ricordi drammatici e violenti che si legano alla giovanissima vita di questa protagonista, divisa tra un amore non corrisposto verso i genitori e una verità terribile che cambierà la sua vita e la lascerà in questo torpore interiore. I comportamenti autodistruttivi della ragazza la segneranno per sempre, esteriormente (il suo corpo coperto da cicatrici), ma soprattutto interiormente, portandola a riallacciare una storia d'amore inesistente. Sarà proprio una serie di lettere, spesso sbocconcellate, spesso minime come un paio di frasi o sensazioni, a formare l'intera opera. Sono pensieri per un amante lontano, che un giorno ha detto 'basta' davanti alle mille incomprensioni e alle stranezze di lei. Per tutto il romanzo, sono rintracciabili ottimi stralci descrittivi, belle sensazioni, specialmente quelle collegate all'amore:
"Ho riso anch'io, per un istante la vita si è messa in mezzo e ha dato movimento. Ma guardavo te, volevo le tue parole e le parole dietro le parole."pag. 38
"Il tuo nome spicca in mezzo agli altri come un fiore giallo, una chiazza di sangue.L'oggetto della mail dice: non ti ho dimenticata.Sposto il cursore del mouse su vecchi messaggi di altre persone. Li evidenzio, li rileggo.Prendo tempo.So che stai tornando. Lo so prima di sapere. "pag. 59
Come è evidente già da questi pochi esempi, la scrittura di Deborah è veloce come quella di una autrice giovane (è nata solo nel 1970), ma estremamente consapevole. Nei numerosi spazi bianchi, nelle frasi scarne, asindetiche, addirittura monche, c'è l'incisività di una lama che taglia le obiezioni del lettore e si infiltra nel cuore. Con il suo silenzio. Nonostante il disfattismo della protagonista e la passività che mostra nei confronti della vita, il libro esprime necessità di amore e di istanti da rivivere. Nel silenzio della fine.

Gloria M. Ghioni